Yemen: il crescente ruolo di Abu Dhabi mette in pericolo la “legittimità”

Pubblicato il 26 luglio 2020 alle 8:15 in Emirati Arabi Uniti Yemen

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Gli Emirati Arabi Uniti (UAE) continuano a incrementare il proprio controllo in Yemen, e, secondo alcuni, la presenza nelle aree yemenite poste sotto la loro influenza è la maggiore al di fuori dei confini emiratini. Ciò desta la preoccupazione del governo yemenita e di altri Paesi circostanti.

Il ruolo di Abu Dhabi in Yemen è emerso a seguito delle tensioni nate nel Sud del Paese, nuovamente riaccesesi dal 26 aprile scorso, data in cui i gruppi separatisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), sostenuti dagli UAE, hanno annunciato l’istituzione di un’amministrazione autonoma in sei delle otto province meridionali, dando vita a nuovi scontri tra i gruppi secessionisti e le forze yemenite. A seguito di settimane di scontri, rappresentanti del governo yemenita hanno avviato un ciclo di consultazioni con delegati del STC nella capitale saudita, con il fine di stabilire una tregua e preservare il cosiddetto “accordo di Riad”. Sebbene le tensioni si siano placate, le negoziazioni non hanno ancora portato ad un risultato concreto.

Gli Emirati, da un lato, sostengono il governo yemenita e l’Arabia Saudita nella lotta contro i ribelli sciiti Houthi, nella cornice del perdurante conflitto scoppiato il 19 marzo 2015, mentre, dall’altro lato, appoggiano le forze separatiste meridionali, fornendo loro supporto militare e finanziario e istituendo e addestrando vere e proprie truppe. Uno degli obiettivi principali di Abu Dhabi sembra, però, essere l’isola di Socotra, situata nell’Oceano Indiano, vicino al Golfo di Aden, il cui controllo le consentirebbe di rafforzare la propria presenza militare e commerciale nell’area, aumentando il proprio prestigio.

In tale quadro, secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, Abu Dhabi si sta mobilitando per imporre la propria presenza anche sulla costa sia meridionale sia occidentale, provando ad allontanare il governo legittimo yemenita da tali aree. In particolare, fonti militari hanno rivelato che il quarto distretto militare, corrispondente alla regione di Aden, potrebbe presto divenire una delle aree dove gli Emirati detengono maggiore controllo, e dove addestrano altresì le forze militari locali. Non da ultimo, Abu Dhabi starebbe provando a istituire un maggior numero di basi militari e centri di addestramento sulla costa occidentale che si estende da Hodeidah ai confini della città di Aden e dello Stretto di Bab Al-Mandeb. Una missione che è stata già compiuta nell’isola di Mayyun e nella città portuale di Mokha, sulle coste del Mar Rosso.

Le fonti hanno confermato che Abu Dhabi sta riducendo gradualmente la presenza del governo legittimo dalla costa occidentale, con l’aiuto della famiglia del presidente yemenita defunto, Ali Abdullah Saleh, e attraverso nove brigate che gli Emirati stessi hanno formato e finanziato, guidate dal brigadiere Tariq Muhammad Abdullah Saleh, nipote del presidente defunto. A detta delle fonti, gli UAE avrebbero fornito armi moderne, e in grande quantità, sufficienti ad armare l’esercito di un intero Paese. Inoltre, è stato evidenziato, leader militari, della sicurezza e dell’intelligence degli Emirati, oltre ad ufficiali ed esperti stranieri assunti da Abu Dhabi, visitano costantemente la costa occidentale, dove sostano per periodi lunghi anche mesi. Pertanto, secondo le fonti di al-Araby al-Jadeed, gli UAE, servendosi di “delegati”, starebbero provando a cambiare la mappa geopolitica yemenita, influenzando altresì le relazioni del Paese con i propri alleati, tra cui l’Arabia Saudita.

A tal proposito, a preoccuparsi di una simile mobilitazione non è solo il governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, ma altresì il Sultanato dell’Oman e i Paesi del Corno d’Africa. Questi sono tutti timorosi di un controllo emiratino sulle rotte marittime internazionali e di ulteriori conflitti nell’area. Tuttavia, come evidenziato da alcuni esperti, la rottura dell’asse Riad-Abu Dhabi non sembra essere nei piani dei due Paesi, in quanto entrambi potrebbero subirne le conseguenze negative che, invece, avvantaggerebbero l’Iran. Tale teoria è dimostrata dal fatto che gli Emirati Arabi Uniti, seppur finanziando i gruppi separatisti, si sono detti contrari alla loro “autogestione del Sud”, e si sono detti a favore di un accordo che possa, da un lato, riconoscere il STC, e, dall’altro lato, salvaguardare l’unità dello Yemen.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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