Somalia: sfiduciato il primo ministro

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 16:15 in Africa Somalia

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Il Parlamento della Somalia ha deposto il primo ministro, Hassan Ali Khaire, dopo un voto di sfiducia nato da alcuni disaccordi tra il premier e il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed. I due stavano discutendo da mesi sulla necessità di ritardare o meno le elezioni nazionali, previste per febbraio del prossimo anno. Il primo ministro insisteva affinché la data venisse mantenuta mentre il presidente pretendeva il rinvio del voto.

La sfiducia nei confronti di Khaire è stata votata da 170 parlamentari. Solo 8 si sono detti contrari alle dimissioni del premier. Il vice primo ministro, Mahdi Mohamed Guled, è stato designato premier ad interim, secondo una dichiarazione rilasciata dallufficio presidenziale. Abdullahi Mohamed, in un discorso trasmesso alla radio, ha ribadito di aver accettato la decisione del Parlamento e ha sottolineato che, in questo momento, la priorità è garantire che i programmi governativi vadano avanti.

“Il primo ministro non è riuscito a istituire forze di sicurezza nazionali in grado di rafforzare la sicurezza dei governi federali e statali”, è la motivazione ufficiale del voto di sfiducia nei confronti di Khaire. Luomo, ex dirigente della compagnia petrolifera Soma Oil and Gas, non ha ancora commentato la vicenda.

Ha ricoperto il ruolo di primo ministro della Somalia da marzo 2017. Dotato di una doppia cittadinanza, somala e norvegese, Khaire ha anche lavorato come insegnante di scuola elementare in Norvegia e ha fatto parte del Norwegian Refugee Council, prima di recarsi in Somalia e dedicarsi al settore energetico. È membro del clan Hauia e la sua nomina a primo ministro è stata considerata in passato un tentativo di bilanciare gli interessi delle varie tribù della nazione del Corno d’Africa. Gli alleati del presidente, tuttavia, lo hanno più volte accusato di non essere riuscito a garantire stabilità al Paese africano.

“Il governo non è riuscito a rispettare la sua promessa di preparare un piano chiaro per le prossime elezioni”, ha dichiarato Mohamed Mursal Sheikh Abdirahman, presidente del Parlamento, riferendosi alle prime elezioni dirette dopo l’esplosione della guerra civile, nel 1991. Negli ultimi decenni, il Paese ha tenuto le votazioni attraverso linterposizione di rappresentanti, come gli anziani. Ciò a causa dell’insicurezza diffusa, causata soprattutto dagli attentati dei militanti di al Shabaab, attivi in diverse aree della Somalia.

Mohamed Abukar Islow, ministro della Sicurezza interna e alleato chiave di Khaire, ha accusato il leader del Parlamento e il presidente Mohamed di aver complottato la sfiducia nei confronti del primo ministro per poter rimanere più a lungo al potere. “È un giorno buio”, ha detto Islow, definendo incostituzionale la mossa, dal momento che le elezioni, nel Paese africano, vanno tenute ogni quattro anni.

Il presidente ha promesso di impegnarsi a organizzare “elezioni soddisfacenti” nei tempi previsti, ma il Forum dei partiti nazionali, uno dei maggiori gruppi dell’opposizione, si è detto scettico sulle reali intenzioni di Mohamed. “Il presidente sta generando un caos politico che sarà difficile da gestire. Ci mettiamo in guardia contro qualsiasi tentativo di estensione del mandato”, ha affermato il gruppo in una dichiarazione.

Rashid Abdi, analista indipendente che studia i Paesi del Corno d’Africa, ha rivelato allagenzia di stampa Reuters che la rimozione di Khaire era inevitabile viste le differenze con il presidente e l’aspirazione del premier a diventare un giorno leader della nazione africana. “Ciò che è stato sorprendente è stata la rapidità con cui è stato rimosso. Non ci sono stati dibattiti o negoziati “, ha però specificato Abdi ai giornalisti.

Il Country Report on Terrorism 2019 del governo americano, come quello degli anni scorsi, ha classificato la Somalia tra i rifugi sicuri del terrorismo in Africa, insieme alla regione del Lago Ciad e alla zona trans-sahariana. Il report riferisce che, nel 2019, i terroristi somali di Al Shabaab hanno utilizzato diverse aree del Paese per architettare e condurre attentati sfruttando le debolezze delle forze di sicurezza locali e delle autorità, incapaci di attuare riforme e di adottare una legislazione utile ad innalzare la difesa della Somalia. Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un gruppo jihadista fondato nel 2006 e affiliato ad al-Qaeda. L’obiettivo della sua rivolta è quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Nel febbraio del 2017, il presidente Mohamed ha dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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