L’Italia rilancia l’iniziativa per la sicurezza e lo Stato di diritto in Libia con 1,3 milioni di euro

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 10:58 in Italia Libia

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L’Italia ha aumentato il proprio contributo all’iniziativa del Programma Congiunto di Polizia e Sicurezza (PSJP) in Libia di 1,3 milioni di euro, secondo quanto riferito dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) il 26 luglio.

Nello specifico, tale progetto è attuato dall’UNDP in partnership con la Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), e in coordinamento con il Ministero della Giustizia libico con sede a Tripoli e il Ministero dell’Interno.

A riguardo, l‘UNDP ha riferito che, dal 2018, e con 1.689.402 dollari di fondi, corrispondenti a 1.498.500 euro, l’Italia è stata un sostenitore del programma, il quale è volto a rafforzare la capacità delle istituzioni dello Stato di diritto, e a promuovere la sicurezza e l’accesso alla giustizia in Libia.

Il nuovo supplemento di 1.464.863 dollari, pari a circa 1,3 milioni di euro, porta il totale di risorse provenienti dall’Italia a 3.154.265 dollari, ovvero 2.797.825 euro.

L’UNDP ha altresì indicato che il PSJP è stato lanciato a Tripoli nel 2017, con l’attuazione di un sistema pilota integrato di gestione e monitoraggio dei casi presso l’Ufficio del Procuratore Generale per migliorare la responsabilità e l’efficacia degli attori di giustizia e sicurezza, al fine di fornire servizi in linea con norme in materia di diritti, il cui modello sarà replicato in tutto il Paese.

Le altre attività previste dal programma mirano a sviluppare un sistema di polizia più orientato alla comunità e servizi di Stato di diritto incentrati sulle persone, nonché a rafforzare il meccanismo di supervisione e responsabilità in Libia.

“Siamo orgogliosi di annunciare il contributo italiano nel sostenere l’UNDP a lavorare a stretto contatto con le istituzioni libiche per il progresso della sicurezza e dello Stato di diritto in tutto il Paese. Il Progetto Comune di Sicurezza (PSJP) riflette le nostre priorità, per migliorare la fornitura di servizi per la popolazione locale, attraverso una polizia più efficace e orientata alla comunità e servizi di Stato di diritto. È un filo conduttore chiaro e comune delle principali iniziative italiane promosse nel Paese, a tutti i livelli, in coordinamento con le autorità libiche”, ha affermato l’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Buccino, durante la cerimonia della firma il 26 luglio. 

“Rafforzare lo Stato di diritto e promuovere i diritti umani sono le pietre angolari del lavoro dell’UNDP per realizzare una trasformazione strutturale per lo sviluppo umano sostenibile. Questo nuovo contributo consentirà miglioramenti nei servizi di giustizia e sicurezza forniti alla popolazione in Libia, accelererà processi trasparenti che limiteranno la portata delle detenzioni e delle violazioni dei diritti umani, e mettere in atto un nuovo sistema integrato che trasformerà il modo in cui i casi sono gestiti e monitorati attraverso la catena della giustizia penale”, ha sostenuto il rappresentante residente dell’UNDP, Gerardo Noto. 

Insieme all’Italia, anche gli Stati Uniti d’America, i Paesi Bassi e la Germania, supportano la sicurezza, la polizia e lo Stato di diritto in Libia attraverso il progetto dell’Agenzia delle Nazioni Unite, la quale ritiene che aumentando le capacità della magistratura, della polizia, dei pubblici ministeri e della gestione delle prigioni in Libia, i partner stiano contribuendo alla rapida dispensa della giustizia basata su norme e procedure legali accettate a livello internazionale nel Paese nordafricano.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. In particolare, i suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

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Mariela Langone

di Redazione

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