Lampedusa, migranti: 14 sbarchi in una notte

Pubblicato il 24 luglio 2020 alle 20:38 in Immigrazione Italia

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Nella notte tra giovedì 23 e venerdì 24 luglio, circa 14 barconi sono stati rintracciati, al largo dell’isola di Lampedusa, dalle motovedette della Guardia di Finanza e da quelle della Capitaneria di porto. Su ogni imbarcazione è stato calcolato da un minimo di 10 fino a un massimo di 25 persone. Centinaia, dunque, sono i migranti approdati sulle coste dell’isola siciliana la scorsa notte, tutti immediatamente trasferiti nelle apposite strutture di accoglienza. All’hotspot di contrada Imbriacola ci sono, al momento, 960 extracomunitari. La struttura è al collasso e la prefettura di Agrigento sta lavorando per cercare di trovare altri posti disponibili dove collocare i migranti. I neo arrivati, dopo i controlli sanitari, devono inoltre essere sottoposti a quarantena obbligatoria. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Ansa, poco prima dell’una di notte, dopo l’ennesimo sbarco, i poliziotti in servizio hanno dichiarato di aver avuto serie difficoltà, per mancanza di spazio, a eseguire le dovute procedure di identificazione. Nel frattempo, la prefettura di Agrigento ha disposto il trasferimento, in serata, di 200 tunisini che saranno inviati a Porto Empedocle.

I nuovi sbarchi portano a più di 1000 il numero di migranti sbarcati a Lampedusa negli ultimi 3 giorni. Il recente sovraffollamento delle strutture di accoglienza rischia poi di riportare in auge il tema dell’immigrazione, che può essere utilizzato dall’opposizione come oggetto di scontro politico. L’ex ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, in visita mercoledì 22 luglio presso l’isola, ha accusato il governo del primo ministro, Giuseppe Conte, di utilizzare strategie troppo “soft”nei confronti dell’immigrazione clandestina. “Non vedo l’ora di tornare in un governo con persone serie, in modo da poter chiudere nuovamente i porti per bloccare i delinquenti e riaprirli ai cittadini rispettosi della legge”, ha dichiarato durante la visita. In risposta, il deputato Enrico Borghi, del Partito Democratico (PD), ha accusato Salvini di essere un “demagogo”e ha affermato che l’attuale governo “non vedrà gli uomini e le donne affogare”.

Nel frattempo, a complicare la situazione, è giunta la notizia, venerdì 24 luglio, di un gruppo di 30 migranti tunisini che, durante la notte, è fuggito dal centro per richiedenti asilo Cara di Restinco, a Brindisi, violando la quarantena prevista dalle misure anti-coronavirus. Tutti erano stati sottoposti al tampone, effettuato dal personale sanitario, ed erano risultati negativi. Nove di loro sono stati rintracciati, due dei quali portati al pronto soccorso perché feriti, gli altri, tuttavia, restano dispersi e continuano ad essere ricercati dalle forze dell’ordine. Le indagini sono cominciate subito dopo le segnalazioni arrivate alle sale operative del Comando provinciale dei Carabinieri, della Questura e della Guardia di Finanza, cui è affidata la vigilanza della struttura.

Il 15 luglio, viste le tensioni nel Sud del Paese, determinate anche dall’aumento del numero di migranti risultati positivi al coronavirus, il Ministero dell’Interno italiano ha voluto sottolineare che il governo continua a rivolgere la massima attenzione alla tutela della sicurezza sanitaria dei cittadini, soprattutto in quelle regioni, come la Sicilia e la Calabria, che in questo momento sono più esposte agli sbarchi autonomi dei migranti. “Abbiamo rafforzato i dispositivi di sorveglianza per quel che riguarda anche le strutture di accoglienza locali, prevedendo, ove necessario, il trasferimento dei migranti sottoposti a quarantena in ospedali militari in collaborazione con il ministero della Difesa”, ha sottolineato il Viminale in una dichiarazione.

Il 7 aprile, l’Italia aveva chiuso i suoi porti alle navi delle ONG per l’intera durata dell’emergenza sanitaria nazionale, dichiarando che non potevano essere più considerati sicuri a causa dell’epidemia di coronavirus. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale causata dalla diffusione del COVID-19, i porti italiani non possono garantire i requisiti necessari per essere definiti e classificati come porti sicuri”, aveva dichiarato il decreto governativo. La norma, nello specifico, riguardava “i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR (ricerca e soccorso) italiana”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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