Rep. Centrafricana: l’ex presidente Bozize si ricandida

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 20:43 in Africa Repubblica Centrafricana

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L’ex presidente della Repubblica Centrafricana, Francois Bozize, ha annunciato di volersi ricandidare alle prossime elezioni presidenziali, previste per dicembre, nonostante pesino su di lui le sanzioni delle Nazioni Unite e un mandato di arresto per presunti crimini contro l’umanità. L’annuncio è stato rilasciato, sabato 25 luglio, durante un congresso organizzato dal suo partito, il Kwa na Kwa (Lavoro, nient’altro che il lavoro), nella capitale, Bangui.

“Il Paese ha bisogno di un uomo di esperienza, pace e convinzione”, ha detto Bozize durante il suo intervento, dopo aver criticato il mandato dell’attuale presidente, Faustin-Archange Touadera. Quest’ultimo governa dal 30 marzo 2016 con il sostegno della missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite (MINURCA), formata da oltre 13.000 membri, tra truppe e forze di polizia. L’uomo dovrebbe concorrere per il suo secondo mandato presidenziale alle prossime elezioni, ma non ha ancora confermato se si candiderà o meno. Il primo round di votazioni è previsto per il 27 dicembre.

Il 73enne Bozize, ex presidente, generale e capo dell’esercito, ha preso il potere nel 2003 con un colpo di Stato e ha guidato la nazione africana per 10 anni, prima di essere costretto a fuggire, nel 2013. La nuova amministrazione ha emesso contro di lui un mandato di arresto per presunti crimini contro l’umanità e incitamento al genocidio. Tuttavia, da quando l’uomo ha fatto ritorno nel Paese, circa un anno fa, nessuna misura è stata ancora attuata contro di lui. A gennaio, Bozize ha dichiarato che avrebbe chiesto alle Nazioni Unite di rimuovere le sanzioni imposte sulla sua persona nel 2014, in seguito al presunto supporto fornito ai gruppi armati cristiani Anti-Balaka.

Nella Repubblica Centrafricana, le tensioni sono iniziate proprio nel 2013, dopo il colpo di Stato con cui le milizie musulmane Seleka hanno deposto il presidente Bozize. La presa della capitale, Bangui, da parte dei Seleka, effettuata il 24 marzo 2013, ha scatenato la reazione dei guerriglieri cristiani Anti-balaka, nome che in lingua locale significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”, avviando così un sanguinoso conflitto civile. Dopo la fuga di Bozize, il leader dei Seleka, Michel Djotodia, si è autoproclamato presidente e il proseguire delle violenze ha provocato, verso la fine del 2013, l’intervento militare della Francia, avallato da un mandato delle Nazioni Unite. A seguito delle elezioni del 2016, Touadéra è stato nominato presidente del Paese, dopo aver ricoperto la carica di primo ministro dal 2008 al 2013. Tuttavia, il governo centrale non è più riuscito a recuperare il controllo di alcuni territori, che rimangono ancora in mano alle milizie armate. Nel febbraio 2019, il governo ha fatto il suo ottavo e ultimo tentativo di raggiungere una pace duratura, stipulando un accordo con 14 gruppi ribelli che controllano gran parte del territorio nazionale. Tuttavia, da quel momento, la situazione non è ancora migliorata.

Secondo il Global Terrorism Index Report del 2019, la Repubblica Centrafricana è il 14° Paese al mondo per impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,62 su 10. Le fazioni islamiste che si sono formate dallo scioglimento dei Seleka si concentrano nelle regioni centrali del Paese, mentre le milizie Anti-balaka controllano alcuni territori nel Nord-Ovest. I combattimenti hanno costretto circa 4.7 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, rendendole bisognose di assistenza umanitaria. La missione delle Nazioni Unite, dispiegata nel 2014, fatica a riportare l’ordine e la sicurezza nel Paese, dove il governo ha scarso controllo del proprio territorio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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