Confine tra Israele e Libano: sale la tensione

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 9:52 in Israele Libano

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Sebbene sia Israele sia Hezbollah si fossero precedentemente detti contrari a una guerra, nuove tensioni hanno caratterizzato il confine israelo-libanese nella giornata del 27 luglio.

In particolare, da un lato, l’esercito israeliano ha riferito di aver sventato un tentativo di infiltrazione da parte di una squadra di “terroristi di Hezbollah” nell’area del Monte Dov, non lontano dal punto di osservazione OP-1 dei caschi blu dell’Onu (UNIFIL), nei pressi della Linea Blu tra Israele e Libano e del confine conteso tra Siria e Libano. Nello specifico, i militari di Israele, a detta del portavoce Jonathan Conricus, ha respinto il nemico con colpi di artiglieria e armi di piccola taglia. Il gruppo sciita avrebbe altresì sparato un missile Kornet contro un mezzo militare di Israele, a cui i soldati israeliani hanno risposto con colpi di artiglieria.

Dall’altro, lato, però, Hezbollah ha negato la notizia, affermando che il proprio nemico ha sparato colpi di artiglieria contro abitazioni civili nel Sud-Est del Paese, agendo, pertanto, in modo unilaterale. Per il cosiddetto “Partito di Dio”, le dichiarazioni di Israele rappresentano un tentativo di inventare “vittorie mitologiche”, ma si tratta di affermazioni false. Tuttavia, è stato lo stesso Hezbollah ad affermare, il 27 luglio, che i “crimini” commessi dai “sionisti” verranno puniti.

Dal canto suo, Israele ha ulteriormente sollevato lo stato di allerta nella regione. In particolare, sono state chiuse le strade nell’area e tutti gli agricoltori, escursionisti e turisti hanno ricevuto l’ordine di lasciare immediatamente le zone all’aperto e i campi. Già il 23 luglio, le forze di difesa israeliane (IDF) avevano annunciato di aver inviato rinforzi al confine settentrionale con il Libano, di aver chiuso alcune vie d’accesso e di aver sollevato uno stato di allerta, dopo che Hezbollah ha minacciato una vendetta per la morte di un proprio combattente. 

In tale quadro, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, dopo aver lasciato la Knesset per recarsi al quartier generale della Difesa, ha riferito che la situazione di sicurezza è “complicata”. Ad accompagnare Netanyahu nelle consultazioni con il capo di Stato maggiore delle forze armate, Aviv Kochavi, vi era altresì Benny Gantz, vice-premier nonché ministro della Difesa. A detta del primo ministro, Nasrallah, segretario del partito sciita, “mette nei guai il Libano per colpa dell’Iran”. A tal proposito, Israele crede che Hezbollah, coadiuvato da Teheran, stia provando a costruire missili con guida di precisione, considerati una “linea rossa”. Tuttavia, ha evidenziato il premier, Israele è determinato a rispondere con forza e, pertanto, il gruppo sciita è stato esortato a non commettere lo stesso errore del 2006. “Hezbollah sta scherzando con il fuoco” ha affermato Netanyahu.

Parallelamente, anche Gantz ha evidenziato che le proprie forze impediranno qualsiasi violazione della sovranità israeliana, così come attacchi contro la popolazione, e anch’egli ha invitato il partito sciita a non commettere gli stessi errori del passato. Non da ultimo, è stato evidenziato che il Libano e la Siria subiranno le ripercussioni per ogni azione terroristica intrapresa dal loro territorio, in quanto l’esercito israeliano è pronto ad ogni reazione.

Le tensioni tra Israele e Hezbollah si sono parzialmente riaccese dopo i raid aerei, presumibilmente israeliani, lanciati nella sera del 20 luglio nel Sud di Damasco. Israele non ha rivendicato l’attacco, ma è stato accusato da Hezbollah per aver ucciso uno dei propri combattenti, identificato con Ali Kamel Mohsen. 

Hezbollah, classificato come un’organizzazione terroristica da Israele e Stati Uniti, è un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga 34 giorni, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati.

Anche nel 2019 Libano e Israele sono stati protagonisti di una escalation di tensioni. Questa ha avuto inizio il 25 agosto, quando un drone israeliano è precipitato nelle periferie meridionali di Beirut, controllate da Hezbollah, e un secondo drone è esploso nelle vicinanze, nelle prime ore del mattino. Il giorno successivo, il 26 agosto, tre raid aerei, sempre di provenienza israeliana, hanno colpito una base palestinese, nei pressi del confine con la Siria, situata vicino al villaggio di Qusaya, nella Valle di Bekaa.

Inoltre, nella cornice del conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011 e tuttora in corso, i militanti di Hezbollah, sostenuti dall’Iran, appoggiano le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad. Dal canto suo, sin dal 2011, Israele ha condotto centinaia di attacchi aerei in Siria, dove ha cercato di colpire l’Iran, i gruppi palestinesi e Hezbollah, considerati un pericolo per l’integrità dei propri confini territoriali.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.