Nuova Zelanda: l’ultima dei “cinque occhi” a sospendere l’estradizione con Hong Kong

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 10:36 in Hong Kong Nuova Zelanda

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La Nuova Zelanda è stata l’ultimo dei Paesi dell’alleanza d’intelligence dei cinque occhi, che comprende Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, ad aver sospeso il trattato di estradizione con Hong Kong, il 28 luglio.

L’annuncio è stato dato dal vice primo ministro e ministro degli Esteri neozelandese, Winston Peters, il quale ha specificato che la Nuova Zelanda non può più garantire che il sistema giudiziario penale di Hong Kong sia sufficientemente indipendente dalla Cina continentale. Tuttavia, ha anche aggiunto che, se in futuro la Cina dovesse dimostrare di attenersi al principio “un Paese, due Sistemi”, Wellington potrebbe riconsiderare la decisione odierna.

Oltre a fermare l’estradizione, la Nuova Zelanda adotterà nei confronti di Hong Kong le stesse misure vigenti per la Cina in merito alle esportazioni militari, tecnologiche e di prodotti a duplice utilizzo. Il governo di Wellington ha poi aggiornato le informazioni di viaggio per la popolazione neozelandese che si reca ad Hong Kong, enunciando i rischi posti dalla nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong.

L’ambasciata cinese in Nuova Zelanda ha dichiarato che si è trattato di una seria violazione della legge internazionale e di una grave interferenza negli affari interni della Cina, esprimendo la propria preoccupazione e opposizione in merito alla scelta neozelandese. L’ambasciata ha ribadito che l’isola è una regione amministrativa speciale della Cina, all’interno della quale non sono ammesse interferenze straniere, e che la nuova legge sulla sicurezza nazionale assicurerà lo sviluppo del principio “un Paese, due Sistemi” nel lungo periodo. Infine, il governo neozelandese è stato invitato a rivedere la propria decisione.

Prima della Nuova Zelanda, l’Australia, il Canada e il Regno Unito avevano già sospeso i loro trattati di estradizione con Hong Kong, rispettivamente il 3, 9  e 20 luglio, mentre gli USA avevano deciso di rivedere interamente le proprie relazioni con l’isola, approvando lo Hong Kong Autonomy Act, lo scorso 14 luglio. Con tale misura, Washington ha revocato lo status preferenziale fino ad allora accordato all’isola e ha imposto sanzioni su quei funzionari responsabili dell’erosione delle libertà di Hong Kong.

Lo scorso 30 giugno, Pechino aveva approvato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale”, entrata in vigore dalla mezzanotte del successivo primo luglio. Con tale legge sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la mossa di Pechino infrangerebbe l’autonomia e le libertà di Hong Kong.

L’isola è una regione amministrativa speciale della RPC da quando fu ceduta dal Regno Unito e le sue relazioni con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza ad Hong Kong, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi. Tale principio sarebbe dovuto restare in vigore fino al 2047 ma, a detta di molti, la legge sulla sicurezza nazionale lo avrebbe violato.

Nonostante il suo allineamento con gli altri Paesi dei cinque occhi, la Nuova Zelanda è particolarmente dipendente dalla Cina, essendo quest’ultima il suo principale partner commerciale, con il quale realizza un interscambio annuale dal valore di circa 21 miliardi di dollari. Tuttavia, oltre alla questione di Hong Kong, le relazioni bilaterali tra Wellington e Pechino erano già state messe alla prova dall’appoggio fornito dalla prima alla richiesta di Taiwan di partecipare all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Nonostante Taipei abbia un proprio governo e si definisca uno Stato indipendente chiamato Repubblica di Cina (ROC), la Cina continentale, o Repubblica Popolare Cinese (RPC) la considera una sua provincia e rifiuta la sua partecipazione alle organizzazioni internazionali.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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