Sudan: un altro passo verso la democrazia, nominati 18 governatori civili

Pubblicato il 23 luglio 2020 alle 13:37 in Africa Sudan

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Il governo di transizione del Sudan ha annunciato, mercoledì 22 luglio, la sostituzione di gran parte dei governatori militari con quelli civili, per accelerare la svolta politica verso un assetto democratico. Nello specifico, parlando durante una conferenza stampa nella capitale, Khartoum, il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, ha affermato che la nomina dei governatori civili, tra cui 2 donne, in 18 Stati regionali del Paese è stata altresì approvata da Abdel Fattah al-Burhan, capo del Consiglio Sovrano di transizione. Luomo era stato lex leader del deposto governo militare, entrato in scena dopo la caduta del presidente Omar al-Bashir, l11 aprile 2019. “Questo è il vero inizio del cambiamento nelle province”, ha detto Hamdok, aggiungendo: “Spero che questo passaggio avrà un effetto profondo e duraturo nel preservare la sicurezza e la stabilità”.

I governatori civili rappresentano una parte fondamentale dellaccordo volto a stabilire un governo libero e democratico in Sudan. Sappiamo che la presenza di 2 donne non è sufficiente secondo la dichiarazione costituzionale, ma crediamo che stiamo andando nella giusta direzione verso la democratizzazione del Paese durante questo periodo di transizione”, ha affermato Hamdok. Il premier ha poi confermato che il suo governo è in trattativa con la Corte penale internazionale (ICC) per giudicare le accuse contro lex presidente al-Bashir e gli altri ex funzionari ricercati per la strage nel Darfur e altri crimini vari.

Durante la conferenza, il premier ha poi annunciato alcune delle riforme che il suo governo intende intraprendere per rifondare leconomia, in grave difficoltà. In particolare, Hamdok ha previsto una graduale fluttuazione della valuta e la rimozione dei sussidi per il carburante come parte del suo vasto piano per affrontare la crisi economica del Paese. Le misure saranno attuate dopo le modifiche al bilancio del 2020 per mitigare l’impatto della pandemia di coronavirus. Hamdok ha precisato che il governo “taglierà gradualmente i sussidi alla benzina e al diesel”, ma i sussidi per la medicina, l’elettricità, il pane e il gas rimarranno in vigore.

Colpita da decenni di sanzioni statunitensi e dalla cattiva gestione delle finanze pubblica sotto il governo di al-Bashir, l’economia sudanese è a rischio di caduta libera. Il tasso di inflazione annuale è superiore al 100% e la carenza di elettricità, pane, carburante e medicine è cronica. La valuta ha recentemente raggiunto un minimo record di 150 sterline sudanesi rispetto al dollaro, con un tasso ufficiale intorno a 55. Il debito estero ammonta a oltre il 190% del PIL, attualmente vicino ai 60 miliardi di dollari.

La pandemia di coronavirus ha inferto un altro duro colpo all’economia del Sudan, causando una perdita del 40% delle entrate pubbliche, secondo quanto affermato dal ministro delle Finanze, Hiba Mohamed Ali. Nel complesso, l’economia si è contratta del 2,5% nel 2019 e si prevede che si ridurrà dell’8% quest’anno, secondo il Fondo Monetario Internazionale. Il Fondo ha dichiarato, il mese scorso, di aver raggiunto un accordo iniziale con il governo di Hamdok per portare avanti un programma che prevede di aumentare le entrate del governo e rivedere i sussidi energetici con lo scopo di creare maggiore spazio per le spese destinate ai programmi sociali, compreso il settore sanitario e l’assistenza ai poveri. Ali ha dichiarato che il governo metterebbe da parte 484,7 milioni degli 1,8 miliardi di dollari promessi dai donatori internazionali a giugno per finanziare un programma di trasferimento di denaro volto a sostenere le famiglie povere, mentre i sussidi vengono gradualmente eliminati.

Dal 21 agosto 2019, il Sudan ha un nuovo governo di transizione, guidato da Abdalla Hamdok. Tale esecutivo, intenzionato a riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura, guiderà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. 

Precedentemente, il Paese era guidato dal Consiglio militare, con a capo Abdel Fattah al-Burhan, giunto al potere in seguito al rovesciamento dell’ex presidente, Omar al-Bashir, estromesso dal potere l’11 aprile scorso, dopo mesi di proteste contro il suo governo. Le manifestazioni erano iniziate il 19 dicembre 2018 e si erano scagliate contro i 30 anni di regime autoritario di al-Bashir, caratterizzato da conflitti interni, isolamento internazionale e profondi problemi economici.

Intanto, al-Burhan ha assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e promette di guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica.

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Chiara Gentili

di Redazione

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