Israele invia soldati al confine con il Libano

Pubblicato il 24 luglio 2020 alle 12:32 in Israele Libano

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Le forze di difesa israeliane (IDF) hanno annunciato, il 23 luglio, di aver inviato rinforzi al confine settentrionale con il Libano, dopo che Hezbollah ha minacciato una vendetta per la morte di un proprio combattente, a seguito dell’attacco del 20 luglio.

Secondo quanto dichiarato dalle forze israeliane, “dopo aver valutato la situazione” sono stati inviati rinforzi alle truppe di fanteria stanziate nel Nord del Paese, non lontano dai confini con Libano e Siria. Nello specifico, il tredicesimo battaglione della Brigata Golani e altri soldati aggiuntivi andranno a supporto della Divisione “Galilee” del comando settentrionale.

Le tensioni tra Israele e Hezbollah si sono parzialmente riaccese dopo i raid aerei, presumibilmente israeliani, lanciati nella sera del 20 luglio nel Sud di Damasco. La televisione di Stato siriana ha precisato che i missili provenivano dalle alture del Golan, mentre altre fonti locali hanno riferito che i raid hanno colpito una sala operativa di Hezbollah e di gruppi iraniani, oltre a un deposito di munizioni appartenente a milizie filo-iraniane, causando circa 5 vittime tra i combattenti e almeno 7 feriti.

Israele non ha rivendicato l’attacco, ma è stato accusato da Hezbollah per aver ucciso uno dei propri combattenti, identificato con Ali Kamel Mohsen. In tale quadro, membri del partito hanno pubblicato un video in cui minacciavano una ritorsione contro Israele attraverso l’impiego di missili antiaerei, mentre il quotidiano Asharq al-Awsat, il 23 luglio, ha rivelato, sulla base di dichiarazioni di fonti libanesi, che Hezbollah aveva deciso di vendicare la morte del suo combattente. Parallelamente, il legislatore di Hezbollah, lo sceicco Hassan Ezzedine, ha dichiarato, durante il funerale di Mohsen, che “la guerra contro il nemico continuerà”, riferendosi a Israele, così come “il cammino intrapreso dai martiri con il proprio sangue”.

Hezbollah, classificato come un’organizzazione terroristica da Israele e Stati Uniti, è un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga 34 giorni, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati.

A detta di alcuni osservatori, da un lato, Hezbollah potrebbe essere disposto ad intraprendere una guerra con Israele, ma quest’ultimo, dall’altro lato, sembra non essere intenzionato a innescare nuove tensioni nella regione, come mostrato dall’annullamento di un’esercitazione militare prevista per i giorni scorsi al confine settentrionale. Tuttavia, Israele continua ad essere in uno stato di allerta e spera in un rinnovo della missione delle Nazioni Unite UNIFIL, la cui scadenza è stata stabilita per la fine del mese di agosto. Hezbollah, dal canto suo, ha promesso più volte in passato di vendicarsi di qualsiasi combattente ucciso da Israele in Siria, dove ha inviato centinaia di uomini per combattere a fianco dell’esercito del presidente siriano, Bashar al-Assad.

Anche nel 2019 Libano e Israele sono state protagoniste di una escalation di tensioni. Questa ha avuto inizio il 25 agosto, quando un drone israeliano è precipitato nelle periferie meridionali di Beirut, controllate dal gruppo islamista Hezbollah, e un secondo drone è esploso nelle vicinanze, nelle prime ore del mattino. Il giorno successivo, il 26 agosto, tre raid aerei, sempre di provenienza israeliana, hanno colpito una base palestinese, nei pressi del confine con la Siria, situata vicino al villaggio di Qusaya, nella Valle di Bekaa.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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