Egitto: Fitch mantiene il rating B+ con prospettive stabili, crescita del PIL nel 2020/2021 prevista al 2,5%

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 17:13 in Africa Egitto

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Fitch Ratings ha confermato il merito di credito per il debito di lungo periodo (Long-Term Foreign-Currency Issuer Default Rating IDR) dell’Egitto a un livello “B+”, con una prospettiva stabile, supportato da una recente esperienza di riforme fiscali ed economiche, impegno politico per promuovere il programma di riforme, e disponibilità immediata di finanziamenti fiscali ed esterni nel contesto della crisi del coronavirus, il 27 luglio.

Le ripercussioni economiche generate dalla pandemia stanno influenzando negativamente le finanze esterne del Cairo, la crescita del proprio PIL e i risultati di bilancio ma, secondo Fitch, le riforme economiche dell’Egitto hanno fornito al Paese un certo grado di flessibilità per fronteggiare lo shock del suo attuale rating.

Parallelamente, Fitch ha previsto che la crescita del PIL reale del Cairo raggiungerà il 2,5% nell’esercizio fiscale 2020/2021, al di sotto dell’espansione media del 5,5% conseguita nel 2018/2019 e nel 2019/2020. Si prevede inoltre che nell’anno 2021/2022 la crescita ritornerà al 5,5%, per essere mantenuta a poco più del 5% nel medio termine, ipotizzando un graduale ritorno del turismo, un’ulteriore crescita nei settori dell’energia e manifatturiero, e un progressivo miglioramento del contesto imprenditoriale.

L’agenzia di rating ha altresì contemplato che il disavanzo di bilancio, il debito pubblico e la bilancia delle partite correnti dell’Egitto registreranno miglioramenti nel 2021-2022, dopo il loro deterioramento nel 2020.

In particolare, la pandemia ha colpito le finanze esterne del Cairo, con conseguente 18 miliardi di dollari, pari a circa il 5% del PIL, di deflussi dal mercato del debito in valuta locale, la perdita di entrate del turismo, che nel 2019 ammontavano a 13 miliardi di dollari, e probabilmente qualche calo degli afflussi di rimessa, vicini a 27 miliardi di dollari sempre nel 2019.

Inoltre, le riserve ufficiali in valuta estera lorde della Banca Centrale egiziana (CBE) dovrebbero diminuire a 37 miliardi di dollari alla fine del 2020, un calo parziale rispetto agli attuali livelli di 38 miliardi di dollari registrati fino alla fine dello scorso giugno, e ai 44 miliardi di dollari segnati nel 2019, mentre si avvicinerà nel 2021-2022 in termini di dollari,  per scendere a circa cinque mesi di pagamenti esterni correnti, da quasi sei mesi nel 2019.

L’Egitto ha raggiunto uno dei tassi di crescita economica più alti tra i Paesi emergenti durante l’anno 2018, pari al 5,6%, un progresso importante rispetto al precedente 2,3% registrato tra il 2011 e il 2014, mantenuto anche durante il primo trimestre del 2019. La crescita è stata trainata da un programma di stabilizzazione macroeconomica che ha generato un solido avanzo di bilancio primario, riducendo il rapporto debito-PIL e ricostituendo le riserve. In tal senso, il governo del Cairo si è impegnato ad attuare riforme che hanno generato efficaci miglioramenti soprattutto nel settore manifatturiero e turistico. Nello specifico, le attività estrattive di gas, il turismo, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, il settore immobiliare e l’edilizia sono stati i principali motori della crescita prima della crisi legata al coronavirus. Ciò ha contribuito a ridurre il tasso di disoccupazione al 7,5% nel quarto trimestre del 2019, dal 9,9% del 2018.

Nel tentativo di rilanciare l’economia, vacillante dal 2011, l’Egitto ha ottenuto un prestito dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel 2016. In cambio, il Paese avrebbe dovuto impegnarsi ad attuare un rigoroso programma di riforme, a partire dalla fluttuazione della sterlina egiziana, che ha fatto perdere alla moneta circa metà del suo valore.

In tale ambito, il Cairo ha iniziato a promuovere la svalutazione della propria sterlina, fino a eguagliare un tasso del 48% nel 2016, al fine di soddisfare le richieste del FMI, e ottenere così un prestito triennale di 12 miliardi di dollari.

Ciò nonostante, nel Paese nordafricano permangono alcune vulnerabilità, tra cui lo scarso rendimento di esportazioni e investimenti diretti esteri, i quali sono stati aggravati dalle ripercussioni della pandemia di coronavirus. L’emergenza sanitaria ha sottolineato l’urgenza, per il Cairo, di risolvere le sfide strutturali al fine di salvaguardare una ripresa sostenuta, che dovrebbe concentrarsi sull’affrontare i vincoli del contesto imprenditoriale, migliorando al contempo la mobilitazione delle entrate per creare lo spazio fiscale necessario per investire di più nel capitale umano.

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Mariela Langone

di Redazione

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