Yemen, crisi del Sud: il governo e i secessionisti vicini a un accordo

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 13:56 in Arabia Saudita Yemen

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Fonti politiche yemenite hanno riferito che i negoziati tra il governo e i gruppi separatisti del Sud, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), hanno assistito a sviluppi significativi.

In particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab il 28 luglio, governo e STC potrebbero presto annunciare le nuove misure concordate, relative perlopiù a quanto già stabilito con il cosiddetto accordo di Riad del 5 novembre scorso. I colloqui, svoltisi sotto l’egida dell’Arabia Saudita, sono giunti a circa due settimane di distanza dal cessate il fuoco proclamato nei territori yemeniti meridionali, e, nello specifico, nel governatorato di Abyan, il 22 giugno, dove attualmente sono presenti rappresentanti sauditi volti a monitorare il rispetto della tregua. Le tensioni nei territori meridionali yemeniti si sono acuite il 26 aprile scorso, quando il Consiglio di Transizione Meridionale, appoggiato dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), ha annunciato di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree.

L’accordo tra il governo centrale e le forze separatiste include clausole relative non solo all’ambito governativo e politico ma anche militare, economico e in materia di sicurezza. Nello specifico, il patto prevede la formazione di un nuovo governo, composto da non più di 24 ministri, di cui 12 per il Nord e altri 12 per il Sud. In tal modo, le forze separatiste parteciperanno a qualsiasi processo negoziale volto a porre fine al conflitto contro i ribelli Houthi.

Stando a quanto riportato da fonti di al-Arab, il nuovo esecutivo vedrà la partecipazione di rappresentanti del Consiglio di Transizione Meridionale in almeno sei Ministeri, sui dodici assegnati al Sud. Gli altri sei portafogli ministeriali andranno alle restanti componenti politiche yemenite, ma il STC avrà il diritto di approvare o meno le personalità che verranno nominate alla guida degli altri Ministeri. Inoltre, hanno rivelato le fonti, le clausole relative all’ambito politico verranno attuate prima degli accordi militari, sebbene, secondo alcuni analisti, sia proprio questo l’ambito oggetto di maggiori discordie. Inoltre, è stato specificato, ancor prima della formazione della squadra governativa, verranno nominati il governatore di Aden e il capo della polizia, i quali verranno scelti all’interno del Consiglio di Transizione Meridionale.

Già il 21 luglio, al-Jazeera aveva riferito che l’Arabia Saudita aveva proposto alle parti impegnate nelle negoziazioni un nuovo accordo, l’accordo “di Ritz”, il quale prevedeva le medesime clausole “politiche” del patto del 5 novembre, ma apportava cambiamenti alle altre di tipo militare. Tuttavia, secondo il vicepresidente della Camera dei rappresentanti yemenita, Abdul Aziz Jabbari, senza un pieno consenso sulle clausole in materia militare e di sicurezza sarebbe stato difficile risolvere definitivamente le diverse problematiche.

Al-Arab ha poi messo in luce come l’accordo di Riad sia stato ostacolato dalla cosiddetta “corrente di Doha”, un movimento politico yemenita filo-qatariota, affiliato alla Fratellanza Musulmana. Tra i suoi obiettivi vi è favorire la creazione un asse turco-qatariota in grado di opporsi alla coalizione a guida saudita. In tale quadro, fonti avevano precedentemente rivelato che, non appena l’accordo di Riad sarà ufficialmente attuato, saranno diversi gli esponenti del suddetto movimento a recarsi a Doha o ad Ankara per provare a formare un nuovo blocco politico “anti-legittimità”, ovvero opposto alla coalizione saudita-emiratina, ma che vedrebbe il supporto della Turchia, del Qatar e della Fratellanza Musulmana.

 Di fronte a tale scenario, il rischio è che una maggiore influenza dell’alleanza Turchia – Iran – Qatar potrebbe minare gli sforzi compiuti dalla coalizione a guida saudita. Quest’ultima è intervenuta nel conflitto yemenita a sostegno del governo legittimo yemenita e del presidente Rabbo Mansour Hadi, il 26 marzo 2015 ed è composta da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Il Qatar era anch’esso un membro di tale alleanza, ma si è progressivamente allontanato a seguito del blocco imposto il 5 giugno 2017.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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