Mali: fallisce la mediazione dei leader dell’Africa occidentale

Pubblicato il 24 luglio 2020 alle 18:00 in Africa Mali

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Gli sforzi di mediazione dei leader dell’Africa occidentale in Mali si sono conclusi senza un accordo sulle direttive da seguire per risolvere la crisi politica nel Paese. I presidenti di Ghana, Costa d’Avorio, Niger, Nigeria e Senegal, arrivati giovedì 23 luglio a Bamako per incontrare il presidente maliano Ibrahim Boubacar Keita e le figure chiave del movimento di opposizione, sono tornati nei rispettivi Stati con un nulla di fatto. Dopo lunghe discussioni volte a sbloccare lo stallo, il presidente nigeriano, Mahamadou Issoufou, ha dichiarato che il blocco regionale dell’Africa occidentale (ECOWAS) terrà un nuovo incontro virtuale, lunedì 27 luglio, per cercare di uscire dallimpasse. Abbiamo deciso che riporteremo la situazione a tutti i capi di Stato della regione africana durante una riunione straordinaria, lunedì 27 luglio”, ha riferito ai giornalisti Issoufou, che è anche l’attuale presidente dell’ECOWAS. Lorganizzazione prenderà misure forti che contribuiranno alla risoluzione della crisi”, ha aggiunto.

Mobilitate dall’influente leader musulmano, Ibrahim Dicko, e raccolte sotto l’ombrello del Movimento del 5 giugno, un’alleanza disparata di leader politici e sociali e di figure della società civile, decine di migliaia di manifestanti si sono raccolte nelle strade della capitale del Mali e di altre regioni del Paese per chiedere le dimissioni del presidente Keita. Al di là dell’insoddisfazione per i problemi economici del Paese, della corruzione dilagante e del peggioramento della situazione della sicurezza, la scintilla è scoccata in seguito alla decisione della Corte costituzionale di assegnare la vittoria al partito del presidente, ovvero il Raggruppamento per il Mali (Rpm), nonostante le accuse di frodi e brogli elettorali. Le proteste, iniziate pacificamente, sono diventate violente a inizio luglio, quando tre giorni di scontri tra le forze di sicurezza e i manifestanti hanno provocato la morte di almeno 11 persone. Numerosi leader dell’opposizione sono stati anche arrestati e successivamente rilasciati.

La scorsa settimana, una missione dell’ECOWAS, guidata dall’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan, ha proposto di istituire un governo di unità nazionale che includa membri dell’opposizione e gruppi della società civile. La delegazione ha anche suggerito, tra le altre cose, di nominare nuovi giudici della Corte costituzionale. Quest’ultima era già stata sciolta “de facto” da Keita nel tentativo di calmare i disordini. Le proposte dei mediatori regionali, tuttavia, sono state respinte dal Movimento del 5 giugno, che non accetta l’idea di un governo misto, condiviso con personalità legate al presidente, e continua a invocare le dimissioni di Keita. “Il divario tra le richieste delle parti è attualmente molto ampio”, ha dichiarato Ousmane Diallo, ricercatore dell’Africa occidentale di Amnesty International.

Nella serata di giovedì 23 luglio, Dicko ha riferito ai giornalisti che non sono stati fatti progressi nei colloqui e che ai manifestanti non è stato offerto nulla di accettabile. “Nulla si è mosso per il movimento”, ha dichiarato. I leader regionali sono ansiosi di evitare un’ulteriore escalation delle tensioni in Mali, attualmente considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel.

Secondo le Nazioni Unite, gli attacchi sul territorio maliano sono cresciuti di cinque volte tra il 2016 e il 2020, con 4.000 persone uccise tra Mali, Burkina Faso e Niger. I combattimenti hanno anche costretto centinaia di migliaia di persone a uscire dalle loro case e hanno portato alla chiusura di migliaia di scuole. Nel Mali centrale, una moltitudine di gruppi armati sta cercando di ottenere il controllo sfruttando la povertà delle comunità emarginate e infiammando le tensioni tra gruppi etnici. La presenza di migliaia di truppe straniere non è riuscita ad arginare la violenza e le accuse di abusi e uccisioni extragiudiziali da parte delle forze maliane aumentano la diffidenza e la sfiducia nei confronti delle autorità in diverse parti del Paese. “Le preoccupazioni di sicurezza regionale sono reali”, ha dichiarato ad Al Jazeera Demba Moussa Dembele, presidente del Forum africano sulle alternative di Dakar. “Se la crisi persiste, è probabile che il Mali entri nel caos, il che influenzerà il morale dei militari e indebolirà la sua lotta contro i gruppi terroristici. In tal caso, vi è il rischio che i Paesi vicini, come il Senegal e la Guinea, possano essere colpiti, interessando anche altre aree”, ha aggiunto, ricordando: “L’obiettivo deve essere quello di evitare che una brutta situazione peggiori”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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