Ministro degli Esteri saudita al Cairo: ribadito il sostegno nella crisi libica

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 15:26 in Arabia Saudita Egitto

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Il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, il principe Faisal bin Farhan, si è recato in visita ufficiale in Egitto, ed ha colto l’occasione per ribadire il sostegno del Regno alla posizione del Cairo nella crisi libica.

Secondo quanto affermato il 27 luglio, il ministro saudita ha incontrato il suo omologo egiziano, Sameh Shoukry, ed il presidente Abdel Fattah al-Sisi. Nel corso dei meeting, sono state prese in esame le relazioni bilaterali tra Riad ed Il Cairo e le modalità volte a rafforzarle ulteriormente, anche attraverso un sistema di cooperazione congiunto a livello arabo, in cui le due parti rappresentano i pilastri principali. Inoltre, il principe saudita ha discusso con i propri interlocutori di alcune questioni regionali e delle principali sfide alla sicurezza di entrambi i Paesi, tra cui la crisi in Libia.

A tal proposito, l’Arabia Saudita si è detta a fianco dell’Egitto ed ha espresso il pieno sostegno alla cosiddetta “Iniziativa Cairo”, con cui, il 6 giugno, il Paese Nordafricano aveva invitato l’esercito del governo di Tripoli e il suo alleato turco a porre fine ai combattimenti. Tuttavia, il 20 luglio, il Parlamento egiziano ha approvato la disposizione che autorizza lo schieramento di truppe fuori dai confini nazionali. Il voto è giunto dopo che il presidente al-Sisi ha minacciato di intraprendere un’azione militare contro le forze tripoline.

Riad, dal canto suo, ha evidenziato la necessità di risolvere il conflitto libico attraverso consultazioni politiche e pacifiche, che garantiscano, allo stesso tempo, un cessate il fuoco nel Paese e un freno alle ingerenze esterne, oltre che la sicurezza del popolo e dei territori egiziani e, per raggiungere tale scopo, ha riferito il principe saudita, è necessario coordinarsi ed allinearsi con l’Egitto. Non da ultimo, il ministro Faisal bin Farhan ha sottolineato che il Regno saudita sosterrà Il Cairo con il fine ultimo di portare pace e sicurezza nell’intera regione.

Da parte sua, il ministro egiziano ha ribadito che per risolvere la crisi libica, oltre ad un cessate il fuoco, è necessario formare un Consiglio presidenziale e un governo in grado di soddisfare le aspettative del popolo libico, così come distribuire equamente le risorse e le entrate petrolifere, una volta che le attività verranno ripristinate. Shoukry ha poi dichiarato che il proprio Paese è responsabile della sicurezza e della stabilità dell’intera regione araba, e, pertanto si impegnerà per far fronte a chi, dall’esterno, cerca di rafforzare la propria presenza ed influenza, con conseguenze negative a livello regionale.

Sin dalla caduta del presidente egiziano Mohamed Morsi, il 3 luglio 2013, l’Arabia Saudita ha sostenuto l’Egitto con prestiti e sovvenzioni da miliardi di dollari, oltre a prodotti petroliferi e depositi in contanti. Inoltre, Il Cairo e Riad si sono detti concordi su molteplici questioni. Entrambi i Paesi considerano la Fratellanza Musulmana, di cui Morsi era esponente, un’organizzazione terroristica, e l’Egitto è anch’esso membro della coalizione araba a guida saudita che combatte in Yemen a fianco del presidente Rabbo Mansour Hadi. Non da ultimo, l’Egitto e l’Arabia Saudita, insieme a Emirati Arabi Uniti e Bahrein, costituiscono i Paesi che, il 5 giugno 2017, hanno interrotto tutti i rapporti diplomatici con il Qatar, dando vita alla cosiddetta crisi del Golfo.

Parallelamente, l’Arabia Saudita si è più volte mostrata a sostegno dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e del suo generale Khalifa Haftar, a cui avrebbe inviato un pacchetti di aiuti sia finanziari sia militari, con il fine di rafforzare la propria presenza nel Paese Nord-africano. Inoltre, Riad è stata accusata di aver favorito la chiusura dei porti petroliferi libici, avvenuta il 18 gennaio, con l’obiettivo di provocare una crisi a livello globale. Secondo una fonte del Golfo, l’influenza saudita nel panorama libico potrebbe altresì essere legata ad una questione “personale” tra Ankara e Riad, inerente l’omicidio del giornalista saudita, Jamal Khashoggi, avvenuto il 2 ottobre 2018, presso il consolato di Istanbul.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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