Arabia Saudita: dopo l’Egitto, il ministro degli Esteri si reca in Algeria e Tunisia

Pubblicato il 28 luglio 2020 alle 20:02 in Algeria Arabia Saudita Tunisia

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Il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, Faisal bin Farhan, dopo una visita ufficiale in Egitto, ha proseguito il tour nel Nord Africa, recandosi, martedì 28 luglio, in Algeria e in Tunisia. Accolto ad Algeri dal presidente Abdelmadjid Tebboune, Fahran ha discusso con la sua controparte delle relazioni tra i due Paesi e della situazione in Libia, che rappresenta una delle maggiori preoccupazioni per gli Stati della regione MENA. Nel corso della visita, il ministro saudita ha incontrato anche il suo omologo algerino, Sabri Boukadoum. Sullaccount Twitter del Ministero degli Esteri di Riad è stata pubblicata una foto dei due ministri con la seguente didascalia: “Dialogo fraterno con l’amico, Sua Eccellenza, il ministro degli Affari Esteri dell’Algeria, Sabri Boukadoum, all’inizio di una visita ufficiale in questo prezioso Paese”.

“Abbiamo discusso della situazione regionale e trovato una convergenza di opinioni tra il Regno e l’Algeria, in particolare per quanto riguarda le sfide che la regione deve affrontare al momento, in primo piano la crisi libica, di cui abbiamo ampiamente parlato”, ha dichiarato il principe saudita, sottolineando che i due Paesi hanno concordato sulla ricerca di una soluzione intra-libica e pacifica che metta fine al conflitto in corso e protegga la popolazione dal terrorismo e dalle interferenze esterne. Il ministro Fahran ha pertanto evidenziato che, in questa situazione, i vicini della Libia svolgono un ruolo fondamentale nell’aiutare la Libia a trovare una via di uscita dalla crisi.

Più tardi, sempre nella giornata di martedì 28 luglio, il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha ricevuto Farhan nel Palazzo di Cartagine, a Tunisi, per discutere anche in questo caso di questioni regionali, tra cui ovviamente la Libia. Al termine dellincontro, il ministro di Riad ha dichiarato che anche Arabia Saudita e Tunisia condividono molti punti di vista sulla risoluzione del conflitto libico e sono pronti a collaborare per il bene di tutta la regione.

Il 20 luglio, Algeri e Tunisi hanno annunciato il lancio di un’iniziativa congiunta per cercare di risolvere il conflitto libico attraverso la mediazione di Paesi africani neutrali. La proposta, ha specificato il presidente algerino Tebboune, sarà portata avanti solo se le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza l’accetteranno. “Nel pieno di un clima molto teso in Libia, ci sono tuttavia segnali positivi per risolvere la crisi nel Paese e una via potrebbe essere quella di un’iniziativa congiunta con la Tunisia”, aveva spiegato Tebboune durante un’intervista televisiva, il giorno dell’annuncio. Secondo la prospettiva algerino-tunisina, la risoluzione della guerra in Libia deve passare esclusivamente attraverso il dialogo. In tal senso, il presidente di Algeri ha sottolineato che il vantaggio dei due Paesi promotori dell’iniziativa è quello di essere equidistanti dalle parti in conflitto e ha criticato la posizione dell’Egitto, che vuole fare affidamento sulle tribù libiche per giustificare un suo eventuale intervento militare. “Bisogna stare lontane dalle iniziative che rischiano di trasformare la Libia in una nuova Somalia”, aveva avvertito Tebboune.

Prima della visita in Algeria e Tunisia, il ministro saudita Farhan si è recato in Egitto per parlare della situazione libica con il suo omologo egiziano, Sameh Shoukry, e con il presidente Abdel Fattah al-Sisi. In tale occasione, il principe ha espresso il suo sostegno al Cairo e alla sua famosa iniziativa, con cui, il 6 giugno, al-Sisi aveva invitato l’esercito del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli e il suo alleato turco a porre fine ai combattimenti. Riad ha dunque evidenziato la necessità di risolvere il conflitto libico attraverso consultazioni politiche e pacifiche, che garantiscano, allo stesso tempo, un cessate il fuoco nel Paese e un freno alle ingerenze esterne, oltre che la sicurezza del popolo e dei territori egiziani. Per raggiungere tale scopo, ha riferito il principe saudita, è necessario coordinarsi e allinearsi con l’Egitto. Non da ultimo, il ministro Farhan ha sottolineato che il Regno saudita sosterrà Il Cairo con il fine ultimo di portare pace e sicurezza nell’intera regione. Da parte sua, il ministro egiziano ha ribadito che per risolvere la crisi libica, oltre ad un cessate il fuoco, è necessario formare un Consiglio presidenziale e un governo in grado di soddisfare le aspettative del popolo libico, così come distribuire equamente le risorse e le entrate petrolifere, una volta che le attività verranno ripristinate. Shoukry ha poi dichiarato che il proprio Paese è responsabile della sicurezza e della stabilità dell’intera regione araba, e, pertanto, si impegnerà per far fronte a chi, dall’esterno, cerca di rafforzare la propria presenza ed influenza, con conseguenze negative a livello regionale.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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