Diga africana: Sudan, Egitto ed Etiopia concordano sui prossimi passi

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 16:13 in Egitto Etiopia Sudan

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Egitto, Etiopia e Sudan hanno tenuto un nuovo incontro virtuale, lunedì 27 luglio, per discutere della questione della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) con la mediazione dei rappresentanti dell’Unione Africana. Secondo quanto stabilito al termine della videoconferenza, i colloqui verranno ripresi la prossima settimana, con l’obiettivo di risolvere i problemi in sospeso. Si tratterà di un round di tre giorni, che avrà inizio il 3 agosto. Come precisato dalla presidenza dell’Unione Africana, al prossimo incontro i tre Paesi dovranno riuscire a concordare sulle disposizioni base, riguardanti gli aspetti tecnici e legali della diga.

Dopo il vertice di lunedì 27, il Sudan e l’Egitto si sono nuovamente detti preoccupati dalla decisione unilaterale dell’Etiopia di riempire autonomamente il bacino della GERD. Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha dichiarato che il suo Paese si impegnerà a lungo nelle trattative per risolvere le controversie sul riempimento e sul funzionamento della grande diga africana. La GERD, in costruzione sul Nilo Azzurro, è destinata a diventare il maggior progetto idroelettrico del continente. “Siamo ansiosi di trovare una soluzione al problema attraverso i negoziati”, ha detto al-Sisi, martedì 28 luglio, durante alcuni commenti televisivi, in cui ha altresì denunciato le insinuazioni dei media su un possibile intervento militare del Cairo contro l’Etiopia.

Anche Addis Abeba, lunedì 27 luglio, ha chiesto all’Egitto di astenersi dal costruire un appoggio militare che possa costituire una minaccia per la sicurezza della regione dell’Africa orientale. La reazione è arrivata giorni dopo che una delegazione egiziana ha incontrato il presidente del Somaliland, Musa Bihi Abdi, il 15 luglio, ad Hargeisa. In tale occasione, le due parti hanno discusso della proposta del Cairo di istituire una base militare nella regione, che si è auto-dichiarata indipendente nel 1991. “In quanto Paese sovrano, l’Egitto ha il diritto legittimo di stabilire relazioni con qualsiasi contea della regione. Tuttavia, le relazioni egiziane non dovrebbero essere costruite a spese di un altro Paese”, ha detto alla nazione il portavoce del Ministero degli Affari Esteri dell’Etiopia, l’ambasciatore Dina Mufti. “Se l’intenzione dell’Egitto è quella di avere una presenza nella regione, ciò potrebbe rappresentare una minaccia per un Paese terzo, il che non sarebbe appropriato”, ha aggiunto, specificando che un’azione in tal senso sarebbe illegale e potrebbe rappresentare una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.

Addis Abeba aveva da tempo affermato di voler iniziare il riempimento del bacino idrico della diga a luglio, durante la stagione delle piogge, attirando le obiezioni di Egitto e Sudan, che volevano per prima cosa raggiungere un accordo sulla futura gestione del progetto idroelettrico. L’aumento dei livelli d’acqua è stato confermato martedì 21 luglio, quando i tre Paesi hanno deciso di riprendere i colloqui sotto gli auspici dell’Unione Africana (UA). Prima dell’intermediazione del Sudafrica, attuale presidente dell’organizzazione regionale africana, i rapporti tra Il Cairo, Addis Abeba e Khartoum sembravano ai ferri corti. Il 15 luglio, alcune immagini satellitari avevano mostrato modifiche del quantitativo idrico contenuto nel serbatoio della diga e il Ministero dell’Irrigazione etiope, pur riconoscendo la situazione, aveva affermato che l’aumento d’acqua faceva parte del “naturale” processo di costruzione della struttura e dipendeva dalle forti piogge. L’Egitto dal canto suo, preoccupato che l’immediato riempimento della diga potesse intaccare le sue riserve idriche, aveva chiesto al governo etiope un “chiarimento urgente”. Il livello dell’acqua risulta essere attualmente aumentato da 525 a 560 metri. Riempiendo il serbatoio con 4,9 miliardi di metri cubi di acqua, l’Etiopia è ora in grado di testare le sue prime due turbine, un passo importante verso la produzione effettiva di energia.

La cosiddetta Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), altresì detta grande diga africana, è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non far scendere drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti adesso, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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