Kosovo ed Europol firmano un accordo di cooperazione

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 14:12 in Balcani Kosovo

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Il Kosovo e l’Agenzia di intelligence dell’Unione Europea EUROPOL hanno siglato un accordo di cooperazione volto a combattere la grande criminalità, il 27 luglio.

Il ministro degli interni di Pristina, Agim Veliu, il quale ha firmato l’intesa, ha comunicato che questa potenzierà le capacità del Paese balcanico nella battaglia ai reati gravi e al terrorismo.

“Con la firma di questo accordo di lavoro, abbiamo rafforzato e avanzato il lavoro nella lotta contro la criminalità organizzata, il terrorismo e altre forme di criminalità”, ha specificato Veliu.

Il capo dell’Ufficio europeo in Kosovo, Nataliya Apostolova, la quale era presente al momento della sottoscrizione, ha rivelato che l’intesa tra Pristina ed Europol metterà la nazione alla pari di altri Paesi della regione in tale settore.

Il Consiglio di amministrazione di Europol aveva già approvato la firma dell’accordo di lavoro per istituire relazioni di cooperazione tra le autorità di contrasto del Kosovo e l’Agenzia dell’UE per la cooperazione in materia di applicazione della legge in una riunione tenuta virtualmente, lo scorso 9 e 10 giugno.

Tale intesa prevede la cooperazione tra Europol e le forze di polizia e doganali di Pristina, l’amministrazione fiscale e l’unità del Paese incaricata di prevenire il riciclaggio di denaro, nel settore della lotta contro la criminalità organizzata, corruzione e altre forme gravi di criminalità.

Il 17 febbraio 2008, il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia, sostituendo l’amministrazione sponsorizzata dall’Onu che era stata creata dopo il bombardamento del Paese da parte della NATO nel 1999, il quale, a sua volta, aveva fatto ritirare dal territorio kosovaro le forze serbe e jugoslave. L’azione della NATO aveva come obiettivo l’interruzione della dura repressione delle proteste interne da parte del governo serbo, che videro l’uccisione e l’espulsione dei cittadini albanesi dal territorio kosovaro. La popolazione locale è composta al 90% da persone di origine albanese. 

Stati Uniti e Unione Europea sono i due maggiori sostenitori dell’indipendenza del Kosovo. Da parte sua, Washington sostiene Pristina sia a livello politico, sia a livello economico e ha promesso che sbloccherà 50 milioni di dollari in aiuti economici che erano stati previsti per il Kosovo ma che erano stati poi sospesi, difronte al rifiuto del governo di sollevare i dazi commerciali. L’UE, invece, ha posto come pre-condizione per l’accesso al suo interno del Kosovo la stipula di un accordo per il reciproco riconoscimento del Paese con la Serbia. 

Dal canto opposto, la Russia è invece il maggior alleato di Belgrado e, dalla sua dichiarazione d’indipendenza, ha bloccato l’accesso del Kosovo alle organizzazioni internazionali, prima fra tutte l’Onu. Oltre 110 Paesi a livello mondiale hanno riconosciuto lo Stato balcanico ma tra questi, oltre la Russia e la Serbia, non figura nemmeno la Repubblica Popolare Cinese (RPC). Le tre nazioni considerano il Kosovo un territorio serbo.

Pristina ha un nuovo esecutivo dallo scorso 3 giugno, data in cui il Parlamento ha votato la fiducia alla squadra di governo con a capo Avdullah Hoti, in precedenza ministro delle Finanze. Una delle sfide principali che quest’ultimo dovrà affrontare consiste nella ripresa del dialogo con la Serbia. A tale riguardo, Hoti ha annunciato di voler istituire un regime di libero mercato con Belgrado, come suggerito sia dall’Unione Europea sia dagli Stati Uniti. Tuttavia, nonostante l’apertura verso la Serbia, il neo premier ha precisato che eventuali negoziati non avranno tra i temi la revisione dei confini del proprio Paese, e si è detto contrario a scambi territoriali con Belgrado.

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Mariela Langone

di Redazione

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