Il Vietnam rinuncia all’avanzamento petrolifero per la Cina

Pubblicato il 23 luglio 2020 alle 12:01 in Cina Vietnam

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Il Vietnam ha dovuto pagare un miliardo di dollari all’azienda spagnola Repsol e all’emiratina Mubadala, dopo aver dovuto cancellare le loro operazioni nel Mar Cinese Meridionale a causa delle pressioni ricevute dalla Cina.  

La notizia è stata rivelata da The Diplomat il 22 luglio, dopo essere stata resa nota in precedenza sui canali della BBC, sulla base di informazioni ricevute da fonti interne alla Petro Vietnam, l’azienda statale per il petrolio di Hanoi. Quest’ultima ha dovuto concludere i contratti di più aziende straniere ed è stata costretta a rimborsarle per gli investimenti già eseguiti. Nel caso di Repsol e Mubadala, l’azienda vietnamita ha versato alle partner spagnola ed emiratina 800 milioni di dollari milioni per i diritti e 200 per rimborsarle degli investimenti fatti. Essendo, Petro Vietnam un’azienda a totale proprietà statale, le perdite subite andranno a pesare sul budget nazionale di Hanoi.

Le operazioni di Repsol e Mubadala erano già state sospese all’inizio di luglio, tuttavia non erano state rese note le ripercussioni economiche che ciò avrebbe avuto. Repsol è stata il maggior attore del settore off-shore vietnamita e aveva diritti su 13 blocchi di fondale marino. Tuttavia, due dei suoi maggiori progetti erano posizionati in un’area contesa tra Pechino e Hanoi, collocata, per il Vietnam, al limite della propria zona economica esclusiva, ma, per la Cina, all’interno della linea dei 9 tratti, con la quale indica le proprie aree di sovranità nel Mar Cinese Meridionale. Già dal 2017, Petro Vietnam aveva chiesto a Repsol di cancellare una trivellazione di ricerca e ciò si era ripetuto anche nel 2018. In entrambi i casi, l’azienda spagnola aveva riferito che si era trattato di decisioni politiche della leadership Vietnamita, raggiunte dopo pesanti pressioni del governo cinese. Pechino aveva disposto una flotta di 40 navi lungo le coste dell’isola di Hainan, poco distante dai luoghi delle trivellazioni.

Analogamente a Repsol e Mubadala, il Vietnam ha dovuto terminare i contratti di collaborazione per trivellazioni e progetti simili anche con Noble Corporation che avrebbe operato per conto della russa Rosneft, in un’area sempre all’interno della linea dei 9 tratti ma che era stata utilizzata negli ultimi 18 anni senza che Pechino avesse mai mosso rimostranze. Noble Corporation ha comunicato l’interruzione dei propri lavori lo scorso 9 luglio, dopo che, a inizio mese, la nave della Guardia costiera cinese, Haijing 5402, aveva eseguito manovre nell’area.

Vietnam e Cina rivendicano entrambe sezioni del Mar Cinese Meridionale e ciò ha provocato più tensioni a livello diplomatico, tuttavia, come molti altri Paesi asiatici, anche Hanoi ha spesso adottato una politica di accondiscendenza nei confronti di Pechino, scegliendo più spesso di rivolgere rimostranze ma di non adottare misure di ritorsione. Proprio dal primo al 5 luglio scorsi, la marina dell’Esercito cinese, aveva tenuto un’esercitazione nelle acque che cingono le isole Paracelso dove le rivendicazioni di sovranità cinesi si sovrappongono a quelle del Vietnam e di Taiwan. A tal proposito, il 2 luglio, il governo di Hanoi aveva indirizzato una nota diplomatica a Pechino, lamentando la violazione della propria sovranità territoriale,  ricevendo il sostegno delle Filippine che avevano definito le esercitazioni cinesi inaccettabili.

 Il 13 luglio scorso, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva lanciato un forte messaggio ai Paesi del Mar Cinese Meridionale che, a sua detta, subiscono l’atteggiamento minaccioso di Pechino, definendo totalmente illegali le rivendicazioni di sovranità cinesi basate sulla linea dei 9 tratti e dicendosi vicino ai propri partner nell’area. Secondo Washington, mai come oggi, la minaccia cinese verso gli interessi condivisi degli americani e dei loro alleati nell’area sarebbe elevata. Al momento, la posizione del Vietnam rispetto alle dispute del Mar Cinese Meridionale è particolarmente rilevante perché un suo avvicinamento diplomatico alla Cina o agli USA potrebbe cambiare gli equilibri dell’area. Hanoi ha legami strategici con entrambi ma, dal punto di vista militare, non intrattiene alleanze formali con alcun Paese secondo una legge del Paese che lo proibisce ma ciò potrebbe cambiare. Nel libro bianco sulla difesa nazionale pubblicato lo scorso 25 novembre, il Vietnam ha stabilito che: “In base a circostanze e condizioni specifiche, il Paese considererà lo sviluppo di necessarie e adeguate relazioni militari e di difesa con altre Nazioni”.

Per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e poi modificata nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. Nelle sue acque transitano fiorenti rotte commerciali e sono presenti ricchi giacimenti minerari.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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