Guinea: dopo il lockdown, riprendono le proteste anti-governative

Pubblicato il 24 luglio 2020 alle 14:38 in Africa Guinea

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Nella capitale della Guinea, Conakry, sono riprese le proteste anti-governative dopo una pausa, lunga circa 2 mesi, dovuta alle restrizioni imposte dalla pandemia di coronavirus. A partire da questa settimana, sono ricominciati anche gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, con diverse persone rimaste ferite. Le proteste sono scaturite dalla sospetta intenzione del presidente, Alpha Conde, di prolungare la sua permanenza in carica.

Il leader del partito dellopposizione, lUnione delle Forze Democratiche della Guinea (UFDG), Cellou Dalein Diallo, ha dichiarato, giovedì 23 luglio: “Penso che abbiamo raggiunto l’obiettivo di dimostrare che in Guinea ci sono persone che soffrono di ingiustizie e che il popolo non sosterrà il terzo mandato del presidente Conde”. Da parte sua, il ministro della Sicurezza e della Protezione Civile, Albert Damathan Camara, ha condannato i tentativi di insurrezione e ha chiesto un approccio diplomatico alla questione. “Dati gli obiettivi del Fronte nazionale per la difesa della Costituzione (FNDC), i manifestanti dovrebbero rendersi conto che questo approccio non ha possibilità di successo e dovrebbero fare affidamento su ciò che ci ha sempre unito, vale a dire il dialogo, ha dichiarato Camara appellandosi allFNDC, la principale alleanza di gruppi dell’opposizione in Guinea. “Anche se a volte è difficile stringere accordi, alla fine questi ci hanno permesso di trascorrere un decennio nell’esercizio della democrazia”, ha aggiunto il ministro.

Nei mesi scorsi, le proteste erano state interrotte per via delle misure restrittive volte a combattere la pandemia di COVID-19. La Guinea, situata nella regione dellAfrica occidentale, ha registrato, finora, 6.806 casi ufficiali, inclusi 42 decessi.

Il Paese è precipitato nella violenza diversi mesi fa, dopo che il presidente, Alpha Conde, ha deciso di rivedere la Costituzione e di introdurre alcuni emendamenti ritenuti controversi. In particolare, il referendum costituzionale del 22 marzo, approvato con il 91,59% dei voti favorevoli, mantiene il limite di due presidenze consecutive, ma aumenta la durata di ciascun mandato da 5 a 6 anni.  In diverse occasioni, il presidente Conde, 82 anni, ha fatto intendere che i suoi due precedenti mandati non verrebbero presi in considerazione e ha diffuso il sospetto che il suo obiettivo sia quello di rimanere al potere per altri 12 anni. Le opposizioni contestano i risultati elettorali e accusano il potere centrale di brogli e corruzione. Anche gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la Francia hanno messo in dubbio la credibilità del voto. Ciononostante, la nuova Costituzione è entrata in vigore il 7 aprile.

Conde, ex personaggio dell’opposizione e incarcerato più volte sotto le precedenti amministrazioni, ha fatto la storia nel 2010 per essere diventato il primo presidente democraticamente eletto della Guinea. Gli elettori lo hanno rieletto nel 2015 per il suo secondo e ultimo mandato quinquennale, ma i critici affermano che il suo governo, nel corso degli anni, è diventato sempre più autoritario. Il presidente aveva dichiarato, nel dicembre 2019, che la Costituzione doveva essere aggiornata per introdurre importanti modifiche sociali, soprattutto per le donne, con riforme che includevano il divieto di mutilazioni genitali femminili e il matrimonio minorile. Gli emendamenti, tuttavia, prevedono anche dei cambiamenti nella durata del mandato presidenziale e il pericolo è che Conde abbia voluto modificare la Costituzione con l’intento di concorrere per un terzo mandato e un quarto mandato consecutivo. Le prossime votazioni presidenziali sono attese per la fine del 2020, probabilmente nel mese di ottobre. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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