Mali: ECOWAS propone piano in 4 punti per risolvere la crisi

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 19:32 in Africa Mali

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Il blocco dei Paesi dellAfrica occidentale (ECOWAS) ha proposto, lunedì 27 luglio, un piano in quattro punti per cercare di risolvere la crisi politica in Mali. La strategia, da attuare entro 10 giorni, prevede sanzioni contro chiunque vi si opponga. Le proposte sono simili a quelle avanzate dal gruppo ECOWAS nelle sue precedenti missioni nel Paese africano. I manifestanti antigovernativi, tuttavia, hanno più volte dichiarato che non accetteranno nessun compromesso che non includa le dimissioni dellattuale presidente, Ibrahim Boubacar Keita.

Lunedì, i capi di stato dell’Africa occidentale si sono incontrati tramite videoconferenza e hanno discusso a lungo delle strategie di uscita dalla crisi. “I leader africani esprimono profonda preoccupazione per questa situazione che potrebbe aumentare l’instabilità in Mali e in tutta la regione”, ha dichiarato l’ECOWAS dopo l’incontro.

Il piano raccomanda che i 31 membri del Parlamento la cui nomina è oggetto si contestazione si dimettano e che si svolgano al più presto nuove elezioni suppletive. LECOWAS ha anche richiesto la creazione di un governo di unità nazionale che includa membri dell’M5-RFP, il movimento di protesta anti-governativo a capo delle manifestazioni, e ha lavvio di uninchiesta sulle vittime degli scontri tra attivisti e forze di sicurezza.

Mobilitate dall’influente leader musulmano, Ibrahim Dicko, e raccolte sotto l’ombrello dellM5-RFP, altresì detto Movimento del 5 giugno, decine di migliaia di manifestanti si sono raccolte nelle strade della capitale del Mali e di altre regioni del Paese per chiedere le dimissioni del presidente Keita. Al di là dell’insoddisfazione per i problemi economici del Paese, della corruzione dilagante e del peggioramento della situazione della sicurezza, la scintilla è scoccata in seguito alla decisione della Corte costituzionale di assegnare la vittoria al partito del presidente, ovvero il Raggruppamento per il Mali (Rpm), nonostante le accuse di frodi e brogli elettorali. Le proteste, iniziate pacificamente, sono diventate violente a inizio luglio, quando tre giorni di scontri tra le forze di sicurezza e i manifestanti hanno provocato la morte di almeno 14 persone, secondo le ultime stime delle Nazioni Unite. Numerosi leader dell’opposizione sono stati anche arrestati e successivamente rilasciati.

La scorsa settimana, una missione dell’ECOWAS, guidata dall’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan, aveva proposto di istituire un governo di unità nazionale che includesse membri dell’opposizione e gruppi della società civile. La delegazione aveva anche suggerito, tra le altre cose, di nominare nuovi giudici della Corte costituzionale. Quest’ultima era già stata sciolta “de facto” da Keita nel tentativo di calmare i disordini. Le proposte dei mediatori regionali, tuttavia, sono state respinte dal Movimento del 5 giugno, che non accetta l’idea di un governo misto, condiviso con personalità legate al presidente, e continua a invocare le dimissioni di Keita. “Il divario tra le richieste delle parti è attualmente molto ampio”, ha dichiarato Ousmane Diallo, ricercatore dell’Africa occidentale di Amnesty International.

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Chiara Gentili

di Redazione

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