Francia: inizia l’assemblaggio del reattore a fusione più grande del mondo

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 15:12 in Europa Francia

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L’assemblaggio del reattore a fusione nucleare più grande del mondo è iniziato a Cadarache, nel Sud della Francia, il 28 luglio.

Il consorzio International Thermonuclear Experimental Reactor (ITER) è uno sforzo congiunto di Giappone, India, Unione Europea, Stati Uniti, Russia, Cina e Corea del Sud.

ITER sarà il primo dispositivo di fusione a produrre energia netta, a mantenere la fusione per lunghi periodi di tempo e a testare le tecnologie, i materiali e i regimi fisici integrati necessari per la produzione commerciale di elettricità da fusione, secondo il consorzio.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha commentato il potenziale del progetto in un discorso registrato. “Immaginate, se l’esperienza funziona, se può trovare applicazioni industriali, avremo sviluppato un’energia non inquinante, senza emissioni di carbonio, sicura e quasi senza sprechi, che soddisferà contemporaneamente le esigenze di tutte le aree del mondo e soddisfare la sfida climatica e preservare le risorse naturali”, ha riferito il presidente. “Con la fusione, l’energia nucleare può essere un’industria del futuro, ancor più di quanto non lo sia già oggi. ITER è chiaramente un atto di fiducia nel futuro”, ha aggiunto Macron.

Il vasto esperimento internazionale ha lo scopo di dimostrare che la fusione nucleare può essere una valida fonte di energia. Gli scienziati hanno cercato a lungo di imitare il processo di fusione nucleare che si verifica all’interno del sole, sostenendo che potrebbe fornire una fonte quasi illimitata di elettricità a buon mercato, sicura e pulita.

L’impianto di ITER produrrà circa 500 megawatt di potenza termica. Se gestito in modo continuo e collegato alla rete elettrica, ciò si tradurrebbe in circa 200 megawatt di energia elettrica, sufficiente per circa 200.000 case.

Inoltre, un impianto di fusione commerciale sarà progettato con una camera al plasma leggermente più grande, per 10-15 volte più energia elettrica. Una centrale a fusione da 2.000 megawatt, ad esempio, fornirebbe elettricità a 2 milioni di abitazioni.

A differenza dei reattori di fissione esistenti, che dividono il plutonio o gli atomi di uranio, non vi è alcun rischio di una reazione a catena incontrollata con la fusione, e non produce residui radioattivi a lunga vita.

Un progetto congiunto per esplorare la tecnologia è stato proposto per la prima volta nel 1985, in un vertice tra il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, e il leader sovietico, Mikhail Gorbachev, con l’obiettivo di “utilizzare la fusione termonucleare controllata per scopi pacifici … a beneficio di tutta l’umanità”.

Ci sono voluti più di venti anni per iniziare il lavoro. I membri del progetto si sono stabiliti su un piano che utilizza un dispositivo a forma di ciambella chiamato tokamak per intrappolare l’idrogeno, il quale viene riscaldato a 150 milioni di gradi Celsius, corrispondenti a 270 milioni di Fahrenheit, abbastanza a lungo da permettere agli atomi di fondersi insieme.

Tale processo provoca il rilascio di grandi quantità di calore. Sebbene ITER non produca elettricità, gli scienziati sperano che dimostri le potenzialità di un reattore a fusione di riuscire a produrre più energia di quanta non ne consumi.

Attualmente, sono in corso altri esperimenti di fusione, ma il design di ITER è considerato il più avanzato e pratico. Tuttavia, gli scienziati non sapranno con certezza, almeno fino al 2035, dopo circa un decennio di test e aggiornamenti, se il dispositivo funziona effettivamente come previsto.

Il lancio della fase di assemblaggio di ITER è reso possibile dall’arrivo di componenti provenienti da tutto il mondo negli ultimi mesi. Tale progetto dimostra la volontà dei 35 Paesi partner internazionali di unirsi in un impegno duraturo nella loro lotta comune contro il riscaldamento globale.

“Mi congratulo vivamente con il Progetto ITER”, ha affermato il primo ministro del Giappone, Shinzo Abe. “Credo che l’innovazione dirompente svolgerà un ruolo chiave nell’affrontare le questioni globali, compresi i cambiamenti climatici, e nel realizzare una società sostenibile senza emissioni di carbonio”, ha sostenuto il premier.

È a causa della notevole promessa di fusione che è nato il progetto ITER. Le 35 nazioni partner sono gli Stati membri dell’UE, più Regno Unito e Svizzera, Cina, India, Giappone, Corea, Russia e Stati Uniti.

Tali Paesi, che rappresentano più del 50% della popolazione e più dell’80% del PIL mondiale, hanno riunito le proprie competenze e risorse per costruire il primo dispositivo di ricerca sulla fusione su scala industriale.

In particolare, la Francia è la nazione ospitante, l’Unione Europea, insieme a Regno Unito e Svizzera è il membro ospitante, il quale ha finanziato il 45% del progetto. I restanti altri membri, hanno contribuito ciascuno per il 9%.

Le critiche principali al progetto derivano proprio dai suoi costi. Nello specifico, già nel 2017, alcuni membri del Congresso statunitense, tra cui il senatore repubblicano del Tennessee Lamar Alexander, hanno evidenziato che il programma consuma troppi fondi della ricerca di base del Dipartimento dell’Energia americano. “Sono preoccupato che continuare a sostenere il progetto ITER sarebbe a scapito di altre priorità dell’Ufficio della Scienza che considero più importanti”, ha dichiarato Alexander.

Anche alcuni scienziati che supportano ITER temono il suo impatto su altre ricerche.“Le persone in tutto il Paese che lavorano su progetti che sono la base scientifica per la fusione sono preoccupati di essere in una situazione no-win”, ha spiegato un fisico dell’Università del Maryland, William Dorland, altresì presidente del Comitato per le scienze del plasma della National Academy of Sciences. “Se ITER va avanti, potrebbe divorare tutto il denaro. Se non si espande e gli Stati Uniti si tirano fuori, può tirare giù un sacco di buona scienza nel progetto preliminare”, ha aggiunto Dorland.

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Mariela Langone

di Redazione

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