Il fatto più importante della settimana, Egitto

Pubblicato il 24 luglio 2020 alle 7:00 in Egitto Libia

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Il Parlamento egiziano ha approvato all’unanimità, il 20 luglio, la disposizione che autorizza lo schieramento di truppe fuori dai confini nazionali. Il voto arriva dopo che il presidente, Abdel Fattah al-Sisi, ha minacciato di intraprendere un’azione militare contro le forze del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, sostenute dalla Turchia.

Il Parlamento ha approvato all’unanimità il dispiegamento di forze armate egiziane nellambito di missioni di combattimento fuori dai confini nazionali, per difendere la sicurezza del nostro Paese contro le milizie armate e gli elementi terroristici stranieri”, ha dichiarato lorgano legislativo del Cairo in una nota. Lo schieramento delle truppe avverrà sul “fronte occidentale”, ovvero al confine con la Libia. La mossa, secondo quanto sottolineato dal quotidiano Al-Jazeera, rischia di portare l’Egitto e la Turchia ad un confronto diretto.

Il capo della missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia, Stephanie Williams, poco prima dellannuncio egiziano, aveva invitato tutte le parti coinvolte nel conflitto ad un cessate il fuoco immediato per risparmiare i 125.000 abitanti libici in pericolo e porre fine alle palesi violazioni dell’embargo sulle armi”. I commenti del rappresentante ONU sono giunti subito dopo l’incontro con il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, il quale ha proposto di lanciare uniniziativa per la pace con la mediazione di Algeria e Tunisia.

La Turchia, nel frattempo, ha chiesto, durante un incontro trilaterale avvenuto ad Ankara, lunedì 20 luglio, tra ministri libici, turchi e maltesi, la fine “immediata” del sostegno al generale di Tobruk, Khalifa Haftar, e ha esortato le parti ad una maggiore cooperazione regionale per contribuire alla stabilità e alla pace nel Mediterraneo. “È essenziale che ogni tipo di aiuto e supporto dato al golpista Haftar, che impedisce la pace, la tranquillità, la sicurezza e l’integrità territoriale della Libia, finisca immediatamente”, ha dichiarato il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, al termine della conferenza. I sostenitori di Haftar dovrebbero smettere di sostenere un progetto irrealistico e sbagliato”, ha affermato dal canto suo il ministro dellInterno del GNA, Fathi Bashaga.

È dal 6 giugno che lEgitto ha invitato l’esercito del governo di Tripoli e il suo alleato turco a porre fine ai combattimenti, esortando le parti impegnate nel conflitto ad allontanare le forze straniere dalla Libia. Diversi Paesi arabi ed europei, come la Francia, avevano apprezzato la mossa egiziana, ma la Turchia e le stesse forze tripoline hanno ignorato la cosiddetta “Iniziativa Cairo”. Ciò ha portato il presidente egiziano al-Sisi, il 20 giugno, ad ordinare alle proprie forze aeree di prepararsi ad un’eventuale operazione interna o esterna all’Egitto. Per il GNA, tali affermazioni erano da considerarsi già allora una “dichiarazione di guerra”.

Domenica 19 luglio, prima della votazione, il quotidiano egiziano Al-Ahram aveva riferito che il voto in Parlamento avrebbe dato ad al-Sisi il potere di “intervenire militarmente in Libia per aiutare a difendere il vicino occidentale dall’aggressione turca”. Già il 13 luglio, il Parlamento di Tobruk aveva concesso all’Egitto l’autorizzazione ad entrare in Libia nel caso in cui vi fosse stata una minaccia imminente per la sicurezza libica ed egiziana. Il 15 luglio, l’esercito del GNA aveva rivelato di aver individuato un carico di rifornimenti militari provenienti dall’Egitto e diretti proprio verso la città di Tobruk. Infine, il 16 luglio, al-Sisi aveva ospitato al Cairo un meeting con più di 50 anziani e dignitari di tribù libiche affiliate all’LNA con l’obiettivo di delineare le future mosse dell’esercito egiziano a sostegno delle forze di Haftar. In tale occasione, il presidente aveva affermato che non sarebbe rimasto fermo di fronte alle perduranti minacce alla sicurezza interna e della regione nordafricana e si era detto disposto ad armare le tribù libiche in maniera tale da consentire l’istituzione di un “esercito nazionale in grado di affrontare le forze tripoline”.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, c’è il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, vi è invece il governo di Tobruk, con a capo il generale Khalifa Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia, invece, appoggiano il governo riconosciuto a livello internazionale. 

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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