Bahrein: anche Manama sostiene la causa palestinese

Pubblicato il 23 luglio 2020 alle 14:06 in Bahrein Palestina

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Il Regno del Bahrein ha ribadito il proprio sostegno alla popolazione palestinese e a tutti quegli sforzi profusi per giungere ad una soluzione inclusiva e duratura.

La dichiarazione è giunta il 22 luglio, nel corso di una sessione in videoconferenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, volta a discutere di alcune problematiche mediorientali, tra cui la questione palestinese e il recente piano di annessione di territori della Cisgiordania da parte di Israele. Il progetto è stato presentato dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e prevede l’annessione a Israele di circa il 30% dei territori palestinesi della Cisgiordania, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, oltre all’imposizione della sovranità israeliana su tali zone e sugli insediamenti israeliani occupati dal 1967.

A tal proposito, il rappresentante permanente del Bahrein alle Nazioni Unite, l’ambasciatore Jamal Fares Alrowaiei, ha evidenziato che il progetto israeliano rappresenta una “minaccia alla pace e alla sicurezza a livello internazionale”, oltre ad essere una chiara violazione delle risoluzioni internazionali. Non da ultimo, il piano, laddove attuato, minerebbe qualsiasi opportunità di realizzare la pace nella regione mediorientale e, pertanto, la comunità internazionale, sulla base degli sforzi già profusi anche all’interno delle Nazioni Unite, deve impegnarsi per giungere ad una soluzione “pacifica, inclusiva, giusta e duratura” alla questione palestinese.

L’ambasciatore ha poi rivolto l’attenzione anche ad altre questioni che interessano il Medio Oriente, tra cui il conflitto yemenita. A tal proposito, Manama si è detta a favore dell’estensione dell’embargo sulle armi per l’Iran, considerato il principale alleato dei ribelli sciiti Houthi, nonché loro fornitore di armi. Parallelamente, l’ambasciatore bahreinita ha ribadito il sostegno del Regno all’appello del Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, circa un cessate il fuoco immediato, volto altresì a far fronte alla pandemia di coronavirus. Quest’ultima, ha affermato Alrowaiei, è divenuta una “battaglia comune” e, pertanto, richiede l’impegno di tutta la comunità internazionale, per porre fine alle sofferenze di civili in tutto il mondo e garantire loro un futuro migliore.  

Sin dalla guerra del 1948, la Palestina reclama la liberazione dei territori che avrebbero costituito lo Stato palestinese, mentre è dal 1967 che le autorità palestinesi lottano per la fine dell’occupazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, con l’obiettivo di costituire, almeno in tali territori, uno Stato indipendente.

A seguito di una protesta pro-palestinese presso l’ambasciata bahreinita in Iraq, il 27 giugno 2019, il ministro degli Esteri del Bahrein, Khalid bin Ahmed al-Khalifa, aveva rilasciato un’intervista esclusiva ad un canale televisivo israeliano esortando i palestinesi alla “pace” con Tel Aviv e all’allacciamento di “relazioni migliori” tra i due Paesi. La protesta si era scatenata pochi giorni dopo la fine della conferenza di Manama, tenutasi tra il 25 e il 26 giugno 2019 nella piccola isola del Golfo. Durante il workshop, chiamato “Peace to Prosperity”, gli Stati Uniti avevano svelato la parte economica del cosiddetto Accordo del Secolo, il piano di pace elaborato dall’amministrazione del presidente statunitense, Donald Trump, per risolvere il conflitto israelo-palestinese, successivamente svelato il 28 gennaio 2020.

Parallelamente, la popolazione del Bahrein ha dimostrato la propria indignazione dopo che, il 17 febbraio scorso, la Corte suprema di appello si è rifiutata di accogliere il ricorso di un uomo bahreinita, condannato a tre anni di reclusione, accusato di aver organizzato riunioni e rivolte propalestinesi non legali nel mese di maggio 2019. Durante una di queste, l’uomo avrebbe altresì dato fuoco ad una bandiera israeliana. Per la popolazione del Bahrein, la reazione della Corte d’Appello rappresentava un modo per placare Israele e per cercare di non destabilizzare le relazioni tra i due Paesi. La rabbia dei cittadini è stata espressa soprattutto sui social media, dove numerosi hanno sottolineato il tentativo del Regno di avvicinarsi ad Israele e di compiacerlo.

Secondo quanto riportato allora dal quotidiano israeliano The Times of Israel, sebbene Israele abbia legami diplomatici con soli due Stati arabi, l’Egitto e la Giordania, negli ultimi anni il Bahrein e altri stati del Golfo hanno mostrato una maggiore apertura, accomunati da un sentimento di ostilità nei confronti dell’Iran. Nel dicembre 2019, un rabbino di Gerusalemme Shlomo Amar, si è recato in Bahrein nella cornice di una visita definita “rara”, dove ha incontrato diversi leader religiosi del Medio Oriente. Inoltre, in occasione della conferenza di Manama, il ministro al-Khalifa dichiarò al Times oh Israel: “Israele è un Paese della regione … ed è lì per restare, ovviamente.”

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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