Iraq: missili Katyusha colpiscono Camp Taji, esplosione a Camp Speicher

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 8:49 in Iraq Medio Oriente

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Tre missili Katyusha sono stati lanciati contro Camp Taji, una base militare, situata nel Nord di Baghdad, che ospita sia truppe irachene sia soldati della coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense. Parallelamente, in un’altra base, Camp Speicher, si è verificata una forte esplosione.

Gli episodi si sono verificati entrambi nella tarda serata del 27 luglio. Circa l’attacco a Camp Taji, a detta di fonti dell’esercito iracheno, non sono state registrate vittime, bensì danni a un elicottero delle forze stanziate nella base e a un deposito di munizioni. Anche la coalizione anti-ISIS a guida statunitense ha affermato che nessuno dei suoi membri è stato ferito. Le forze irachene hanno poi dichiarato, attraverso i social media, che i missili sono stati lanciati da Saba’ al-Bour, un quartiere situato a Sud-Est della base.

Anche Camp Speicher, base militare situata a Nord della capitale, nel governatorato di Salah al-Din, ospita sia truppe irachene sia straniere. La base, altresì nota come Majid al-Tamimi, nella tarda serata del 27 luglio, ha assistito a esplosioni che hanno provocato incendi, rapidamente domati dalle forze di Difesa irachene. Tuttavia, sino ad ora, non sono ancora note le cause alla base delle esplosioni, ma si pensa che un drone abbia colpito la base. Di fronte a tali ultimi incidenti, le forze irachene si sono dette determinate a perseguire i responsabili di simili attentati e a portarli davanti alla giustizia, con il fine ultimo di salvaguardare la sovranità dell’Iraq.

Sono circa 5.000 i soldati americani stanziati attualmente in basi militari situate nei territori iracheni, in qualità di membri della coalizione internazionale impegnata nella lotta contro lo Stato Islamico. Tuttavia, proprio gli interessi e le strutture degli USA sono stati bersagliati più volte. Sin da ottobre 2019, sono circa 30 gli attacchi contro basi e strutture statunitensi in Iraq, e, sebbene negli ultimi mesi questi siano stati più sporadici, le truppe USA hanno lasciato circa 7 tra basi e siti precedentemente occupati. Uno degli ultimi attacchi contro al-Taji risale all’11 marzo, quando circa 10 razzi hanno colpito la base. Nessuno degli attentati è stato mai rivendicato, ma Washington ha puntato il dito contro le cosiddette Brigate di Hezbollah e le altre milizie irachene filoiraniane.

Gli incidenti del 27 luglio si sono verificati in un momento in cui il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, sta provando a disinnescare le tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno. In particolare, il 21 luglio, il premier si è recato in visita ufficiale in Iran, dove ha incontrato il capo di Stato, Hassan Rouhani, e la guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei. È stato proprio quest’ultimo a sottolineare come la presenza USA in Iraq costituisca fonte di insicurezza, oltre che di “corruzione e distruzione”. Parallelamente, gruppi e partiti filo-iraniani, tra cui le cosiddette Brigate di Hezbollah, hanno più volte minacciato di colpire le truppe e gli interessi statunitensi in Iraq, a meno che Washington non decida di richiamare in patria i propri soldati.

Un episodio considerato l’apice delle tensioni tra Iran e Stati Uniti sul suolo iracheno è la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vice comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi il 3 gennaio scorso a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

Tale attacco, accanto ad altri verificatisi tra dicembre 2019 e gennaio 2020, erano stati considerati una forma di violazione della sovranità irachena da parte di Washington. Motivo per cui il Parlamento di Baghdad, il 5 gennaio, aveva proposto al governo di espellere tutte le forze straniere, e nello specifico statunitensi, dal Paese. Tuttavia, il 30 gennaio, l’esercito iracheno ha riferito che le operazioni con la coalizione contro lo Stato Islamico erano state riavviate.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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