Tunisia: nominato il nuovo primo ministro

Pubblicato il 26 luglio 2020 alle 9:10 in Africa Tunisia

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Il presidente tunisino, Kais Saied, ha nominato l’attuale ministro degli Interni, Hichem Mechichi, nuovo primo ministro del Paese, sabato 24 luglio.  Accettando la nomina, il 46enne neopremier ha promesso di rispondere alle richieste sociali ed economiche della popolazione, che hanno generato numerose proteste, affermando che formerà un governo in grado di incontrare le aspirazioni e le richieste legittime di tutti i tunisini.

Il nuovo primo ministro avrà un mese di tempo per formare un governo che possa ottenere il voto di fiducia a maggioranza semplice del Parlamento, altrimenti il presidente Saied dovrà sciogliere l’organo legislativo e indire nuove elezioni, da organizzare entro tre mesi. Mechichi è un indipendente, per questo, non era stato proposto da nessun partito per ricoprire l’incarico di primo ministro, tuttavia è molto vicino al presidente Saied, del quale è stato anche un consigliere, per questioni giuridiche.

Mechichi ha un dottorato in scienze politiche e legge, alcuni analisti hanno però affermato che la sua figura manchi di un background economico in un momento in cui i creditori internazionali stanno chiedendo a Tunisi di adottare riforme difficili. La situazione già complessa del Paese è stata di recente aggravata dall’arrivo del coronavirus che ha avuto un grande impatto sull’economia. Per l’anno in corso, è prevista una contrazione economica del 6,5% e un deficit pari al 7% del PIL. Le difficoltà della Tunisia hanno portato a numerose proteste in cui la popolazione ha lamentato la stagnazione economica, un generale declino nelle condizioni di vita e il peggioramento dei servizi pubblici, problemi che si accompagnano ad un quadro politico instabile.

A tal proposito, Mechichi andrà a sostituire l’ex premier, Elyes Fakhfakh, che si era dimesso dall’incarico lo scorso 15 luglio, dopo che Ennahda, il partito moderato islamico che detiene la maggioranza, aveva deciso di ritirare la sua fiducia al premier a causa di accuse di conflitto di interesse a suo carico. Queste erano nate dalla pubblicazione di documenti dai quali era emerso che alcune società, di cui Fakhfakh possedeva quote e titoli azionari, avrebbero vinto appalti statali per un valore di circa 15 milioni di dollari.

Oltre alle dimissioni del primo ministro, il Parlamento è teatro di ulteriori tensioni da fine giugno, quando il partito conservatore Free Destourian Party (PDL) aveva accusato lo stesso presidente dell’Assemblea monocamerale, Rached Ghannouchi, il quale è anche a capo di Ennahda, di avere legami con il terrorismo e il movimento della Fratellanza Musulmana. Per questo, il 16 giugno scorso, il PDL aveva chiesto l’avvio di un’indagine sulle attività del partito islamico. Più tardi, il 12 luglio, un blocco di cinque partiti tunisini, capeggiati dal Free Destourian Party, ha quindi richiesto un voto di sfiducia nei confronti di Ghannouchi

Al momento, la Tunisia è guidata da un governo di coalizione, votato lo scorso 6 ottobre, in cui il partito di maggioranza è Ennahda. L’esecutivo tunisino era stato nominato lo scorso 27 febbraio ma spaccature ideologiche interne, soprattutto per quanto riguarda le finanze statali e il debito, hanno determinato un fragile equilibrio al suo interno. Al momento, la prossima sessione parlamentare è prevista per il prossimo 30 luglio.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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