Libia: Haftar prepara i suoi missili, nonostante Ankara e Mosca promuovano il dialogo

Pubblicato il 23 luglio 2020 alle 10:19 in Africa Libia

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Fonti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, hanno riferito che le forze navali hanno condotto con successo test missilistici a largo delle coste libiche e, pertanto, sono in grado di affrontare qualsiasi minaccia. La dichiarazione è giunta dopo che Russia e Turchia si sono dette a favore di una risoluzione politica al conflitto.

In particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Wasat il 22 luglio, il direttore dell’ufficio di consulenza dell’LNA, il colonnello Abu Bakr al-Badri, ha dichiarato che le proprie forze navali hanno testato con successo missili fabbricati localmente e ha minacciato di affrontare chiunque tenti di penetrare nelle acque territoriali libiche. Stando a quanto riferito nel corso di una conferenza stampa tenuta il 22 luglio, le forze navali e aeree dell’LNA, nelle ultime settimane, hanno sia esaminato i dispositivi immagazzinati nei propri depositi sia valutato la possibilità di impiegare piattaforme missilistiche già esistenti per lanciare tali missili. Parallelamente, gli uomini di Haftar hanno dovuto altresì costruire una nuova piattaforma in grado di lanciare missili da tre tonnellate. In tutti i casi, ha dichiarato al-Badri, l’LNA ha dimostrato di essere pronto ad affrontare minacce esterne e interne.

Nel corso della medesima conferenza, il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico, Ahmed al-Mismari, oltre a valutare la prontezza delle forze di Haftar, ha affermato che la soluzione al conflitto continua ad essere “nelle mani del popolo libico”. In particolare, il portavoce si è detto a favore di un dialogo intra-libico, ma, allo stesso tempo, non ha escluso una soluzione di tipo militare, nel caso in cui “le milizie” degli avversari non accettino di sedersi al tavolo dei negoziati. A tal proposito, al-Mismari ha evidenziato come la città occidentale di Sirte sia stata fortificata in modo “eccellente” e che le truppe disposte nella zona siano state equipaggiate opportunamente, per affrontare sia battaglie via terra sia attacchi aerei.

In tale quadro, sempre il 22 luglio, il Ministero degli Esteri turco ha affermato che, durante una serie di colloqui di alto livello, Ankara e Mosca si sono dette concordi a facilitare il “dialogo politico intra-libico”, in linea con la conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020 e in coordinamento con le Nazioni Unite. Nello specifico, i due Paesi chiederanno alle due fazioni belligeranti, l’LNA e il governo di Tripoli guidato da Fayez al-Sarraj, di adottare misure per garantire “l’accesso umanitario sicuro e l’assistenza urgente a tutti i bisognosi” e “prenderanno in considerazione la possibilità di creare un gruppo di lavoro congiunto” sulla Libia. Come evidenziato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, il fine è garantire un cessate il fuoco sostenibile a lungo termine.

Un’idea simile è stata altresì espressa nel corso di un colloquio tra il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ed il suo omologo algerino, Sabri Boukadoum, giunto a Mosca il 22 luglio. In particolare, i due ministri si sono impegnati a creare un meccanismo di coordinamento congiunto tra Algeria e Russia, volto a unire gli sforzi e promuovere una soluzione alla crisi libica. Tale mobilitazione diplomatica a livello internazionale giunge dopo che, il 20 luglio, il Parlamento egiziano ha approvato una disposizione con cui ha autorizzato il dispiegamento di forze armate egiziane “nell’ambito di missioni di combattimento fuori dai confini nazionali” e, nello specifico, sul fronte occidentale, lasciando quindi pensare alla Libia.

Una tale mossa, stabilita ai sensi dell’articolo 152 della costituzione egiziana e dell’articolo 130 del regolamento interno del Parlamento, mira a preservare la sicurezza del Paese di fronte a “milizie armate” ed “elementi terroristici”. Tuttavia, le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione ed hanno esortato Il Cairo a non alimentare ulteriormente il conflitto, mentre Tripoli ha definito la mossa “una dichiarazione di guerra”.

Le ultime tensioni sono nate dalla volontà del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), di riprendere il controllo di Sirte e della base di al-Jufra. La prima è una città costiera vicina ai terminal di gas e petrolio della Libia, situata a metà tra Tripoli e Bengasi, motivo che la rende fonte di interesse sia per l’LNA sia per il GNA, ed i rispettivi alleati. Al-Jufra rappresenta un hub rilevante per le forze di Haftar, situato nel centro del Paese, a circa 650 km a Sud-Est di Tripoli. Prenderne il controllo significherebbe poter monitorare buona parte della Libia, a Est, Sud ed Ovest. Tuttavia, secondo un attivista libico, vista la mobilitazione a livello internazionale degli ultimi giorni, la crisi libica sembra essersi spostata dai confini militari di Sirte verso il “palcoscenico politico”.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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