Mali: i leader dell’Africa occidentale si impegnano a riportare l’ordine

Pubblicato il 23 luglio 2020 alle 16:09 in Africa Mali

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I leader di 5 Paesi dell’Africa occidentale si sono recati a Bamako, in Mali, giovedì 23 luglio, per partecipare a un incontro di alto livello volto a trovare una strategia di uscita dalla crisi e a disinnescare le tensioni in un Paese afflitto da problemi multipli, dal terrorismo ai conflitti etnici. La visita dei presidenti di Ghana, Costa d’Avorio, Niger, Nigeria e Senegal giunge dopo che un gruppo di mediatori, inviato dal blocco regionale dell’Africa occidentale (ECOWAS), non è riuscito, domenica 19 luglio, a sbloccare la situazione. I leader stranieri dovrebbero incontrare, nel corso della giornata, il presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, e alcune figure chiave dellopposizione, raccolte intorno al movimento a capo delle proteste, noto come Movimento del 5 giugno.

“Sarà difficile respingere i presidenti che vengono per aiutare a riportare la pace e la stabilità nel Paese”, ha commentato il ricercatore Demba Moussa Dembele, presidente del Forum africano sulle alternative. “Il governo e l’opposizione probabilmente eviteranno di prendersi la colpa se la missione fallisse”, ha aggiunto.

Mobilitati dall’influente leader musulmano Ibrahim Dicko, nelle ultime settimane decine di migliaia di manifestanti si sono riversati nelle strade di Bamako per chiedere le dimissioni di Keita. Al di là dell’insoddisfazione per i problemi economici del Paese, della corruzione dilagante e del peggioramento della situazione della sicurezza, la scintilla è scoccata in seguito alla decisione della Corte costituzionale di assegnare la vittoria al partito del presidente, ovveroil Raggruppamento per il Mali (Rpm), nonostante le accuse di frodi e brogli elettorali. Le proteste, iniziate pacificamente, sono diventate violente a inizio luglio, quando tre giorni di scontri tra le forze di sicurezza e i manifestanti hanno provocato la morte di almeno 11 persone. Numerosi leader dell’opposizione sono stati anche arrestati e successivamente rilasciati.

La scorsa settimana, una missione dellECOWAS, guidata dallex presidente nigeriano Goodluck Jonathan, ha proposto di istituire un governo di unità nazionale che includa membri dell’opposizione e gruppi della società civile. La delegazione ha anche suggerito, tra le altre cose, di nominare nuovi giudici della Corte costituzionale. Questultima era già stata sciolta “de facto” da Keita nel tentativo di calmare i disordini. Le proposte dei mediatori regionali, tuttavia, sono state respinte dal Movimento del 5 giugno, che non accetta lidea di un governo misto, condiviso con personalità legate al presidente, e continua a invocare le dimissioni di Keita. “Il divario tra le richieste delle parti è attualmente molto ampio”, ha dichiarato Ousmane Diallo, ricercatore dell’Africa occidentale di Amnesty International.

Nel frattempo, a Bamako è stata momentaneamente ripristinata la calma, con il movimento del 5 giugno che, martedì 21 luglio, si è impegnato a non indire proteste per 10 giorni, fino all’imminente festa religiosa dell’Eid. “La situazione. Tuttavia, rimane tesa e i disordini potrebbero riversarsi oltre Bamako, Kati, Gao e Timbuktu”, ha chiarito Diallo.

I leader regionali sono ansiosi di evitare un’ulteriore escalation delle tensioni in Mali, attualmente considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel. Secondo le Nazioni Unite, gli attacchi sul territorio maliano sono cresciuti di cinque volte tra il 2016 e il 2020, con 4.000 persone uccise tra Mali, Burkina Faso e Niger. I combattimenti hanno anche costretto centinaia di migliaia di persone a uscire dalle loro case e hanno portato alla chiusura di migliaia di scuole.Nel Mali centrale, una moltitudine di gruppi armati sta cercando di ottenere il controllo sfruttando la povertà delle comunità emarginate e infiammando le tensioni tra gruppi etnici.La presenza di migliaia di truppe straniere non è riuscita ad arginare la violenza e le accuse di abusi e uccisioni extragiudiziali da parte delle forze maliane aumentano la diffidenza e la sfiducia nei confronti delle autorità in diverse parti del Paese.“Le preoccupazioni di sicurezza regionale sono reali”, ha dichiarato Dembele.“Se la crisi persiste, è probabile che il Mali entri nel caos, il che influenzerà il morale dei militari e indebolirà la sua lotta contro i gruppi terroristici. In tal caso, vi è il rischio che i Paesi vicini, come il Senegal e la Guinea, possano essere colpiti, interessando anche altre aree, ha aggiunto.Diallo ha infine sottolineato che la visita dei cinque presidenti, pochi giorni dopo la missione di mediazione dell’ECOWAS, mostra “quanto sia importante per i Paesi vicini avere la stabilità a Bamako”.“L’obiettivo è evitare che una brutta situazione peggiori”, ha concluso il ricercatore di Amnesty International.

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Chiara Gentili

di Redazione

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