Bolivia: elezioni rinviate, prosegue crisi istituzionale

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 8:18 in America Latina Bolivia

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La Bolivia non emerge dalla grave crisi istituzionale scoppiata nel novembre 2019 con l’estromissione dal potere dell’allora presidente Evo Morales tra accuse di brogli e frode elettorale. La soluzione avrebbe dovuto essere una nuova chiamata alle urne, ma la pandemia di coronavirus ha impedito le lezioni, inizialmente previste per maggio e rinviate prima a settembre e ora a ottobre. Il secondo rinvio del voto, dal 6 settembre al 18 ottobre, decretato giovedì scorso dal Tribunale elettorale, aggrava le polemiche politiche e costringe il Paese a far fronte a un intenso conflitto sociale.

Il Tribunale supremo elettorale (TSE), che ha attribuito la sua decisione alla diffusione della pandemia, ha scontentato tutte le forze politiche, tranne il Gabinetto ad interim della conservatrice Jeanine Áñez. Il governo che successe a Morales si stabilì con l’unico scopo di ripetere le elezioni presidenziali dopo che l’Organizzazione degli Stati americani (OEA) aveva accusato l’ex presidente di aver manipolato i risultati dello scorso 20 ottobre. Tale conclusione, messa in discussione da varie organizzazioni, ha aperto una crisi istituzionale che non è stata ancora chiusa. Morales, rimasto al potere per 13 anni, si è dimesso sotto la pressione dell’esercito e della polizia ed è fuggito, prima in Messico e poi in Argentina, dove attualmente vive.

Il governo di fatto vuole guadagnare più tempo per continuare la persecuzione contro i leader sociali e contro i candidati MAS. Questa è un’altra forma di prescrizione. Ecco perché non vuole le elezioni il 6 settembre” – ha scritto Evo Morales su Twitter dall’Argentina. Il suo partito, il Movimento per il socialismo (MAS) e i suoi sindacati si stanno preparando a bloccare il rinvio delle elezioni sia all’Assemblea legislativa che nelle strade. Tuttavia, allo stesso tempo anche i comitati civici di Santa Cruz, la seconda città del paese, e il loro leader, il candidato di destra Luis Fernando Camacho, condannano la decisione, perché chiedono che le elezioni non vengano posticipate, ma che siano sospese per l’emergenza sanitaria. Camacho ha accusato Salvador Romero, presidente del TSE, di essere un “ragazzino capriccioso” per aver fissato una nuova data.

Il governo di Jeanine Áñez, da parte sua, plaude alla decisione dell’autorità elettorale, ma ritiene che occorrerà ancora qualche rinvio successivo, poiché – secondo la tendenza dei contagi – ottobre è ancora molto presto.

Sebbene la controversia sul momento migliore per tenere le elezioni sia presentata come una discussione sulla salute pubblica, riflette la profonda polarizzazione della società. Áñez sta per completare un anno al potere come capo del governo provvisorio. La presidente ad interim ha dichiarato che la priorità del suo esecutivo ora è la ripresa economica e la lotta contro il covid-19, che ha travolto il sistema sanitario e provocato quasi 70.000 infezioni e oltre 2.500 morti.

Le forze politiche che esprimono le classi medie urbane, che sono state le protagoniste del rovesciamento di Morales, e il governo ad interim hanno trasformato la politica nazionale in una crociata contro il MAS. Il suo leader è accusato di terrorismo, un reato punibile con 20 anni di carcere. Centinaia di funzionari della sua amministrazione sono indagati o sono sotto processo e diverse dozzine sono asili fuori dal paese. Il ministro dell’Interno, Arturo Murillo, responsabile della politica di sicurezza e uno dei più controversi esponenti del governo, si è costantemente scontrato con i fedeli dell’ex presidente ed esprime ciò che una parte della popolazione pensa quando li definisce “criminali”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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