Il Mediterraneo orientale verso una de-escalation delle tensioni

Pubblicato il 24 luglio 2020 alle 14:53 in Grecia Turchia

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Le tensioni sollevatesi nel Mar Egeo questa settimana a causa di un avviso Navtex della Turchia all’interno della piattaforma continentale greca è “in direzione di de-escalation”, nonostante le autorità di Atene continuino a monitorarne gli sviluppi. 

È quanto riportato dal quotidiano ellenico Ekathimerini il 24 luglio, il quale ha citato un consulente nazionale di sicurezza del primo ministro della Grecia, Alexis Diakopoulos.

La stazione di Antalya Navtex ha annunciato, il 21 luglio, i piani per un’indagine sismica della Turchia a Sud e a Est dell’isola greca di Kastellorizo, dal 21 luglio al 2 agosto, con la nave Oruc Reis. In risposta, il 22 luglio, la Grecia ha emesso un avviso analogo, rivelando che una “stazione non autorizzata” ha trasmesso un Navtex nell’area di servizio di Atene, “riferendosi ad attività non autorizzate e illegali in un’area che si sovrappone alla piattaforma continentale greca”.

Con tale comportamento della Turchia nel Mediterraneo orientale, definito sempre più provocatorio dalla Grecia, Atene si sta preparando per una possibile escalation delle tensioni, nel timore che i funzionari di Ankara mettano in atto le minacce di lanciare esplorazioni di idrocarburi al largo delle isole di Creta o di Kastellorizo.

Tuttavia, al momento, a detta del funzionario è da escludere la possibilità di un incidente nell’Egeo, in quanto Atene dispone di un efficace potere deterrente, e “non è facile fare questo bullismo e avere successo” con la capitale greca.

Diakopoulos ha altresì affermato che l’attuale de-escalation verificatasi in seguito all’annuncio del 21 luglio è il risultato sia della determinazione dimostrata dalla Grecia sia della pressione politica esercitata sulla Turchia da altri Paesi, come la Germania.

Secondo il consulente, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, “ha fatto l’intervento più dinamico”. A tal proposito, proprio il 21 luglio, il ministro degli Esteri di Berlino, Heiko Maas, è intervenuto nella vicenda a sostegno di Atene, e ha esortato la Turchia a smettere di trivellare risorse naturali nel Mediterraneo orientale, se Ankara vuole mantenere i progressi nelle relazioni con l’Unione Europea.

Parallelamente, durante una telefonata del 23 luglio, anche l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE, Josep Borrell, ha concordato con il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, sulla necessità di una de-escalation nella regione del Mediterraneo orientale, prima del loro incontro al Consiglio informale di Gymnich, il prossimo agosto.

Le relazioni tra Grecia e Turchia risultano compromesse per via di molteplici fattori. Principalmente, ad aver danneggiato i rapporti tra Ankara e Atene concorrono le dispute in materia di diritti minerari nel Mar Egeo, all’interno delle quali si inseriscono i sorvoli non autorizzati dei caccia turchi nello spazio aereo della Grecia e la controversia sulle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale. I rapporti si sono ulteriormente incrinati quando, lo scorso 30 maggio, Ankara, in virtù del Memorandum siglato con la Libia, aveva pubblicato in Gazzetta ufficiale i 24 blocchi per cui la compagnia petrolifera di Stato turca, la TPAO, aveva richiesto la licenza per avviare le esplorazioni energetiche. Insieme al disegno delle aree di competenza, in Gazzetta è stata inserita anche la richiesta da parte ella TPAO di condurre esplorazioni in tutti i blocchi occidentali della mappa, i quali si trovano nei pressi delle isole della Grecia. La pubblicazione dei blocchi in Gazzetta ufficiale confermava le intenzioni della Turchia di portare avanti l’implementazione dell’accordo siglato lo scorso 27 novembre con la Libia, nonostante le Nazioni Unite non abbiano ancora approvato i confini marittimi decisi dai due Paesi.       

In tale quadro, Atene ha dichiarato di ritenere evidenti le intenzioni di Ankara di sfidare la propria sovranità territoriale nelle acque delle isole greche. Da parte sua, invece, la Turchia ha ribadito che le aree per cui la compagnia petrolifera di Stato ha richiesto la licenza di esplorazione fanno parte della piattaforma continentale turca definita dalle Nazioni Unite.      

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Mariela Langone

di Redazione

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