Iran- Stati Uniti: tensioni nei cieli siriani

Pubblicato il 24 luglio 2020 alle 8:55 in Iran USA e Canada

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Un aereo passeggeri in volo da Teheran a Beirut è stato costretto ad un brusco abbassamento di quota per evitare lo scontro con un jet da combattimento statunitense. Il volo è atterrato nella capitale libanese, ma alcuni passeggeri hanno riportato ferite.

L’incidente è avvenuto nella sera del 23 luglio, nei pressi della base USA di al-Tanf, nel Sud della Siria, la quale ospita dai 150 ai 200 soldati statunitensi, impegnati in una missione di addestramento. Secondo fonti iraniane, il jet di Washington, un F-15, si è avvicinato al velivolo iraniano, appartenente alla compagnia privata Mahan Air, in modo “molesto”, mentre, a detta di fonti statunitensi, sono state rispettate le distanze di sicurezza.

In particolare, il portavoce del Comando centrale USA, il capitano Bill Urban, ha chiarito che il proprio velivolo stava compiendo una normale missione di routine nei pressi della base di al-Tanf e si è avvicinato all’aereo della Mahan Air per una “ispezione visiva”, ma ad una distanza di circa 1.000 metri, e, dopo aver identificato l’aereo passeggeri, si è allontanato. Urban ha altresì affermato che tali operazioni vengono condotte per garantire la sicurezza del personale USA stanziato presso la guarnigione di al-Tanf. I video diffusi da media libanesi, ripresi dall’interno dell’aereo civile, hanno mostrato i passeggeri in uno stato di panico al momento della turbolenza provocata dalla brusca manovra, alcuni dei quali feriti o in uno stato di incoscienza.

I velivoli che volano a certe altitudini devono mantenere una distanza di almeno 600 metri per far sì che non si colpiscano l’un l’altro, sebbene gli aerei che viaggiano così vicini possano incontrare turbolenze di scia. I dati riportati dal sito Web FlightRadar24.com hanno mostrato che l’aereo iraniano è passato da 34.000 piedi a 34.600 piedi in meno di due minuti circa, ovvero il tempo dell’incidente, per poi ridiscendere a 34.000 piedi un minuto dopo.

A seguito dell’incidente, il Ministero degli Esteri iraniano ha inviato una nota di protesta all’ambasciata svizzera, che rappresenta gli interessi degli Stati Uniti in Iran, in cui ha affermato che, nel caso dovesse verificarsi un altro incidente nel volo di ritorno dell’aereo passeggeri verso Teheran, Washington sarà ritenuta responsabile. Il portavoce del Ministero, Abbas Mousavi, ha dichiarato che l’Iran ha aperto un’indagine sull’incidente, e che il Paese intraprenderà le azioni legali e politiche necessarie.

Israele e gli Stati Uniti hanno accusato più volte la Mahan Air di trasportare armi per combattenti iraniani in Siria e altrove. In particolare, Washington ha imposto sanzioni contro la Mahan Air nel 2011, accusandola di aver fornito supporto finanziario, materiale e tecnologico al Corpo delle Guardie della Rivoluzione (IRGC) iraniano, oltre ad aver trasportato personale, beni e armi per Hezbollah. Parallelamente, un comandante della Quds force iraniana ha ammesso, in passato, di utilizzare aerei civili per trasportare i soldati in Siria.

La posizione della base americana ad Al-Tanf, situata nei pressi del confine della Siria meridionale con Giordania e Iraq, è ritenuta strategica, in quanto consente di impedire all’Iran di controllare una rotta terrestre verso la Siria e il Libano, attraverso l’Iraq. Negli ultimi mesi, le forze siriane sostenute dagli USA hanno continuato a contrastare gruppi armati, presumibilmente legati allo Stato Islamico, nei pressi della base. A sua volta, la coalizione internazionale a guida statunitense, impegnata nella lotta contro l’ISIS, organizza regolarmente pattuglie aeree nella Siria Nord-orientale, con il fine di sostenere circa 500 soldati USA che svolgono missioni con alleati curdi siriani, volte ad eliminare le cellule terroristiche ancora attive nel Paese.

Tuttavia, l’episodio del 23 luglio si colloca in un quadro più ampio caratterizzato da crescenti e perduranti tensioni tra Washington e Teheran. Queste sono state acuite dapprima con il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018, e poi con l’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020. L’apice è stato raggiunto con l’uccisione del capo del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare, deceduti il 3 gennaio a seguito di un raid aereo ordinato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto di Baghdad.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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