La Turchia denuncia il rogo della propria bandiera in Grecia

Pubblicato il 25 luglio 2020 alle 13:00 in Grecia Turchia

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Il Ministero degli Esteri turco ha condannato, il 25 luglio, le ultime dichiarazioni di  alcuni politici greci e le proteste della popolazione locale a Salonicco, in cui sono state bruciate bandiere turche. Le contestazioni greche sono avvenute in risposta alla ripresa delle funzioni islamiche nella moschea di Ayasofya, a Istanbul, il 24 luglio.

Il portavoce del Ministero degli Esteri di Ankara, Hami Aksoy, ha affermato che la Grecia ha manifestato ancora una volta la sua ostilità verso l’Islam e la Turchia, utilizzando la scusa della ripresa delle funzioni religiose ad Ayasofya, ripristinate dopo quasi 90 anni d’interruzione. Nella dichiarazione rilasciata, sono state condannate sia le dichiarazioni ostili da parte di membri del governo e del parlamento della Grecia che hanno fomentato il pubblico, sia il rogo della bandiera turca nella città di Salonicco, che è stato consentito dalle autorità greche. Infine, il Ministero ha ribadito che l’utilizzo di Ayasofya come moschea ha rispettato il volere del popolo turco e ha ricordato che la struttura appartiene alla Turchia così come tutti i beni culturali presenti sul suolo nazionale.

Aksoy ha denunciato le azioni dei greci che ha definito “i bambini viziati d’Europa” e “razzisti”, i quali, a sua detta, non hanno imparato dalla storia e dovrebbero invece ricordare le proprie sorti nell’Egeo, risvegliarsi dal “sogno bizantino” e sbarazzarsi delle frustrazioni che ancora hanno. Il portavoce ha poi ricordato che le oppressioni contro la minoranza dei musulmani turchi in Grecia sono testimoniate dalla Corte europea per i Diritti Umani e che Atene,  l’unica capitale d’Europa a non avere una moschea, ha ignorato la demolizione di luoghi di culto islamici storici nel proprio territorio.

Fino al 10 luglio scorso, la moschea in questione era stata un museo e il cambiamento del suo status ha provocato veementi critiche da parte greca che si aggiungono a quelle provocate dalle tensioni in corso tra i due Paesi. Alla ripresa delle funzioni islamiche nella moschea, a cui ha partecipato anche lo stesso presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, le campane delle chiese greche hanno suonato a lutto in tutto il Paese. Nella stessa giornata, durante le celebrazioni per il 46esimo anniversario dal ripristino della democrazia in Grecia, il primo ministro di Atene, Kyriakos Mitsotakis, ha definito la conversione di Ayasofya un affronto alla civilizzazione del 21esimo secolo.

Per molti greci, quella che ora è una moschea è un sito di primaria importanza per la loro fede cristiana ortodossa, tanto è che la chiamano Basilica di Santa Sofia. Il luogo è stato una cattedrale greco-ortodossa per 916 anni, fino alla conquista di Costantinopoli nel 1493, quando è diventata una moschea per altri 481 e un museo per i successivi 86, durante i quali il luogo è stato venerato sia dai cristiani sia dai musulmani. Il 10 luglio scorso, un tribunale turco ha annullato un decreto ministeriale del 1934 con il quale Ayasofya era stata convertita da moschea a museo e il 24 luglio vi si è tenuta la prima funzione islamica.

Le tensioni tra Grecia e Turchia riguardano più tematiche oltre a quella religiosa, tra cui la definizione degli spazi aerei e marittimi e l’isola di Cipro, etnicamente divisa. Al momento, sono soprattutto le dispute in materia di diritti minerari nel Mar Egeo a creare problemi, in esse si inseriscono i sorvoli non autorizzati dei caccia turchi nello spazio aereo della Grecia e la controversia sulle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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