Il ministro degli Esteri francese in Libano: “Aiutati che Dio ti aiuta”

Pubblicato il 24 luglio 2020 alle 11:27 in Francia Libano

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Il ministro degli Esteri francese, Jean Yves Le-Drian, si è recato a Beirut, il 23 luglio, per una visita ufficiale di due giorni, dove si è detto disposto a sostenere il Libano nell’affrontare la crescente crisi finanziaria, ma prima il Paese dovrà attuare riforme “credibili”.

Gli aiuti internazionali e del Fondo Monetario Internazionali sono essenziali per un Paese, il Libano, considerato tra i più indebitati al mondo. Il debito sovrano ammonta a 87 miliardi di dollari, ovvero il 170% del PIL, la moneta locale è in crescente svalutazione, mentre il tasso di povertà è vicino al 55%, pari a circa 2.3 milioni di individui. Di fronte a tale scenario, il ministro Le Drian ha affermato, il 23 luglio, che sono i politici libanesi ad impedire l’erogazione degli aiuti, in quanto non si sono mostrati in grado, sino ad ora, di implementare “soluzioni note da tempo”.

Come riportato dal quotidiano al-Arab, Le Drian ha puntato il dito contro i funzionari di Beirut, sottolineando la propria insoddisfazione verso il loro operato nel sostenere un Paese sempre più dilaniato dalla crisi. A detta di Parigi, prima di rivolgersi all’esterno, il Libano dovrebbe guardare al proprio interno e agire concretamente per provare a trovare una soluzione ai propri problemi. Dal canto suo, la Francia è disposta a porgere la propria mano e a mobilitare aiuti anche da altri paesi e enti stranieri, ma ciò non potrà avvenire in assenza di misure e riforme. “Aiutati e la Francia, insieme ai suoi partner, ti aiuterà” sono state le parole di Le Drian in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo libanese, Nassif Hitti.

Il ministro francese ha poi evidenziato come il popolo libanese sia sceso per le strade del Paese per dimostrare la propria rabbia e manifestare la propria “sete di cambiamento”, oltre al desiderio di trasparenza, di una classe governativa migliore e di un maggiore impegno nella lotta alla corruzione. Tuttavia, secondo Le Drian, tale richieste non sono state ancora soddisfatte. In cima alla lista delle richieste della Francia, vi sono quattro misure. Nello specifico, la ripresa dei negoziati con il Fondo Monetario Internazionale, sospesi all’inizio di luglio a causa della mancanza di unità da parte libanese, una revisione dei conti della Banca centrale, una legge che organizzi il controllo dei capitali e la riforma del settore dell’elettricità. Quest’ultimo è considerato una delle maggiori fonti della paralisi, in quanto, dai primi anni ’90, ha causato perdite pari a circa 47 miliardi di dollari.

Non da ultimo, per Le Drian, il FMI continua a rappresentare l’unica opzione per il Libano per risanare la propria situazione e, pertanto, è necessario impegnarsi per elaborare un programma coerente con tale organizzazione. I colloqui tra una delegazione libanese e il Fondo Monetario Internazionale erano stati intrapresi il 13 maggio, ma, nel corso degli ultimi incontri, è emerso un contrasto tra le stime presentate dal governo e dalle banche commerciali, e quelle della Banca centrale e dell’Associazione delle banche.

Tuttavia, anche il FMI ha esortato tutte le autorità libanesi a raggiungere il pieno consenso sul piano quinquennale presentato dal governo il 30 aprile. Quest’ultimo prevede l’immissione di circa 10 miliardi di dollari di aiuti nel sistema finanziario e uno dei punti stabilisce la copertura delle perdite del settore finanziario, pari a circa $ 70 miliardi, attraverso una ricapitalizzazione da parte degli azionisti bancari, che diminuirebbe il loro capitale ed i propri depositi per poi ripristinarli in seguito. Altre clausole prevedono riforme in ambito fiscale e nel settore delle infrastrutture e dell’elettricità.

Nel corso del meeting con le Drian, il premier libanese, Hassan Diab, ha espresso la volontà di Beirut di proseguire nelle negoziazioni con il Fondo e ha affermato che le ultime divergenze sono nate a causa di contrasti tra attori politici che si oppongono all’approccio del governo basato su trasparenza e realismo. Tuttavia, ha affermato il premier, il Paese continua ad elaborare e attuare riforme.

Per la Francia, inoltre, il Libano dovrebbe altresì prendere le distanze dai conflitti e dalle crisi regionali, riferendosi, seppur implicitamente, all’intervento di Hezbollah in Siria. In tale quadro, Parigi si è detta disposta a continuare a prestare aiuti all’esercito libanese e alle forze di sicurezza, considerati “la spina dorsale” del Paese, in quanto svolgono un ruolo cruciale nel garantire stabilità e sicurezza.

Negli ultimi venti anni, la comunità internazionale ha promesso circa 24 miliardi di dollari in Libano per aiuti economici e progetti di sviluppo, nel corso di quattro conferenze di donatori. Sebbene senza aprire alcuna linea di credito, il 23 luglio, Le Drian ha riferito che l’assistenza umanitaria in Libano ammonterebbe a 50 milioni di euro per l’anno 2020, compreso il sostegno a servizi pubblici come l’assistenza sanitaria. Tuttavia, spetta alle autorità libanesi “mettere in atto reti di sicurezza sociale, tuttora inesistenti”. A detta del ministro, la Francia ha prestato sostegno alle famiglie di 1.000 bambini che studiano in 52 scuole di lingua francese nel Paese. Ciò è avvenuto in un momento in cui le scuole private in Libano stanno anch’esse affrontando una grave crisi, visto che la crisi economica spinge le famiglie ad iscrivere i propri figli in scuole pubbliche più economiche.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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