Bulgaria: rimpasto di governo nella speranza di fermare le proteste

Pubblicato il 23 luglio 2020 alle 11:53 in Bulgaria Europa

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Il primo ministro bulgaro, Boyko Borissov, ha sostituito tre ministri della propria squadra di governo, il 23 luglio, in un rimpasto progettato per frenare le proteste dei cittadini che richiedono le sue dimissioni.

Nello specifico, Borissov ha licenziato i ministri delle Finanze, dell’Economia e dell’Interno, ai quali aveva già chiesto di dimettersi  il 15 luglio per fermare le speculazioni secondo cui questi stessero lavorando sotto l’influenza di un controverso uomo d’affari legato a un’altra fazione politica.

Nel nuovo esecutivo, il precedente ministro della Sanità, Kiril Ananiev, passerà ad amministrare le casse del Paese balcanico, sostituendo Vladislav Goranov come ministro delle Finanze. Ananiev, 65 anni, ha una reputazione di esperto nella stesura del bilancio, ed è stato già vice-ministro di tale dicastero sotto quattro diversi governi dal 1998. Inoltre, il politico ha ricoperto per breve tempo proprio la carica di ministro delle Finanze in un governo ad interim all’inizio del 2017. 

Parallelamente, l’ufficio rimasto vacante del Ministero della Salute sarà occupato dal direttore dell’Ospedale Alexandrovska di Sofia, il professore Kostadin Angelov. Il ministro degli Interni uscente sarà sostituito dall’attuale direttore della polizia nazionale, Hristo Terziiski, e Emil Karanikolov sarà sostituito come ministro dell’economia dal suo vice, Luchezar Bisserov. In aggiunta, Borissov ha annunciato di voler cambiare altresì il proprio ministro del Turismo, che sarà sostituito dal vice, Mariana Nikolova.

A Sofia, le proteste sono iniziate il 7 luglio, quando un politico del partito di centro-destra Bulgaria democratica, Hristo Ivanov, ha cercato di raggiungere una spiaggia pubblica sulla costa del Mar Nero, ma è stato fermato da alcuni ufficiali del Servizio di protezione nazionale (NSO), a guardia della vicina villa di un ex-leader del partito del Movimento per i diritti e le libertà (DPS), Ahmed Dogan.

In particolare, Ivanov ha accusato il governo di Borissov di aver permesso a Dogan, visto come uno degli uomini più potenti in Bulgaria, di invadere la proprietà pubblica e di utilizzare il denaro dei contribuenti per fornirgli sicurezza, nonostante non occupi alcun incarico formale di governo. 

Tuttavia, dopo aver dichiarato che la NSO smetterà di fornire una scorta di sicurezza per Dogan, il primo ministro ha respinto le richieste di dimissioni. “Rimarremo al potere perché l’opposizione rovinerà il Paese”, ha affermato in una diretta su Facebook Borissov.

Il clima di tensione si è ulteriormente acuito il 9 luglio, quando i procuratori bulgari hanno condotto un raid contro l’ufficio presidenziale, nel quale sono stati arrestati due membri dell’amministrazione. Stando alle autorità del Paese, la perquisizione degli uffici del segretario di Radev è stata motivata, da un lato, da affari legali e anti-corruzione e, dall’altro, dalle azioni del consulente per la sicurezza e la difesa del presidente, come parte di due indagini separate per influenzare la diffusione e la divulgazione di segreti di Stato.

Entrambi gli uomini sono stati trattenuti dalla polizia per 24 ore e, al riguardo, i pubblici ministeri hanno riferito che devono ancora decidere se portare avanti le accuse. Da parte sua, la segretaria legale di Radev ha negato qualsiasi illecito, mentre il presidente ha rifiutato di commentare direttamente le incursioni, ma ha incolpato i pubblici ministeri di proteggere individui corrotti.

A detta di alcuni osservatori, tale mossa è da contestualizzare nel quadro di crescenti tensioni politiche tra Geshev e Radev. In particolare, lo scorso 7 novembre, il presidente di Sofia aveva cercato di bloccare la nomina del procuratore capo a causa delle proteste popolari secondo cui Geshev non avrebbe fatto abbastanza per combattere l’alto livello di corruzione in Bulgaria, classificato come lo Stato membro più corrotto dell’Unione Europea da Transparency International.

In tale quadro, il governo di centro-destra bulgaro è sopravvissuto, il 21 luglio, al voto di sfiducia promosso dai socialisti dell’opposizione, i quali lo accusano di non aver sradicato la corruzione endemica nel Paese. Nel dettaglio, 124 legislatori su 240 del Parlamento hanno votato contro la mozione di sfiducia nei confronti del governo di coalizione, mentre 102 deputati erano a favore. I restanti 11 si sono astenuti. Si tratta della quinta mozione di sfiducia contro l’esecutivo di Borissov, da quando questo si è insediato il 26 marzo 2017.

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Mariela Langone

di Redazione

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