Libia: Sayala discute con l’ambasciatore tedesco il ritorno a un processo politico

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 18:55 in Germania Libia

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Il ministro degli Affari Esteri del governo di Tripoli, anche noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), Mohamed Sayala, ha discusso con l’ambasciatore tedesco in Libia, Oliver Owcza, le modalità per sostenere un ritorno al processo politico per risolvere il conflitto nel Paese nordafricano.

Secondo una dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri ripresa da LibyaObserver il 27 luglio, la riunione si è svolta nella capitale, Tripoli, e ha riguardato gli ultimi sviluppi in Libia.

La nota ha sottolineato che Sayala ha esaminato con Owcza i metodi per incoraggiare il ritorno al dialogo politico, in conformità con i risultati della Conferenza di Berlino, e in particolare con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.

Nel quadro della crisi libica, la Germania si è posta come uno dei principali promotori di una soluzione politica e, in tal senso, ha sostenuto diverse iniziative volte a raggiungere l’obiettivo.

Il 19 gennaio 2020, lo Stato europeo ha ospitato la Conferenza di Berlino, i cui partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese nordafricano, affermando altresì la necessità di rispettare l’embargo sulle armi ed intraprendere un percorso politico.

Da parte sua, la Germania rifiuta il coinvolgimento militare di nazioni terze nel conflitto libico, e sostiene la Risoluzione 2510 dell’Onu adottata lo scorso 12 febbraio, nella quale gli Stati membri si sono impegnati a non interferire nella questione di Tripoli, e a non adottare alcun tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi.

A tal proposito, Germania, Francia e Italia hanno minacciato per la prima volta sanzioni contro quei Paesi che non dovessero rispettare l’embargo delle armi in Libia via mare, terra e aria, il 18 luglio.

Ciò nonostante, nelle ultime settimane, la nazione nordafricana ha assistito a una crescente escalation delle tensioni, con l’Egitto pronto a intervenire militarmente al fianco dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar qualora le milizie di Tripoli, con l’aiuto di Ankara, provassero a conquistare la città di Sirte e la base di al-Jufra, definite “linee rosse da non dover oltrepassare” dal presidente del Cairo, Abdel Fattah al-Sisi.

Tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha espresso la preoccupazione di Berlino in merito a tali piani egiziani, durante una conferenza stampa, il 21 luglio. “Le decisioni sugli schieramenti militari non possono essere accolte con favore, poiché comportano sempre il pericolo di un’ulteriore escalation”, ha affermato Maas, aggiungendo che il governo tedesco sta cercando da tempo di allentare le tensioni in Libia, attraverso colloqui con i partiti libici e gli attori regionali.

In particolare, il ministro tedesco ha proposto la creazione di “zone demilitarizzate” intorno alle province più contese, al fine di prevenire un’ulteriore escalation del conflitto. Allo stesso tempo, Maas haaltresì invitato le parti libiche a tornare ai colloqui in formato 5+5 per un cessate il fuoco sostenibile che possa aprire la strada a una soluzione politica, già incoraggiato durante la Conferenza di Berlino, lo scorso 19 gennaio.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. In particolare, i suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

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Mariela Langone

di Redazione

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