USA: fermate possibili spie della Cina, chiuso il consolato a Chengdu

Pubblicato il 25 luglio 2020 alle 11:00 in Cina USA e Canada

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Un cittadino di Singapore, Jun Wei Yeo, si è dichiarato colpevole di aver operato illegalmente come agente per l’intelligence cinese negli Stati Uniti dal 2015 al 2019, secondo quanto riferito dal Dipartimento di Giustizia americano, il 24 luglio. Nella stessa giornata, in Cina, il governo ha ordinato la chiusura del consolato americano di Chengdu, in risposta alla chiusura della rappresentanza cinese a Houston, in Texas, ordinata il 22 luglio e portata a termine due giorni dopo.

L’uomo, arrestato nel 2019, aveva avviato un’attività di consulenza politica per ottenere da parte di dipendenti del governo e dell’esercito americani informazioni non pubbliche, per conto dell’intelligence cinese . Nella sua ammissione di colpevolezza, ha dichiarato di aver operato ricercando cittadini americani aventi accesso a informazioni di sicurezza di alto livello. Gli USA emetteranno la sentenza definitiva per Yeo il prossimo ottobre. Il suo arresto è avvenuto in seguito ad una massiccia campagna condotta dall’FBI che ha interrogato decine di persone presenti nel Paese con un visto, per sospetti legami con l’intelligence cinese.

Nella stessa giornata del 24 luglio, una ricercatrice cinese, Juan Tang, che si era rifugiata nel consolato di Pechino a San Francisco per sfuggire all’arresto, si è dovuta presentare difronte ad un tribunale, dopo essere stata accusata di essere legata all’esercito cinese. Al momento, la donna è stata trattenuta dalle autorità americane. Juan è una dei quattro cittadini cinesi accusati di aver operato frodi sui visti, avendo mentito di essere in servizio per l’Esercito Popolare di Liberazione cinese, lo scorso 23 luglio.

Contemporaneamente, il 24 luglio, il suo portavoce, Wang Wenbin, ha confermato che il Ministero degli Esteri cinese ha notificato all’ambasciata americana in Cina la sua decisione di revocare il permesso per l’istituzione e l’operatività del consolato generale americano a Chengdu, richiedendo la cessazione delle sue attività e affari, secondo quanto stabilito dalla pratica diplomatica. A detta del portavoce, parte del personale americano a Chengdu avrebbe portato avanti attività incompatibili con il proprio status, interferito negli affari interni cinesi e messo a rischio gli interessi di sicurezza della Cina.

Wang ha confermato che si è trattato di una reazione legittima ai fatti del 21 luglio, quando gli Stati Uniti hanno ordinato alla Cina di chiudere il proprio consolato a Houston, sostenendo che avesse operato furti di dati da varie strutture in Texas. Lo stesso Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha affermato, il 23 luglio, che il consolato di Houston è stato un centro di spionaggio e furto della proprietà intellettuale da parte cinese, e ha esortato Washington ed i suoi alleati ad adottare misure che possano limitare il comportamento del Partito Comunista cinese.  Per Pechino, si è trattato di una mossa che ha gravemente danneggiato le relazioni bilaterali e violato le norme delle relazioni internazionali.

Wang ha affermato che la colpa delle tensioni sino-americane in corso è totalmente responsabilità di Washington, alla quale è richiesto di rivedere le proprie decisioni erronee. Wang ha anche attaccato il sostenendo che le sue più recenti accuse contro la Cina e il suo Partito Comunista siano frutto di una mentalità da Guerra Fredda ribandendo, al contrario, la volontà cinese di sviluppare relazioni non conflittuali e di mutuo vantaggio.

Le relazioni tra Pechino e Washington si trovano ad un punto di massima tensione su più fronti, che al momento riguardano soprattutto la questione di Hong Kong, del Xinjiang e del Mar Cinese Meridionale. Nei primi due casi, lo scontro è avvenuto soprattutto per mezzo di canali diplomatici e attraverso l’applicazione di leggi avverse l’un l’altro. Nel caso del Mar Cinese Meridionale, invece, sia Pechino sia Washington hanno condotto operazioni militari contemporaneamente e si sono reciprocamente denunciate di aver cercato di militarizzare le acque e di distruggere la stabilità regionale.

Lo scorso 21 luglio, il segretario alla Difesa americano, Mark Esper, ha annunciato che vorrebbe recarsi in visita in Cina entro la fine dell’anno per migliorare i canali di comunicazione in caso di crisi e aumentare la cooperazione nelle aree di interesse comune. Gli USA vogliono limitare l’atteggiamento coercitivo della Cina, che negli ultimi sei mesi, a detta di Esper, è cresciuto, soprattutto in riferimento al Mar Cinese Meridionale , che Pechino non ha alcun diritto di trasformare nel proprio “impero marittimo”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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