Coronavirus a Hong Kong: a rischio le elezioni e il successo democratico

Pubblicato il 29 luglio 2020 alle 16:58 in Cina Hong Kong

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Hong Kong ha registrato 118 nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore, assistendo così all’ottavo giorno consecutivo in cui le infezioni giornaliere superano l’ordine delle centinaia. L’isola ha finora totalizzato 3003 contagi e 24 vittime. L’esecutivo ha allertato la popolazione sulla possibilità di una nuova ondata di casi e ha adottato nuove misure di contenimento,alle quali potrebbe aggiungersi la posticipazione delle elezioni del prossimo 6 settembre. 

Secondo una notizia diffusa il 29 luglio dalla Televisione radiofonica Hong Kong e riportata dal New York Times, la regione amministrativa speciale di Hong Kong potrebbe posticipare le elezioni del Consiglio Legislativo del prossimo 6 settembre proprio a causa di una rapida ripresa dei contagi da coronavirus nell’isola. L’ipotesi è stata da subito criticata dal noto attivista pro-democrazia, Joshua Wong, il quale, in un Tweet, ha affermato che utilizzare la pandemia come scusa per ritardare le elezioni è “decisamente una bugia”. Tuttavia, la legge dell’isola non solo consente la posticipazione delle elezioni di 14 giorni nel caso in cui il voto sia messo a rischio da attività di protesta o opposizione, ma garantisce anche al suo governo ampi poteri in caso di emergenze o pericolo pubblico.

La posticipazione delle elezioni potrebbe assestare un duro colpo ai partiti pro-democrazia che hanno deciso di fare fronte comune e presentare un cerchio ristretto di candidati, individuati durante le primarie ufficiose organizzate gli scorsi 11 e 12 luglio. La speranza dei partiti democratici è quella di poter ottenere le cosiddette “35+” sedute, delle 70 disponibili nel Consiglio legislativo. 

Durante le primarie, hanno espresso la propria preferenza oltre 610.000 persone, superando le aspettative degli organizzatori che speravano in almeno 170.000 presenze, ossia il 10% del loro elettorato, facendoli ben augurare per il prossimo 6 settembre. Alle elezioni locali dello scorso 24 novembre, il fronte pro-democrazia aveva ottenuto 1,7 milioni di voti dei 2,94 milioni di votanti, garantendosi 278 dei 344 seggi nel consiglio distrettuale.

Le elezioni del prossimo 6 settembre, saranno la prima espressione del volere popolare dall’imposizione della legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, imposta da Pechino, lo scorso 30 giugno. Con tale legge sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, tale legge infrangerebbe il principio “un Paese, due sistemi”, erodendo l’autonomia e le libertà di Hong Kong.

In seguito all’approvazione della legge, una prima minaccia della sua applicazione contro gli esponenti del movimento pro-democrazia era giunta il 13 luglio, quando la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, aveva affermato che le primarie democratiche potrebbero aver violato la legge sulla sicurezza nazionale, classificandosi come azione sovversiva. A sua detta, lo scopo delle “35+” sedute sarebbe quello di resistere ad ogni politica e iniziativa del governo di Hong Kong.   Il meccanismo delle primarie inoltre non è previsto dalla legge elettorale dell’isola e, a detta della sua governatrice, la loro organizzazione avrebbe promosso ingiustizia. Per tali ragioni, il suo governo avvierà un’indagine e, se necessario, adotterà le azioni necessarie a punire i responsabili.

Negli ultimi quattro anni, le autorità dell’isola hanno impedito a 18 rappresentanti democratici di candidarsi alle elezioni locali e, nel 2016, altri sei esponenti del movimento non hanno potuto presentarsi a quelle per il Consiglio legislativo.

 Al momento, a livello globale, sono stati 68 i Paesi e i territori che hanno rimandato le elezioni a causa del coronavirus, mentre altri 49 avrebbero comunque deciso di procedere con le votazioni. Tra questi c’è stato l’altro polo finanziario asiatico, Singapore. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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