La Giordania si oppone al dissenso degli insegnanti

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 15:36 in Giordania Medio Oriente

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Le forze di sicurezza giordane hanno arrestato 13 membri del sindacato degli insegnanti, dopo che questi avevano manifestato il proprio dissenso contro il governo di Amman. Per alcuni, si tratta di un’ulteriore mossa che mostra la repressione del regno hashemita giordano contro le voci di opposizione.

L’arresto di 13 membri di spicco e la chiusura per due anni delle sedi del sindacato, altresì noto come Associazione degli insegnanti giordani (JTA), sono avvenuti il 25 luglio, dopo una manifestazione organizzata tre giorni prima, il 22 luglio, che aveva visto la partecipazione di centinaia di insegnanti. La richiesta principale del JTA, composta da circa 120.000 membri, è l’attuazione di un accordo siglato nel 2019, che prevede un aumento dei salari dal 35 al 75%. Tuttavia, nel mese di aprile 2020, a seguito delle conseguenze della pandemia di coronavirus che ha colpito un’economia già di per sé fragile, il governo di Amman ha reso noto che qualsiasi aumento previsto per il settore pubblico è congelato per tutto il 2020.

Per tale ragione, gli insegnanti giordani sono scesi in piazza, chiedendo altresì le dimissioni del primo ministro, Omar al-Razzaz. La manifestazione del 22 luglio è stata organizzata dal presidente del sindacato, Nasir al-Nawasra, il quale, il 25 luglio, è stato arrestato con l’accusa di incitamento contro il governo giordano, oltre che di illeciti amministrativi e finanziari. Oltre alle accuse penali, il procuratore di Amman, Hassan Abdallat, ha riferito che gli altri detenuti sono altresì accusati di corruzione e violazioni di tipo finanziario. Stando alle dichiarazioni di attivisti e manifestanti, quanto accaduto rappresenta, in realtà, non solo una mossa contro il sindacato, bensì contro l’intera società giordana e contro le voci di opposizione messe a tacere più volte.

A detta del capo di uno dei maggiori partiti di opposizione, il Fronte di Azione Islamica, Murad Adailah, le misure di Amman contro il sindacato rischiano di aggravare ulteriormente le tensioni politiche, in un momento in cui il Paese deve far fronte ad una situazione economica sempre più precaria. Non da ultimo, come sottolineato altresì dal portavoce del governo, Amjad al Adailah, il timore è che si verifichino nuovi scioperi e proteste a poco più di un mese dall’inizio delle attività scolastiche, causando ulteriori danni alle casse del Regno.

Dal canto suo, il premier al-Razzaz, nel suo discorso settimanale, ha sottolineato che il regno è forte nel far rispettare le leggi e le disposizioni emanate, e tale forza non deriva da una singola persona o partito, bensì da una rete di istituzioni create nel tempo e consolidatesi per oltre un secolo. Tale affermazione giunge dopo che il governo è stato accusato di aver “politicizzato” la questione relativa al sindacato degli insegnanti, in quanto l’Associazione è appoggiata dalla Fratellanza musulmana e, pertanto, la mossa del 25 luglio sarebbe, in realtà, una mossa contro il gruppo islamista, sciolto il 15 luglio.

Uno degli scioperi maggiori della categoria insegnanti in Giordania risale all’8 settembre 2019, ed aveva visto coinvolti circa 87.000 docenti delle scuole pubbliche. Parallelamente, sit-in e proteste vennero organizzati nelle settimane successive. Di fronte a tale scenario, l’esecutivo decise dapprima di concedere agli insegnanti un aumento mensile tra 24 dinari, pari a circa 34 dollari, e 31 dinari, corrispondenti a circa 44 dollari, e successivamente, nel mese di ottobre, riuscì a placare le proteste con un accordo che prevede aumenti tra il 35 ed il 75%. Per il 2020 era stato stabilito un incremento del 50%.

Tuttavia, la Giordania ha spesso assistito a forme di dissenso contro il governo di Amman, visto il continuo peggioramento delle condizioni di vita, la corruzione dilagante e la mancata attuazione delle riforme necessarie a risanare l’economia del Paese. Il blocco causato dalla pandemia ha paralizzato le imprese giordane e ha ridotto le entrate di decine di milioni di dollari, provocando la contrazione economica più acuta degli ultimi venti anni. Il governo prevede che l’economia subirà un calo del 3,5% nel 2020, allontanandosi dalle stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il quale aveva previsto una crescita del 2% prima dello scoppio dell’emergenza coronavirus. Non da ultimo, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 19.3% ed il debito pubblico ammonta a più di 40 miliardi di dollari.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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