Libia: delegazioni rivali si incontrano in Marocco

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 20:03 in Libia Marocco

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Due delegazioni libiche, una in rappresentanza del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, laltra in rappresentanza del generale di Tobruk, Khalifa Haftar, sono giunte in Marocco per confrontarsi sulla ricerca di una soluzione politica al conflitto e sulle strategie per arginare le crescenti tensioni nella regione.

Il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, è arrivato a Rabat, domenica 26 luglio, accompagnato da alcuni alti funzionari della sua squadra, come il ministro Abdelhadi Ehweij. Dallaltra parte, il presidente dellAlto Consiglio di Stato libico, Khaled al-Meshri, è atterrato allaeroporto di Rabat-Saleh insieme ai suoi colleghi, tra cui il capo del Team per il Dialogo, Fwzi Oqab. Le due delegazioni si sono recate in Marocco su invito del presidente della Camera dei rappresentanti di Rabat, Habib Al-Maliki.

Saleh è uno dei politici più attivamente coinvolti nei negoziati sulla ricerca di una soluzione politica che ponga fine alla crisi in Libia. Il rappresentante di Tobruk sostiene la formazione di un Consiglio presidenziale e lo svolgimento tempestivo di elezioni legislative e presidenziali. Qualora, tuttavia, le forze alleate al Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli decidessero di attaccare Sirte, Saleh ha dichiarato di supportare lintervento egiziano nel conflitto. Il Marocco, daltro canto, è contrario a qualsiasi azione militare da parte di attori esterni.

Diversi funzionari libici considerano il Marocco uno dei maggiori mediatori regionali della crisi libica, insieme ad Algeria e Tunisia. Rabat cerca di promuovere il rispetto e lattuazione dell’accordo di Skhirat del 17 dicembre 2015, considerato la base per la futura risoluzione del conflitto. Il 23 giugno, il ministro degli Esteri del Marocco, Nasser Bourita, ha ribadito limportanza dellaccordo, sottoscritto sotto legida delle Nazioni Unite, durante una riunione di emergenza della Lega Araba. In tale occasione, Bourita ha sottolineato che il documento non dovrebbe essere abbandonato ma semplicemente aggiornato, dal momento che non esistono altre alternative praticabili.

In più, secondo il governo del Marocco qualsiasi intervento straniero in Libia rappresenta una violazione della sovranità dello Stato, i cui diritti legittimi dovrebbero essere salvaguardati. Rabat ha sottolineato che accoglierà con favore tutti gli sforzi e le iniziative che verranno promosse per avvicinare le parti in guerra al dialogo e per spingere verso una risoluzione alla crisi.

Il governo marocchino, con le sue ultime dichiarazioni, mostra la volontà di assumere un ruolo maggiore nella mediazione del conflitto e di favorire lelaborazione di uno nuovo accordo, una sorta di Skhirat 2, basato sul precedente. I nodi da risolvere riguardano principalmente gli aspetti della sicurezza e il problema delle milizie. La recente escalation in Libia preoccupa i vicini nordafricani, in particolare dopo le minacce della Turchia di attaccare Sirte e il conseguente avvertimento egiziano di un possibile intervento armato qualora questo accada.

Il Marocco aveva ospitato diversi cicli di dialogo per la pace in Libia prima e dopo la firma dell’accordo di Skhirat, gli ultimi dei quali erano stati proprio i negoziati dell’aprile 2018 tra Aguila Saleh e Khaled al-Meshri. I colloqui erano coincisi con il viaggio del comandante dellEsercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, a Parigi per cure mediche.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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