Mali: formato mini-esecutivo per risolvere la crisi

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 20:42 in Africa Mali

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Un nuovo governo “ristretto”, composto da sei membri, è stato formato in Mali e incaricato di risolvere la crisi politica nel Paese. In tale mini-esecutivo, il presidente, Ibrahim Boubacar Keita, ha riconfermato il ministro della Difesa Ibrahima Dahirou Dembele, il ministro dell’amministrazione territoriale, Boubacar Alpha Bah, e il ministro degli Esteri, Tiebile Drame. Tra le figure nuove ci sono invece l’avvocato Kassoum Tapo come ministro della Giustizia, l’ex direttore della Banca di sviluppo del Mali, Abdoulaye Daffe, come ministro delle Finanze e lex capo dell’esercito, Bemba Moussa Keita, come ministro della Sicurezza. La notizia è emersa da un annuncio rilasciato alla televisione nazionale lunedì 27 luglio.

Il nuovo governo è stato formato su pressione del blocco dei Paesi dellAfrica occidentale (ECOWAS) per cercare di porre fine alle divergenze con lopposizione. Al termine di una videoconferenza, organizzata sempre nella giornata di lunedì 27, lente regionale, che fa da mediatore nella discussione, ha proposto una strategia in 4 punti da attuare entro 10 giorni. Le proposte riguardano le dimissioni di 31 membri del Parlamento, la cui nomina è oggetto di contestazione per presunti brogli, lorganizzazione di nuove elezioni suppletive, la creazione di un governo di unità nazionale che includa membri del movimento di opposizione e, infine, lavvio di uninchiesta sulle vittime degli scontri tra attivisti e forze di sicurezza. Nonostante il piano dellECOWAS cerchi di trovare un compromesso tra le richieste dei manifestanti e quelle del governo centrale, i membri dellopposizione ribadiscono che non accetteranno nessuna decisione che non contempli le dimissioni dellattuale presidente.

Mobilitate dall’influente leader musulmano, Ibrahim Dicko, e raccolte sotto l’ombrello del Movimento del 5 giugno (M5-RFP), decine di migliaia di manifestanti si sono raccolte nelle strade della capitale del Mali e di altre regioni del Paese per chiedere le dimissioni del presidente Keita. Al di là dell’insoddisfazione per i problemi economici del Paese, della corruzione dilagante e del peggioramento della situazione della sicurezza, la scintilla è scoccata in seguito alla decisione della Corte costituzionale di assegnare la vittoria al partito del presidente, ovvero il Raggruppamento per il Mali (Rpm), nonostante le accuse di frodi e brogli elettorali. Le proteste, iniziate pacificamente, sono diventate violente a inizio luglio, quando tre giorni di scontri tra le forze di sicurezza e i manifestanti hanno provocato la morte di almeno 14 persone, secondo le ultime stime delle Nazioni Unite. Numerosi leader dell’opposizione sono stati anche arrestati e successivamente rilasciati.

La scorsa settimana, una missione dell’ECOWAS, guidata dall’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan, aveva proposto di istituire un governo di unità nazionale che includesse membri dell’opposizione e gruppi della società civile. La delegazione aveva anche suggerito, tra le altre cose, di nominare nuovi giudici della Corte costituzionale. Quest’ultima era già stata sciolta “de facto” da Keita nel tentativo di calmare i disordini. Le proposte dei mediatori regionali, tuttavia, sono state respinte dal Movimento del 5 giugno, che non accetta l’idea di un governo misto, condiviso con personalità legate al presidente, e continua a invocare le dimissioni di Keita. “Il divario tra le richieste delle parti è attualmente molto ampio”, ha dichiarato Ousmane Diallo, ricercatore dell’Africa occidentale di Amnesty International.

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Chiara Gentili

di Redazione

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