Siria, Nord-Est: nuove tensioni nelle aree controllate da Ankara

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 8:39 in Siria Turchia

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Almeno 9 civili sono morti e altri 19 sono rimasti feriti, il 26 luglio, a seguito di un’esplosione verificatasi nella città siriana di Ras al-Ain, nel governatorato di Hasaka.

Si tratta di un’area della Siria Nord-orientale, situata al confine siro-turco, posta sotto il controllo di Ankara e dei gruppi di ribelli affiliati ad essa. Secondo l’agenzia di stampa siriana SANA, l’esplosione è stata causata da un’autobomba, mentre per l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), è stata impiegata una moto carica di esplosivi, posta nei pressi di un mercato ortofrutticolo di Ras al-Ain. Stando a quanto precisato dal SOHR, alcuni dei feriti versano in gravi condizioni, mentre fra le vittime vi sono altresì una donna e un bambino. Inoltre, sono stati riportati danni materiali nell’area colpita.

Il Ministero della Difesa turco ha accusato le milizie curde ed il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) di essere responsabili per quello che è stato definito un attentato. Il PKK è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica.

In tale quadro, sempre il 26 luglio, l’Osservatorio Siriano ha riferito di un’ulteriore esplosione nella città di Afrin, anch’essa controllata dai gruppi di opposizione filo-turchi, che ha causato la morte di un bambino e altri feriti civili. Parallelamente, il 25 luglio, altre 4 persone, tra cui un civile, sono morte a seguito dell’esplosione di un’autobomba a Ras al-Ain, nei pressi della sede del Consiglio civile. Uno degli ultimi episodi simili si è verificato il 19 luglio, quando l’esplosione di un’autobomba ha causato la morte di almeno 7 persone, di cui 5 civili, e circa 60 feriti, tra cui anche donne e bambini, nelle vicinanze di Bab al-Salameh, al confine tra Siria e Turchia.

Secondo quanto riportato dal SOHR, i villaggi e le città posti sotto il controllo di gruppi armati sostenuti da Ankara stanno assistendo, da settimane, ad una fase di instabilità, causata principalmente dalle tensioni tra gruppi “terroristici”, con riferimento al PKK, e i ribelli filo-turchi, i quali mirano entrambi ad assumere il controllo della Siria Nord-orientale e ad ampliare la propria sfera di influenza.

La Turchia, dal 2016, ha condotto quattro operazioni nel Nord della Siria, con il fine di evitare la formazione di un corridoio verso il confine turco usufruibile dai “terroristi” curdi e di stabilire la pace nella regione. Tra queste, vi è l’operazione “Fonte di pace”, lanciata il 9 ottobre 2019, un giorno dopo il ritiro delle truppe statunitensi dal Nord-Est della Siria. In tale occasione, l’obiettivo è stato rappresentato dalle Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione Popolare, considerate il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS in Siria. Grazie a tale collaborazione, negli ultimi anni, le SDF sono riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si oppone fortemente all’ipotesi che queste possano controllare un territorio così vasto al confine con la Turchia.

“Fonte di pace” si è conclusa il 22 ottobre 2019. In realtà, a seguito di una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti avevano finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo già il 17 ottobre 2019. Tuttavia, i combattimenti sono continuati anche successivamente in alcune città, fino a quando, il 22 ottobre 2019, Erdogan ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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