Elezioni parlamentari in Siria: Assad continua a dominare

Pubblicato il 23 luglio 2020 alle 11:08 in Medio Oriente Siria

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Il partito Baath del presidente siriano, Bashar al-Assad, ed i suoi alleati hanno conquistato la maggioranza dei seggi parlamentari nel corso delle ultime elezioni, considerate dai partiti di opposizione una “farsa”.

In particolare, la cosiddetta lista di “Unità Nazionale” si è aggiudicata 177 dei 250 seggi totali, secondo i risultati annunciati dalla commissione elettorale il 22 luglio. Tuttavia, si tratta di un responso già previsto dalla popolazione siriana, la quale si è recata alle urne il 19 luglio per eleggere un nuovo Parlamento. Stando ai dati forniti dal responsabile della commissione elettorale, Samer Zamreeq, l’affluenza alle urne ha raggiunto il 33,17%, in calo rispetto al 57,56% registrato alle ultime elezioni del 2016. Lo stesso Zamreeq ha precisato che, nel caso in cui un candidato non sia soddisfatto del risultato, potrà presentare un reclamo entro tre giorni.

Per il 19 luglio, sono stati 7.400 i seggi allestiti nelle zone sotto il controllo del governo siriano e, per la prima volta anche nelle ex roccaforti dell’opposizione, come il Goutha Est e il Sud della provincia di Idlib, nel Nord-Ovest del Paese. Tuttavia, centinaia di siriani non hanno potuto recarsi alle urne, tra cui rifugiati, curdi e residenti nelle aree controllate dai gruppi di opposizione, privi del diritto di voto. Per tale ragione, la popolazione siriana crede che le elezioni siano state semplicemente una farsa messa in atto dal regime, visto altresì che la maggioranza dei 1658 canditati è stata costituita da fedeli di Assad. A detta di alcuni ricercatori e analisti, il popolo crede che le elezioni siano controllate dal regime, il quale mira a legittimare la propria autorità in Siria.

Tra i vincitori delle elezioni del 19 luglio vi è altresì Hussam Qatirji, un uomo d’affari sanzionato dall’Unione Europea per aver sostenuto combattenti affiliati al regime ed aver facilitato lo scambio di armi, munizioni e petrolio tra il governo ed altri attori, tra cui l’ISIS, quando quest’ultimo controllava aree della Siria orientale.

Le elezioni parlamentari si svolgono ogni 4 anni in Siria e quelle del 19 luglio risultano essere le terze dallo scoppio del conflitto civile, il cui inizio risale al 15 marzo 2011, sebbene siano state rimandate due volte a causa dell’emergenza coronavirus. Eletto il Parlamento, si proseguirà con l’elezione del presidente del Parlamento, mentre il governo si trasformerà in un governo custode, in attesa della nomina di un primo ministro, da parte di Assad, che dovrà formare una nuova squadra governativa.

Da circa dieci anni la Siria sta assistendo ad un perdurante conflitto e ad una della peggiori crisi economiche, caratterizzata da un crollo record del valore della lira e dalla diminuzione del potere d’acquisto. Le condizioni di vita sono in crescente peggioramento e la maggior parte dei siriani vive al di sotto della soglia di povertà. Sono quasi 11 milioni le persone che richiedono assistenza e protezione, mentre più di 9.3 milioni non dispongono di quantità di cibo sufficienti a soddisfare il proprio fabbisogno. Nonostante il governo di Assad sia riuscito a guadagnare il controllo di circa il 70% del Paese, le sanzioni statunitensi ed europee rischiano di complicare ulteriormente il quadro economico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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