Il discorso alla nazione del presidente delle Filippine

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 12:36 in Asia Filippine

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Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha difeso le decisioni del suo governo per combattere l’epidemia di coronavirus, affermando che l’intervento tempestivo ha impedito da 1,3 a 3,5 milioni di infezioni. 

Parlando durante il suo discorso annuale alla nazione, il 27 luglio, e mentre i positivi al COVID-19 sono cresciuti a 82.040, con quasi 2.000 morti, Duterte ha dichiarato che il lungo blocco imposto alle Filippine è stato uno dei più severi del mondo. Questo potrebbe aver danneggiato l’economia, secondo il presidente, ma ha tenuto sotto controllo la diffusione del virus. Le Filippine hanno allentato le restrizioni il primo giugno, ma da allora i casi sono quadruplicati e i critici affermano che il Paese è stato troppo lento nel rilevare le infezioni a causa della scarsità di test.

“La vita prima di tutto”, ha aggiunto, sottolineando che “inizialmente abbiamo riscontrato difficoltà nel potenziare la nostra capacità di testare i cittadini”. Duterte ha anche ribadito che non avrebbe permesso alle scuole di riaprire per le lezioni fino a quando non fosse stato disponibile un vaccino. Inoltre, il presidente ha affermato di aver chiesto al presidente cinese, Xi Jinping, di considerare le Filippine con una priorità assoluta, una volta che Pechino avesse sviluppato il proprio vaccino. “Ho fatto una richiesta al Presidente Xi, se svilupperanno il vaccino, possono permetterci di essere uno dei primi ad averlo”, ha aggiunto. 

Duterte ha anche promesso di non fare passi indietro riguardo alla sanguinosa guerra alla droga portata avanti dalla sua amministrazione, che ha allarmato la comunità internazionale. Il presidente ha affermato che le Filippine “non eviteranno i propri obblighi” per quanto riguarda i diritti umani, aggiungendo che questi includevano la protezione delle persone dalla criminalità. “Non farlo nel mio Paese perché ti ucciderò davvero, questa è una promessa”, ha dichiarato, avvertendo gli spacciatori. 

Un rapporto delle Nazioni Unite sulle Filippine evidenzia come il presidente incoraggi pubblicamente alla violenza, soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta guerra al terrorismo in cui ha promesso di eliminare 100.000 terroristi e assolvere la polizia che uccide i sospetti. A tale proposito, il 17 aprile, un generale filippino, Cirilito Sobejana, aveva accusato i militanti del gruppo di Abu Sayyafaffiliato all’ISIS, di aver compiuto un attentato su un’isola del Sud delle Filippine che aveva causato la morte di 11 militari e il ferimento di altri 14. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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