Siria: bombardamenti e tensioni da Nord a Sud

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 12:17 in Medio Oriente Siria

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Le forze del regime siriano, affiliate al presidente Bashar al-Assad, hanno colpito il governatorato Nord-occidentale di Idlib con decine di missili. Parallelamente, a Daraa, nel Sud della Siria, attacchi da parte di gruppi sconosciuti hanno provocato vittime anche tra le forze governative ed i propri alleati.

Entrambe le notizie sono state riportate dal quotidiano al-Araby al-Jadeed il 27 luglio. In particolare, le forze di Assad, coadiuvate da Mosca, hanno bombardato villaggi e piccole città nella zona di Jabal al-Zawiya, nel Sud di Idlib, tra cui Kansafra e al-Fateera, provocando danni materiali. In tale regione, la popolazione locale sta nuovamente lasciando le proprie abitazioni, alla luce delle ripetute offensive e dalla crescente emergenza coronavirus, mentre, a detta di un attivista, Assad ha inviato ulteriori rinforzi, facendo temere una nuova operazione militare, probabilmente in collaborazione con Teheran.

Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano raggiunto un accordo di cessate il fuoco nella regione, volto a favorire il ritorno di sfollati e rifugiati. Tuttavia, da allora, vi sono state sporadiche violazioni della tregua, le quali sembrano essersi intensificate nelle ultime settimane. Di fronte a tale scenario, organizzazioni umanitarie locali, tra cui il Response Coordination Group ha messo in guardia da una possibile escalation militare nella regione Nord-occidentale, che potrebbe portare a nuove ondate di sfollamento, in un momento in cui la minaccia della pandemia di coronavirus non è stata ancora debellata.

Nel frattempo, anche il Sud della Siria non è del tutto esente da tensioni. Queste ultime riguardano soprattutto l’area di Daraa, nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. In particolare, è qui che alcuni giovani ribelli avevano scritto su un muro uno dei primi slogan anti-regime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano Assad.

Secondo quanto riferito da al-Araby al-Jadeed il 27 luglio, circa 10 membri sia dell’esercito siriano sia dei gruppi di opposizione sono morti e almeno altri 10 sono rimasti feriti a seguito di diversi attacchi perpetrati da gruppi armati sconosciuti in diversi punti della regione di Daraa. Il primo, verificatosi nella tarda serata del 26 luglio, ha preso di mira la Nona divisione dell’esercito di Assad, mentre un altro ha interessato, all’alba del 27 luglio, l’abitazione dell’ex leader dell’Esercito Siriano Libero, uno dei gruppi di opposizione armata composto da ex membri e volontari delle forze armate siriane.

Il governatorato di Daraa, formalmente controllato dal regime siriano dal 2018, assiste ad attacchi e omicidi quotidianamente, perpetrati perlopiù con armi da fuoco e ordigni esplosivi, che colpiscono membri del regime e suoi alleati, nonché persone impegnate all’interno dei “gruppi di riconciliazione”. L’ufficio Onu per i diritti umani ha poi dichiarato di aver ricevuto segnalazioni di violazioni da parte di membri statali e non, tra cui esecuzioni, detenzioni arbitrarie e sparizioni forzate.

Risale al mese di luglio 2017 l’accordo per il cessate il fuoco a Daraa, Quneitra e Suweida, in cui parteciparono anche Stati Uniti, Russia e Giordania. Combattenti e famiglie locali hanno poi evacuato l’area nel mese di luglio 2018, dopo settimane di violenti bombardamenti, seguiti da un accordo di resa con il regime siriano e la Russia. Diversamente da altre zone circostanti, ritornate, nel corso del tempo, nelle mani del regime, l’esercito di Assad non ha dispiegato le proprie forze nell’area, facendo affidamento su alleati presenti sul posto per garantire la sicurezza della provincia. Numerosi combattenti dell’opposizione sono, però, rimasti nel governatorato, mantenendo il controllo di vaste aree rurali a Sud, Est ed Ovest. Alcuni cooperano con le istituzioni statali, altri si sono uniti al contingente dell’esercito del regime appoggiato dalla Russia. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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