Albania: il Parlamento respinge l’impeachment del presidente

Pubblicato il 27 luglio 2020 alle 18:28 in Albania Balcani

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Il Parlamento dell’Albania ha votato, il 27 luglio, contro l’impeachment del presidente di Tirana, Ilir Meta, avanzato in seguito al suo tentativo, poi fallito, di annullare le elezioni locali del 30 giugno 2019.

I legislatori si sono espressi, con 78 voti contro 17, e 8 astensioni, in favore delle raccomandazioni di una commissione inter-partito, la quale ha sostenuto che Meta non dovrebbe essere incriminato. Ciò nonostante, quest’ultima ha suggerito la stesura di una nuova legislazione sui poteri presidenziali. Per incriminare il presidente sarebbe servita una maggioranza rafforzata di 94 voti su 140.

Tale commissione è stata istituita l’8 luglio 2019 dai socialisti al governo, al fine di indagare il presidente, proveniente da un piccolo partito di opposizione di sinistra, per il suo tentativo di annullare le elezioni comunali, con l’accusa che la misura superasse i poteri costituzionali. Al riguardo, il primo ministro di Tirana, Edi Rama, ha accusato Meta di aver commesso “atti di vandalismo” contro la costituzione albanese.

In tale occasione, Meta aveva cercato di fermare le elezioni per paura di un processo “antidemocratico”, poiché i partiti di opposizione di centro-destra avevano dichiarato di voler boicottare le votazioni a causa di presunti legami tra i socialisti di governo e gruppi della criminalità organizzata. Il presidente albanese aveva altresì espresso timori di violenti disordini civili qualora le elezioni municipali fossero andate avanti.

Tuttavia, al tempo, la sua decisione è stata respinta dalle autorità elettorali e dai socialisti, i quali detengono la maggioranza in Parlamento, e che hanno poi vinto nei principali comuni.

Al momento, l’Albania è candidata all’adesione all’Unione Europea. In particolare, il primo luglio, la Commissione Europea ha presentato al Consiglio un piano di quadri negoziali per l’Albania e la Macedonia del Nord, i quali definiscono gli orientamenti e i principi per l’accordo di adesione all’UE. La Commissione è stata invitata a presentare tali proposte dopo che, lo scorso 24 marzo, i ministri degli Esteri degli Stati membri dell’UE hanno deciso all’unanimità di avviare i negoziati di adesione con entrambi i Paesi.

Tale iniziativa rientra in una nuova strategia dell’Unione Europea volta ad estendere la propria partecipazione ai Balcani occidentali, dopo l’uscita del Regno Unito avvenuta lo scorso 31 gennaio.   

Nello specifico, i punti principali della proposta dell’UE sulla revisione del processo di allargamento sono quattro: credibilità, guida politica, dinamicità e prevedibilità. Per quanto riguarda il primo, Bruxelles propone di porre un accento maggiore sulle riforme fondamentali, ad esempio sullo stato di diritto. Passando al secondo punto, la proposta è di incrementare le occasioni di dialogo tra i vertici politici. Il terzo tema riguarda la dinamicità, per cui la Commissione propone di raggruppare i capitoli dei negoziati di adesione in 6 aree, negoziabili contemporaneamente, ovvero le basi fondamentali, il mercato interno, la competitività e la crescita inclusiva, l’agenda ambientale e la connettività sostenibile, le risorse, l’agricoltura e la coesione, e le relazioni esterne. Infine, affinché il processo sia più predittivo, la Commissione ha proposto di esprimere con maggiore chiarezza le conseguenze del raggiungimento e del mancato raggiungimento degli obiettivi delle riforme.

In tale quadro, l’UE ha riconosciuto i progressi di Albania e Macedonia del Nord in materia di lotta al crimine e alla corruzione, in contrasto con le critiche mosse lo scorso 18 ottobre dal presidente francese, Emmanuel Macron, il quale aveva sottolineato che l’Europa sta già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di altre due nazioni dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta, e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione. Per tale motivo, in occasione del voto del 18 ottobre 2019, l’ingresso di Skopje era stato approvato da tutti gli Stati membri dell’UE, ad eccezione di Parigi, mentre quello di Tirana era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi.  

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Mariela Langone

di Redazione

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