Iran: schierata una “finta” portaerei nello Stretto di Hormuz

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 14:11 in Iran Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Teheran ha posizionato una finta portaerei nello Stretto di Hormuz, presumibilmente funzionale ad effettuare esercitazioni navali. Secondo alcuni, la mossa potrebbe provocare nuove tensioni con Washington.

La notizia è stata riportata il 27 luglio dal quotidiano arabo al-Arabiya, basandosi su quanto riferito dal quotidiano britannico The Telegraph. Lo Stretto di Hormuz, che divide la Penisola arabica dalle coste dell’Iran, è considerato uno dei passaggi marittimi più rilevanti al mondo, in quanto, oltre a mettere in comunicazione l’Oceano Indiano con il Golfo Persico, è un canale dove confluisce circa il 20% delle risorse petrolifere internazionali.

Le immagini satellitari diffuse il 27 luglio, scattate e fornite dalla società di tecnologia spaziale Maxar Technologies, mostrano altresì un motoscafo mentre si dirige verso la finta portaerei, dopo che questa è stata trainata nello stretto, attraverso un rimorchiatore, dalla città portuale iraniana di Bandar Abbas. L’aspetto della portaerei ha fatto pensare ad una sua appartenenza al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), il quale si starebbe preparando ad un “finto naufragio”, simile a quello simulato nel 2015 nella medesima area. Tuttavia, media e autorità iraniani, sino ad ora, non hanno diffuso alcuna notizia a riguardo, né sono chiari gli obiettivi di Teheran.

Le dimensioni e le forme sono simili ad una portaerei a propulsione nucleare classe Nimitz. Nello specifico, stando alle foto satellitari scattate da Maxar Technologies, la finta portaerei sembra essere lunga 200 metri e larga 50, rispetto ai 300 metri di lunghezza e 75 di larghezza di una vera Nimitz. Inoltre, la replica riporta 16 sagome di aerei da combattimento sul proprio ponte. Secondo quanto specificato dal quotidiano britannico, portaerei simili vengono spesso impiegate dalla Marina statunitense e trasportate nel Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz. Per tale motivo, tale classe ha preso il nome di USS Nimitz. Proprio negli ultimi giorni, una USS Nimitz ha fatto ingresso nelle acque mediorientali, probabilmente in sostituzione della USS Dwight D. Eisenhower nel Mar Arabico, ma, al momento, non è ancora chiaro quando o se la Nimitz statunitense attraverserà lo Stretto di Hormuz.

Parallelamente, il modello ricorda una portaerei iraniana impiegata nel febbraio 2015 per un’esercitazione militare intitolata “Great Prophet 9”, durante la quale le forze iraniane colpirono la finta nave da guerra con mitragliatrici e razzi sparati da motoscafi e successivamente con missili terra-aria che ne provocarono l’affondamento. Great Prophet 9 ebbe luogo mentre Teheran e diversi attori internazionali si confrontavano su quello che poi sarebbe stato l’accordo sul nucleare iraniano, il cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), siglato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Oggi, sottolinea The Telegraph, “l’accordo è saltato”, dopo che, il capo della Casa Bianca, Donald Trump, l’8 maggio 2018, si è ritirato unilateralmente dal patto. Teheran, dal canto suo, è venuta meno gradualmente ad alcuni punti del JCPOA, sebbene consenta ancora ispezioni ai propri siti nucleari da parte delle Nazioni Unite. Tuttavia, il ritiro di Washington ha creato ulteriori fratture nelle relazioni tra i due Paesi.

Non da ultimo, porre una finta portaerei nello stretto di Hormuz potrebbe rappresentare una risposta iraniana all’incidente del 23 luglio, quando un aereo passeggeri, della compagnia iraniana Mahan Air, in volo da Teheran a Beirut, è stato costretto ad un brusco abbassamento di quota per evitare lo scontro con un jet da combattimento statunitense, un F-15. Il velivolo è atterrato nella capitale libanese, ma alcuni passeggeri hanno riportato ferite.

Tali ultimi episodi sono da collocarsi in un quadro più ampio caratterizzato da crescenti e perduranti tensioni tra Washington e Teheran. Queste sono state acuite dapprima con il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, e poi con l’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020. L’apice è stato raggiunto con l’uccisione del capo del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare, deceduti il 3 gennaio a seguito di un raid aereo ordinato da Donald Trump contro l’aeroporto di Baghdad.

Inoltre, il 22 giugno, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha dichiarato di aver progettato la costruzione di una base permanente nell’Oceano Indiano, per far fronte ad atti di pirateria o attacchi da parte di forze straniere. Precedentemente, il 18 giugno, le forze di Teheran hanno riferito di aver testato nuovi missili da crociera nel corso di un’esercitazione effettuata nel Nord dell’Oceano Indiano, nei pressi del Golfo di Oman. Si è trattato di una nuova generazione di missili da crociera con un raggio pari a 280 km, la cui gittata potrebbe essere ulteriormente estesa, secondo quanto riportato dai media di Teheran. Quest’ultima ha più volte ribadito che il proprio Paese non consentirà la presenza di navi da guerra straniere nel Golfo e le forze statunitensi sono state esortate a ritirarsi da tale area, in quanto la loro presenza, oltre ad essere pericolosa, è illegale e rappresenta una fonte di instabilità.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.