Tensioni Israele- Hezbollah: nessuna guerra all’orizzonte

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 11:17 in Israele Libano

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Sebbene Israele abbia ammesso che un proprio drone è precipitato nei territori libanesi, il 26 luglio, apparentemente a causa di un problema tecnico, Hezbollah ed il nemico israeliano hanno escluso l’ipotesi di una guerra imminente.

Stando a quanto riferito dall’esercito israeliano il 26 luglio, il drone stava compiendo una missione di monitoraggio al confine tra Libano e Israele, quando è precipitato nei territori del Paese vicino. Velivoli israeliani sono soliti sorvolare i cieli libanesi, con il fine di controllare gli spostamenti di Hezbollah, il partito sciita alleato di Teheran, considerato una minaccia per Israele. Non da ultimo, l’episodio del 26 luglio si colloca in un clima di rinnovate tensioni, scaturite dalla morte di un membro di Hezbollah, Ali Kamel Mohsen, in un attacco israeliano in Siria, il 20 luglio.

In tale quadro, il ministro della Difesa israeliano, nonché vicepremier, Benny Gantz, nel corso di una visita in una base militare nei pressi del confine israelo-libanese, il 26 luglio, ha evidenziato che sono il Libano e la Siria i responsabili principali delle ultime tensioni “da e verso i territori israeliani”, così come di eventuali mosse future, e che Israele non desidera peggiorare ulteriormente la situazione. Tuttavia, nel caso in cui gli avversari cerchino di mostrare la propria forza, le forze israeliane sono pronte a rispondere, in quanto non sono disposte a “tollerare alcuna minaccia alla sovranità di Israele e alla sicurezza dei suoi cittadini”.

Dichiarazioni simili sono giunte altresì dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu, il quale, nel corso di un incontro governativo del 26 luglio, ha anch’egli precisato che saranno il regime siriano, con a capo il presidente Bashar al-Assad, e il governo di Beirut a essere ritenuti responsabili di una eventuale escalation nella regione, così come di attacchi futuri da parte di Israele. Netanyahu ha affermato che il proprio Paese si sta impegnando con perseveranza per non consentire all’Iran di posizionarsi “militarmente” al confine israeliano, e di minacciare, in tal modo, Israele stesso.

A tal proposito, il 23 luglio, le forze di difesa israeliane (IDF) hanno annunciato di aver inviato rinforzi al confine settentrionale con il Libano, di aver chiuso alcune vie d’accesso al confine e di aver sollevato uno stato di allerta, dopo che Hezbollah ha minacciato una vendetta per la morte di un proprio combattente. Successivamente, il 24 luglio, tre postazioni dell’esercito siriano nell’area di Quneitra, nella Siria meridionale, al confine con Israele e Libano, sono state colpite da Israele.

Dal canto suo, il vice-segretario di Hezbollah, Naim Qassem, ha affermato, nel corso di un’intervista televisiva del 26 luglio, che, nei prossimi mesi, non vi sarà nessuna guerra tra il partito sciita e Israele. Nonostante la morte del proprio combattente e le conseguenti mosse, non vi sarà “una risposta alla risposta”, a detta di Qassem, sebbene Hezbollah abbia più volte promesso una reazione del gruppo contro Israele se suoi militanti fossero stati uccisi. Per Qassem, tra i due nemici esiste, al momento, un equilibrio in termini di deterrenza, e, pertanto, Hezbollah non è disposto a cambiare né una tale “equazione” né le relative “regole di ingaggio”.

Hezbollah, classificato come un’organizzazione terroristica da Israele e Stati Uniti, è un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga 34 giorni, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati.

Anche nel 2019 Libano e Israele sono stati protagonisti di una escalation di tensioni. Questa ha avuto inizio il 25 agosto, quando un drone israeliano è precipitato nelle periferie meridionali di Beirut, controllate dal gruppo islamista Hezbollah, e un secondo drone è esploso nelle vicinanze, nelle prime ore del mattino. Il giorno successivo, il 26 agosto, tre raid aerei, sempre di provenienza israeliana, hanno colpito una base palestinese, nei pressi del confine con la Siria, situata vicino al villaggio di Qusaya, nella Valle di Bekaa.

Inoltre, nella cornice del conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011 e tuttora in corso, i militanti di Hezbollah, sostenuti dall’Iran, appoggiano le forze del presidente siriano Assad. Dal canto suo, sin dal 2011, Israele ha condotto centinaia di attacchi aerei in Siria, dove ha cercato di colpire l’Iran, i gruppi palestinesi e Hezbollah, considerati un pericolo per l’integrità dei propri confini territoriali.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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