Yemen: 3.2 milioni di persone rischiano di rimanere senza cibo

Pubblicato il 23 luglio 2020 alle 12:15 in Medio Oriente Yemen

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Le organizzazioni delle Nazioni Unite hanno riferito, il 22 luglio, che, nei prossimi sei mesi, il numero di cittadini yemeniti a rischio carestia e insicurezza alimentare potrebbe ulteriormente aumentare.

In particolare, secondo le stime del World Food Programme (WFP), del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) e dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), il numero di yemeniti colpiti da una grave insicurezza alimentare potrebbe passare da 2 milioni a 3.2 milioni, soprattutto nel Sud del Paese. Oltre al perdurante conflitto, in corso da circa 5 anni, anche lo Yemen deve far fronte all’emergenza coronavirus e alle conseguenze da essa derivanti, a cui si sono aggiunte ulteriori problematiche. “Gli shock economici, il conflitto, le inondazioni, le locuste e ora l’epidemia di coronavirus hanno scatenato una tempesta che si ripercuote sui risultati raggiunti in materia di sicurezza alimentare”, hanno affermato le organizzazioni in una dichiarazione congiunta.

Lo Yemen, la cui popolazione ammonta a circa 27 milioni di abitanti, sembrava aver superato il pericolo carestia 18 mesi fa, quando le organizzazioni umanitarie attive nel Paese avevano ricevuto i fondi necessari a prestare assistenza alla popolazione yemenita. Tuttavia, la recente diffusione della pandemia ha causato una diminuzione degli aiuti offerti e da poter offrire, rendendo nuovamente lo Yemen il Paese più povero della penisola arabica. In particolare, il 2 giugno, le Nazioni Unite hanno annunciato di essere riuscite a raccogliere soltanto 1.35 miliardi di dollari in aiuti umanitari da parte dei donatori internazionali, rispetto ai 2.41 miliardi previsti. Il mancato raggiungimento di tali fondi comporta la chiusura di circa 30 dei 41 programmi intrapresi in Yemen.

Secondo i dati raccolti dal WFP, in totale sono circa 10 milioni i cittadini yemeniti che soffrono di insicurezza alimentare. Tuttavia, in 133 aree del Sud del Paese è stato registrato un aumento “preoccupante” della percentuale di persone che non riesce ad accedere alla quantità necessaria di risorse alimentari necessarie a soddisfare i propri fabbisogni. Non da ultimo, l’UNICEF ha riferito che “il pericoloso mix di conflitti, difficoltà economiche, scarsità di cibo e un sistema sanitario in deterioramento sta spingendo milioni di bambini nello Yemen sull’orlo del baratro” e la pandemia di Covid-19 potrebbe ulteriormente peggiorare la situazione.

A detta dell’Onu e delle agenzie umanitarie, per anni lo Yemen ha assistito “alla peggiore crisi umanitaria del mondo”. Il conflitto ha causato la morte di più di 100.000 persone, mentre ammonta a più di 3 milioni il numero di sfollati interni. Inoltre, circa 24 milioni di yemeniti, pari all’80% dell’intera popolazione, richiede assistenza e protezione, mentre due terzi fanno affidamento alle risorse alimentari provenienti da donatori e organizzazioni esterne per sopravvivere. Il conflitto, hanno affermato altresì le organizzazioni, è stato particolarmente devastante per le donne e i bambini yemeniti. Più di 12 milioni di bambini e 6 milioni di donne in età fertile hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre più di un milione di donne incinte soffre di malnutrizione. Secondo gli ultimi dati ufficiali, il Covid-19 ha provocato 458 vittime, su un totale di 1.640 contagi, ma, hanno segnalato le organizzazioni, il sistema sanitario yemenita non è in grado di affrontare idoneamente la pandemia di Covid-19, a cui si accompagnano altre malattie “letali”, tra cui la malaria.

La data di inizio della guerra yemenita è da far risalire al 19 marzo 2015, quando i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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