La Serbia progetta di acquistare più aerei da guerra, potenzialmente dalla Russia

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 11:59 in Russia Serbia

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Il presidente serbo, Aleksandar Vucic, ha affermato di voler rafforzare ulteriormente le forze armate del proprio Paese tramite l’acquisto di più aerei da guerra.

Tale dichiarazione è avvenuta il 26 luglio, durante la visita a una brigata di carri armati a Sremska Mitrovica, nella provincia autonoma della Serbia di Vojvodina.

“Non possiamo tenere traccia dei doni e delle donazioni che alcune contee della NATO nel quartiere stanno ricevendo dagli Stati Uniti, dalla Germania e da altri Paesi, e quindi dobbiamo combattere da soli per preservare la pace e preservare il nostro futuro da soli”, ha comunicato Vucic.

Tuttavia, il presidente serbo non ha specificato quali aerei da guerra Belgrado intende acquistare, ma ha precisato che l’intenzione principale è garantire la sicurezza delle nazione e e la stabilità e la pace nella regione balcanica.

“Noi, in quanto Paese neutrale dal punto di vista militare, vogliamo preservare la nostra neutralità militare, il che significa che ci occupiamo del nostro cielo da soli, per occuparci del nostro Paese da soli. Investiremo denaro e credo che noi, non volendo partecipare a nessuna gara, saremo sempre in grado di garantire sicurezza, stabilità ma anche pace”, ha proseguito Vucic.

A riguardo, i media filo-governativi hanno riferito che la Serbia aveva ufficialmente chiesto agli Stati Uniti 20 cacciabombardieri, ma Washington non aveva risposto alla richiesta. Pertanto, si ipotizza che a causa del rifiuto americano Belgrado possa rivolgersi alla Russia per l’acquisto di aerei da attacco “Sukhoi-25”.

“Gli americani, i turchi e i tedeschi si prendono cura del loro amato bambino”, ha segnalato Vucic, riferendosi al Kosovo, aggiungendo inoltre che Washington ha recentemente equipaggiato le forze di sicurezza di Pristina con veicoli blindati.

Pur rivendicando la neutralità militare della Serbia, lo scorso 22 gennaio, Belgrado ha ricevuto un sofisticato sistema antiaereo da Mosca, tra cui jet da combattimento, elicotteri d’attacco e veicoli corazzati. Parallelamente, il Paese balcanico ha anche ottenuto droni militari dalla Cina, lo scorso 30 giugno.

A tal proposito, gli Stati Uniti hanno indicato che imporrebbero sanzioni contro la Serbia se Mosca inviasse più armi alla nazione, le quali potrebbero minacciare la sicurezza dei vicini membri della NATO.

L’intenzione di rafforzare le capacità militari di Belgrado era già emersa già in occasione del vertice tra Vucic e il suo omologo russo, Vladimir Putin, il 4 dicembre 2019. In tale occasione, il capo di Stato serbo aveva annunciato di avere come obiettivo la creazione di un sistema di difesa in grado di potenziare il proprio esercito. Poco dopo, lo scorso 22 gennaio, Mosca e Belgrado avevano stipulato un contratto per la fornitura di una batteria dei sistemi di difesa aerea russi Pantsir-S1.

Nonostante i forti legami con la Russia, consolidati nel tempo e tuttora in crescita, i vertici di Belgrado hanno più volte ribadito la loro neutralità militare, ufficializzata nel 2006. Successivamente, nel 2015, la Serbia si era anche unita al programma “Partnership for peace” della NATO, pur non cercando di aderire formalmente all’Alleanza Atlantica.

Da parte sua, tramite la cooperazione militare, Mosca cerca di mantenere il suo storico alleato cristiano ortodosso e slavo all’interno della propria sfera di influenza. La Serbia ha altresì contato sul supporto della Russia nella sua continua opposizione al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, autoproclamatosi il 17 febbraio 2008.

Parallelamente, Mosca e Belgrado collaborano anche nel settore dell’intelligence. Lo scorso 23 ottobre, Voice of America ha rivelato che il direttore del servizio estero di intelligence della Russia, Sergey Naryshkin, ha dichiarato alla televisione di Stato serba che i due Paesi stavano portando avanti “operazioni complesse congiunte” per proteggere i rispettivi interessi nazionali.

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Mariela Langone

di Redazione

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