Iraq: riprendono le proteste anti-governative, vittime tra i manifestanti

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 12:12 in Iraq Medio Oriente

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La capitale irachena Baghdad ha assistito, nella sera del 26 luglio, ad una rinnovata mobilitazione popolare che ha causato la morte di 2 cittadini ed il ferimento di altri 12, tra cui un adolescente in condizioni critiche.

Stando a quanto riferito da fonti mediche nella mattina del 27 luglio, le vittime sono state causate dai candelotti lacrimogeni impiegati nel corso degli scontri tra i manifestanti iracheni e le forze di sicurezza, scese in campo per reprimere le proteste. Queste ultime, in realtà, hanno avuto inizio nella giornata del 26 luglio in diverse città meridionali irachene, oltre che nella capitale, dove gruppi di manifestanti sono scesi in strada in segno di protesta contro l’interruzione dell’elettricità, provocata da un sovraccarico dei generatori, scaturito, a sua volta, dalle alte temperature estive. Non da ultimo, la popolazione irachena si è detta diffidente nei confronti del governo e delle promesse avanzate e ha richiesto misure anti-corruzione e un miglioramento dei servizi, elettricità in primis.

A Baghdad, la mobilitazione ha interessato soprattutto piazza Tahrir, dove si sono verificati scontri tra manifestanti e forze di polizia. Gli attivisti hanno altresì denunciato abusi contro i cittadini iracheni, tra cui percosse, lacerazione di vestiti e confisca di cellulari, oltre all’impiego di proiettili vivi e gas lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine.

La morte dei due cittadini ha suscitato il timore di una nuova escalation, simile a quella verificatasi dal primo ottobre scorso e che, negli ultimi mesi, sembrava essersi placata. Quanto accaduto il 26 luglio rappresenta il primo episodio di tal tipo da quando il nuovo primo ministro, Mustafa al-Kadhimi, è salito alla guida del governo di Baghdad, il 6 maggio. Il 5 giugno, il premier stesso aveva annunciato l’istituzione di una squadra indipendente volta ad indagare sugli eventi susseguitisi da ottobre 2019, con riferimento agli omicidi, alle sparizioni e alle operazioni di repressione perpetrati.

Circa le violenze del 26 luglio, il governo iracheno ha riferito che aprirà un’indagine sugli “spiacevoli eventi” verificatisi, volta a identificare i diversi responsabili. Tuttavia, è stato precisato, le autorità irachene avevano precedentemente esortato le forze di sicurezza a non fare uso di violenza, se non strettamente necessario.

Il primo ottobre 2019, i manifestanti iracheni erano scesi per le strade di Baghdad e di diverse città meridionali per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che portasse davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi e alla dilagante corruzione, anche la disoccupazione, in particolare giovanile, e, a seguito dell’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020, era stata messa in luce l’influenza di Washington e Teheran nel Paese.

Le proteste si sono interrotte dal 17 marzo, a causa del diffondersi della pandemia di Covid-19 nel Paese ed i rischi a questa connessa, ma il malcontento popolare ha continuato a manifestarsi in sporadici episodi dal 10 maggio, a seguito dell’elezione di al-Kadhimi.

Il 23 maggio scorso, l’Ufficio per i diritti umani della Missione dell’Onu in Iraq (UNAMI) ha pubblicato un report in cui sono stati documentati 99 casi di sequestro e sparizione, riguardanti 123 vittime, 25 delle quali tuttora disperse, connessi ai movimenti di protesta e repressione. Stando a quanto riferito, ad oggi nessuno dei responsabili è stato ancora processato o arrestato. Il rapporto dell’ufficio Onu ha altresì riferito che, oltre ai 99 rapimenti, alle circa 500 persone uccise e a quasi 8.000 feriti, vi sono stati cittadini uccisi da gruppi armati non identificati, lontano dalle arene di protesta, o che sono stati feriti nel corso del periodo di rapimento e detenzione da parte dei medesimi autori. Secondo alcuni agenti e politici iracheni, i manifestanti potrebbero essere stati attaccati da gruppi filo-iraniani, mentre per altri membri del governo potrebbe essersi trattato di bande criminali, sebbene tale ultima ipotesi sia stata scartata dall’Onu, vista l’assenza di riscatti o altri moventi di natura criminale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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