Commissione Europea: i Paesi del blocco devono “urgentemente” diversificare i fornitori del 5G

Pubblicato il 25 luglio 2020 alle 6:45 in Cina Europa

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I Paesi dell’UE devono intraprendere un’azione “urgente” per diversificare i loro fornitori 5G, ha riferito la Commissione Europea il 24 luglio, in una mossa volta a ridurre la presenza del colosso cinese Huawei in Europa, dopo che gli Stati Uniti hanno fatto pressione sul blocco per seguire le orme della Gran Bretagna nel bandire la società di Pechino dalle reti del continente.

Già lo scorso novembre, l’Unione ha accettato di adottare una linea più dura nei confronti dei fornitori di 5G per ridurre i rischi per la sicurezza informatica per le reti mobili di prossima generazione, considerate fondamentali per stimolare la crescita economica e la competitività.

La strategia messa in campo prevedeva la riduzione della dipendenza dei Paesi del blocco e degli operatori di telecomunicazioni da un unico fornitore. In tale settore, il produttore di apparecchiature per telecomunicazioni numero uno al mondo è il cinese Huawei, il quale compete con la finlandese Nokia e la svedese Ericsson.

Sebbene siano stati compiuti alcuni progressi, la Commissione ha affermato che occorre fare ancora molto lavoro per raggiungere gli obiettivi fissati.

“Sono urgentemente necessari progressi per attenuare il rischio di dipendenza da fornitori ad alto rischio, anche al fine di ridurre le dipendenze a livello europeo dell’Unione”, ha dichiarato l’esecutivo di Bruxelles, riferendo sugli sviluppi compiuti dai 27 Paesi dell’UE.

“Sono state individuate sfide nella progettazione e nell’imposizione di adeguate strategie multi-vendor per singoli ORM (operatori di reti mobili) o a livello nazionale a causa di difficoltà tecniche o operative”, ha aggiunto la Commissione, citando la mancanza di interoperabilità o la dimensione del Paese come alcuni dei problemi.

Tale comunicazione da parte dell’organo dell’UE è da inserire in un contesto più ampio di tensioni tra il colosso cinese da un lato, e gli alleati degli USA dall’altro, in particolare le nazioni europee. 

Tutto è iniziato quando l’amministrazione del presidente americano, Donald Trump, ha classificato Huawei come una minaccia alla sicurezza nazionale inserendola nella propria Entity List nel 2019, alla luce del suo legame con il governo e l’apparato militare cinese, che aveva fatto avanzare ipotesi di spionaggio. Con tale mossa è stato impedito alle aziende americane di vendere beni e servizi a Huawei, danneggiando notevolmente l’azienda, la quale ha risposto a tale mossa definendola basata su insinuazioni e presupposti erronei.

Successivamente, sotto la spinta di Washington, il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha deciso di bandire Huawei dalle reti 5G inglesi, il 14 luglio, ordinando alle società di telecomunicazioni di rimuovere le proprie apparecchiature entro il 2027. “Ovviamente il contesto è cambiato leggermente con alcune delle sanzioni che hanno introdotto gli Stati Uniti”, ha dichiarato a Sky News il segretario per l’Ambiente inglese, George Eustice, interrogato in merito alla posizione del governo su Huawei. “Noi ovviamente in termini di revisione della nostra sicurezza dobbiamo tenere sotto esame le conseguenze di tali azioni”, ha aggiunto il ministro.

Anche la Francia, secondo quanto rivelato da alcune fonti vicine alla vicenda il 22 luglio, ha comunicato agli operatori di telecomunicazioni locali i quali progettano di acquistare apparecchiature 5G da Huawei che questi non saranno in grado di rinnovare le licenze per l’ingranaggio una volta scadute, attraverso una mossa che taglia fuori in maniera graduale, ma definitiva, l’azienda di Pechino delle reti mobili di Parigi. Già dallo scorso marzo, secondo altre fonti intervistate da Reuters, la Francia stava valutando di non chiudere completamente al colosso cinese, ma di cercare un modo per escluderlo dal nucleo della rete mobile. Dunque, gli operatori francesi potrebbero ancora riuscire a ottenere un’autorizzazione di otto anni per le apparecchiature di Huawei in alcuni casi, e potrebbero ancora decidere di utilizzare i suoi servizi per tale periodo di tempo ma, a detta degli informatori, risulta difficile per un gestore di telecomunicazioni assumersi il rischio di investire nell’azienda cinese, dato che la nuova tecnologia mobile come il 5G richiede almeno otto anni prima di produrre un ritorno sull’investimento. “Concedere tre anni equivale a un pieno rifiuto”, ha sottolineato una fonte.

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Mariela Langone

 

di Redazione

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