Libia: per al-Sarraj la pista militare è un “banco di prova”

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 11:14 in Africa Libia

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Il primo ministro del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, ha partecipato, il 27 luglio, ad un meeting con alcuni rappresentanti del Comitato militare congiunto, in cui sono stati presi in esame gli accordi volti a garantire un cessate il fuoco in Libia.

Nello specifico, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Wasat, al-Sarraj ha incontrato gli alti rappresentanti del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), che partecipano al “Comitato militare congiunto 5+5”. Quest’ultimo è uno dei risultati della conferenza di Berlino, il meeting svoltosi il 19 gennaio scorso, in cui diversi attori a livello internazionale hanno discusso delle eventuali strade da seguire per risolvere il conflitto e la crisi in Libia, ed è composto da cinque rappresentanti del GNA e da altrettanti membri dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar.

Il primo incontro ha avuto luogo il 3 febbraio a Ginevra, sotto l’egida delle Nazioni Unite, mentre il secondo round è stato intrapreso il 18 febbraio. L’obiettivo è avviare discussioni e colloqui volti a porre una tregua al conflitto libico e ad istituire un meccanismo che lo monitori, oltre che a raggiungere un cessate il fuoco permanente. Tuttavia, sino ad ora, non è stato raggiunto alcun risultato concreto.

Nel corso dell’incontro del 27 luglio, al-Sarraj ha affermato che qualsiasi accordo in materia di sicurezza, volto a stabilire una tregua in Libia, dovrebbe, al contempo, preservare le città ed i siti vitali libici, per far sì che non siano bersaglio di “minacce future”. Il meeting ha preso in esame la cosiddetta “pista militare” ed i suoi sviluppi degli ultimi mesi. A tal proposito, il premier ha riferito che questa costituisce un “banco di prova” per gli altri due percorsi stabiliti alla conferenza di Berlino, ovvero quello economico e quello politico, in quanto tutto ciò che accade a livello militare può costituire un freno o uno stimolo per ulteriori sviluppi in ambito politico ed economico.

Le parole di al-Sarraj fanno seguito alla visita del 26 e 27 luglio in Marocco del presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, e del presidente dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled al-Mishri. Durante una conferenza stampa congiunta a Rabat con il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, Al-Mishri ha affermato che la crisi libica è stata ulteriormente esacerbata a seguito de “l’allontanamento dall’accordo politico” ed è, pertanto, necessario rivedere gli accordi di Skhirat, siglati il 17 dicembre 2015, e colmarne le lacune. Tuttavia, è proprio tale patto a rappresentare un tassello fondamentale per giungere ad una risoluzione politica in Libia.

Dall’altro lato, Aguila Saleh, il quale non ha incontrato la controparte libica ma solo rappresentanti marocchini come il suo omologo, Habib Al-Maliki, ha colto l’occasione per presentare nuovamente il proprio progetto volto a risolvere la crisi libica. Il piano di Saleh prevede dapprima la formazione di un nuovo Consiglio presidenziale che includa rappresentanti scelti da ciascuna regione libica e, in un secondo momento, elezioni presidenziali e parlamentari. Inoltre, Saleh ha proposto l’istituzione di una nuova autorità esecutiva, in grado di gestire la Libia in una fase “intermedia”, ovvero prima della completa transizione democratica.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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